“Avevamo la sensazione che la vita sarebbe stata una gran cosa.” [C. Bukowski]
Pioggia è un’altra di quelle parole che raccontano.
L’altro giorno ho condiviso una foto che ogni tanto mi fa bene riguardare e che a quanto pare non fa quest’effetto solo a me; non è mia, ma pagherei per averne fatta una così.
E’ questa:
Che dire se non che è bellissima, anzi: meravigliosa, se vogliamo essere dei McCurristi come si deve.
Non credo abbia bisogno di altri commenti.
La guardo e penso a quanto ci incazziamo noi se piove, che menata.
Questi due se ne vanno a scuola, che già è una menata di suo, sono completamente fradici e ridono.
Anche per questo amo il Sudest asiatico: le sue, sì, sue, che il Sudest è una specie di padre di famiglia, non una zona geografica, le sue persone, dicevo, hanno una misura delle cose totalmente diversa dalla nostra; ogni tanto sento il bisogno di mettermi sotto una foglia di banano pure io, che è facile perdere la prospettiva bazzicando in questo lato del mondo.
Ho bisogno di sentirmi un’idiota mentre scopro quello che per loro è ovvio, mi piace lasciarmi insegnare e in certi casi so perfino essere disciplinatissima, basta prendermi per il verso giusto.
Penso a loro e sorrido se il treno è in ritardo o se sono schiacciata in metropolitana (eh, i grandi drammi dell’umanità).
Penso a loro e cedo il posto sulle scale mobili ad un tizio che pare che se perde due minuti muore proprio lì, dissanguato su quel gradino, e poi chissà quanto tempo butta via per tutto il resto della giornata senza nemmeno accorgersene.
Penso a loro e ogni volta riscopro che l’autorizzazione per smettere di sorridere è solo per chi non si stupisce più di niente.
E sorrido. Perché alla fine il mondo è come lo guardi: secondo me il trucco sta lì.
Quando sarò talmente brava da meravigliarmi per ogni filo d’erba che cresce (per usare l’immagine di un altro dei “miei” grandi), beh, allora sì che avrò raggiunto il mio scopo.
Avviso che mi ci sto applicando ogni giorno, quindi se mi vedete fare facce strane non preoccupatevi, va tutto bene.
Nell’attesa di riuscirci, di tanto in tanto chiedo un passaggio sotto quella foglia di banano e mi diverto ad andare in giro fradicia pure io, col mio zaino di scuola.



