Il lago nel cratere del vulcano Taal. Filippine

Il vulcano Taal: luci e ombre di una giornata fuori Manila

Quella al vulcano Taal è stata la classica gita fuoriporta: ci siamo andati in giornata da Manila, organizzandoci con un’agenzia in città il pomeriggio precedente.

Tra trasferimento in auto, pranzo, trasferimento in barca e salita al vulcano abbiamo speso circa 6000 pesos in due (120€), un prezzo non proprio stracciato: quando una località è molto sfruttata dal punto di vista turistico, può capitare che si formino come dei cartelli ai quali è difficile sfuggire, e nel caso di Talisay, punto di partenza delle barche per il vulcano Taal, funziona proprio così.

Vulcano Taal, panoramica del cratere. Filippine
Vulcano Taal, panoramica del cratere

Quando un driver parte da Manila, sa già in che resort andare: sono i resort che organizzano il pacchetto pranzo-traversata-ascesa al vulcano, e i prezzi dei pacchetti sono praticamente fissi, si può giusto scegliere qualche “optional”.
O così, o il vulcano si guarda dalla terraferma.

Mettiamoci poi anche il costo del driver per una giornata, che incide non poco: abbiamo provato a chiedere per i mezzi pubblici, ma ci hanno fatto diverse pernacchie, perchè pare sia impossibile cercare di utilizzarli se non si decide di fermarsi poi a dormire là.

In altre situazioni probabilmente avrei lasciato perdere, ma in questo caso no, perchè a Manila avevamo programmato già due giorni e aggiungerne un terzo sarebbe stato davvero troppo (per me, ne basta uno), e poi per il vulcano: effettivamente è uno di quei posti che meritano di essere visti.

Bamboo Organ Saint Joseph Church. Filippine
Bamboo Organ Saint Joseph Church
Bamboo Organ Saint Joseph Church, Manila
Bamboo Organ Saint Joseph Church, interno

Insomma, dopo aver preso questa decisione sofferta, siamo partiti col nostro driver alle 6 del mattino, e ci siamo fermati per prima cosa alla Bamboo Organ Saint Joseph Church, di Las Pinas, poco fuori Manila: era domenica e stavano celebrando la messa, così siamo entrati a vedere.

Devo ammettere che questo è stato un gran fuoriprogramma: ci siamo ritrovati immersi in un’atmosfera meravigliosa, autentica; là dentro eravamo gli unici stranieri, e gli occhi di tutti si giravano verso di noi con curiosità, prima di aprirsi in un gran sorriso.

Siamo rimasti un po’ ad ascoltare prima di ripartire per Tagaytay, il punto panoramico da cui ammirare il vulcano con la sua isola dall’alto, dove per prima cosa ci siamo fermati in una specie di parco, il Picnic Grove: era affollato di famiglie, sparse sul prato alle prese col pic-nic, appunto, e col relax della domenica (mi viene da ridere perchè dicono che l’italiano medio del Sud la domenica si porta in spiaggia la scorta di viveri per una stagione intera, ma altrove non è mica diverso: se non son lasagne è riso, ma poco cambia).

Bancarelle di ananas. Filippine, Luzon
Casomai dovesse servire altro per il pic-nic…

Bancarelle di frutta e con le schifezze più incredibili, una zip-line che puntava proprio il vulcano, giochi e souvenir di ogni tipo riempivano gli spazi tutt’attorno: anche qui nessun occidentale, a parte quei tre o quattro tizi sposati a qualche filippina, che però non contano.
Posti di questo genere sono bellissimi da respirare, perchè permettono davvero di prendere le misure del paese che si sta attraversando.

Se come noi viaggiate con un driver, a questo punto vi proporrà di salire al Park in the Sky, “per godere di una vista superba sul vulcano” (cit.): onestamente, ancora una volta il bello di questo posto è la frequentazione, quindi se già avete fatto tappa al Picnic Grove potete anche proseguire, e andare direttamente a Talisay.

Park in the Sky, Tagaytay, Filippine
Park in the Sky, Tagaytay
Talisay, Filippine
Talisay

A Talisay, dicevo, partono le imbarcazioni per raggiungere il vulcano, che si trova su un’isola in mezzo al lago; a mio modo di vedere, questo posto è la faccia brutta di tutta la situazione: impossibile non sentirsi una specie di pacco postale.
Piglia lo straniero, ingozzalo di pancit, caricalo sulla barca, caricalo sul cavallo-o-fagliela-fare-a-piedi, mostragli il vulcano, riportalo giù, rispediscilo al mittente.

La traversata in barca è stata di quelle burrascose; appena salita mi hanno mostrato un bel cellophane da tirarmi addosso: vista la temperatura, l’idea era quella di evitarlo per non finir bollita, ma alla prima onda (che mi ha ricoperta per intero) ci ho ben ripensato.

Talisay, verso il vulcano
Talisay, verso il vulcano
Talisay, il capitano della barca. Filippine
Talisay, il capitano della barca

Dopo venti minuti in cui consiglio di raccomandare lo stomaco a qualcuno di importante, ecco l’isola.

Noi al cratere siamo saliti a cavallo: onestamente non ero troppo convinta, ma alla fine in questo modo mi sono fatta quattro chiacchiere con Arnold, la guida che mi accompagnava.
Arnold ha 35 anni, una moglie, due figlie, e Angelica, il cavallo appunto; mi spiegava che sull’isola del vulcano vivono poche centinaia di persone, che sopravvivono trasportando turisti: neanche a dirlo, Arnold mi parlava con più amore di Angelica che delle due bambine.

Durante la salita ci siamo fatti delle grasse risate prendendo in giro i turisti coreani scaricati da una nave da crociera: a quanto pare sono gli asiatici più fashion in assoluto; immaginatevi un caldo da sudare anche nell’anima, e di conseguenza il mio stato pietoso, e poi immaginatevi questi personaggi coi loro coi mocassini in cavallino e coi pantaloni dalla piega perfetta: scusatemi, ma al confronto il fighetto di Forte dei Marmi è un povero dilettante.

Li riconoscevamo da lontano, ci guardavamo in faccia e puntando il dito in barba ad ogni buona maniera dicevamo “korean!”, quasi che a beccarne di più si vincesse qualcosa.
Mi diverto in modo molto stupido, lo so, Arnold pure, a quanto pare.

Il lago nel cratere del vulcano Taal. Filippine
Il lago nel cratere del vulcano Taal

Dalla cima del vulcano, la vista è spettacolare: anche nel cratere c’è un lago, e non capita proprio ovunque di vedere un incastro del genere!
Poi per carità, è pieno di coreani (sempre loro) che si fanno selfie e che lanciano palline da golf, ma che ci volete fare.
Se sul golf siete rimasti un po’ frastornati, vi dico che a bordo cratere è stata costruita una pedana a modi green, dove pare sia divertentissimo scagliare con una mazza palline che non verranno mai recuperate da nessuno.

La mia discesa è stata sempre all’insegna della caccia al peggio vestito, finchè Arnold non mi ha scaricata alla partenza: era tempo di tornare, e di farmi un’altra bella sudata sotto il cellophan prima di raggiungere Manila.

Tutto questo per dirvi che il vulcano Taal è sicuramente uno di quei posti che meritano, a patto di partire preparati su quello che si trova all’arrivo, soprattutto se come me siete un po’ allergici al tutto organizzato.
Il suggerimento che posso darvi è eventualmente quello di prevedere una notte a Tagaytay (che secondo me è meglio di Talisay), per poter sfruttare eventualmente i mezzi pubblici e risparmiare qualcosa arrivando da Manila.
Ai resort invece non si scappa!

16 pensieri riguardo “Il vulcano Taal: luci e ombre di una giornata fuori Manila”

    1. Ciao! Sì, era un’agenzia locale, ma purtroppo non ricordo il nome perché è stata una cosa decisa al momento. Comunque ce ne sono diverse in città, e i costi sono più o meno sempre gli stessi 🙂

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  1. Cia, sarò a Manila il prox mese e vorrei visitare il vulcano con i mezzi pubblici. Considerando che ci vorrà un po’ per arrivare, secondo te è una follia (per il troppo caldo intendo) salire il vulcano dopo pranzo? In questo modo potrei rimanere a dormire a Tagaytay la sera e la mattina dopo ripartire per Manila visto che poi la sera avrei il volo di ritorno. Grazie e complimenti per l’originalità del blog!

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    1. Ciao! Intanto ti ringrazio molto 🙂
      Sicuramente se trovi una bella giornata fa caldo, ma secondo me è fattibile: portati acqua e cappello e non correre, poi goditi la vista dalla cima 🙂

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  2. “(…) Picnic Grove: era affollato di famiglie, sparse sul prato alle prese col pic-nic, appunto, e col relax della domenica (mi viene da ridere perchè dicono che l’italiano medio del Sud la domenica si porta in spiaggia la scorta di viveri per una stagione intera, ma altrove non è mica diverso: se non son lasagne è riso, ma poco cambia).”

    Io sono nato al sud da famiglia mista, e sinceramente un po’ rimpiango quelle domeniche a mangiare pane, lasagne e formiche…
    Ma soprattutto, mi fa pena chi non le ha mai vissute e chi non le vivrà mai…
    Noi s’era in 8 (6 figli) e la caciara era incredibile.
    Povera mammina, ma che grande scuola di socialità!

    Bello il lago sul cratere, ricorda tanto Bolsena, in Italia…

    Ciao meraviglia!!!

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    1. E’ un bel posto, confermo!!
      Il perchè delle palline sfugge anche a me in effetti…ma i coreani si divertivano da pazzi O.o
      Il driver ha provato a spillarci dei soldi extra da intascarsi così senza far nulla, e quindi abbiamo avuto una discussione un po’…accesa, diciamo!
      Ma non gli abbiamo sganciato nulla 😉

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