Tre giorni a Kyoto: cronaca di un colpo di fulmine

Il nostro viaggio in Giappone è iniziato ufficialmente a Kyoto; siamo atterrati a Tokyo in tarda mattinata e ad accoglierci in aeroporto abbiamo trovato una TV locale che ci ha chiesto se poteva farci un’intervista sul perchè del nostro viaggio: mi sono trattenuta dal dire d’istinto ” per il ramen!”, e con un paio di occhiaie da far invidia a Kung Fu panda ho provato a dare delle risposte minimamente sensate, in barba al jet lag.
Soddisfatta la curiosità nipponica, ci siamo fermati a ritirare il Japan Rail Pass che avevamo prenotato e ci siamo accomodati su un Narita Express diretto a Shinagawa (ore 13.48), che ci ha accompagnati a Tokyo, dove abbiamo preso uno Shinkansen per Kyoto (ore 14.10).
Alle 16.47 eravamo a destinazione (stazione JR Kyoto), puntualissimi, e io mi sono commossa facendo un confronto rapido e impietoso con Trenord.

Vista dalla stazione di Kyoto al tramonto. Cabiria Magni, Giappone
Vista dalla stazione di Kyoto al tramonto

Come già anticipato, per il pernotto a Kyoto abbiamo scelto la zona di Nijo, a due passi dall’omonima stazione dei treni (la stazione di Nijo si trova a una fermata di treno dalla stazione JR) e da quella della metropolitana.

Inizio con il mio itinerario di tre giorni a Kyoto (più un giorno a Nara) e lascio un paio di considerazioni per la fine, così se scrivo troppo (che comunque, per una città così è sempre molto poco!) potete scegliere di leggere solo quello che vi interessa.

Giorno 1 – Gion, Pontocho e Shinbashi

Gion, Kyoto, case tradizionali. Cabiria Magni, Giappone
Gion, case tradizionali

Di fatto si è trattato di poco più che una serata, che abbiamo dedicato a Gion, Pontocho, e in generale al lungofiume.
Gion è sostanzialmente il Giappone che ci si aspetta, quello della tradizione e delle geishe che abita l’immaginario comune di ogni profano e non, e che io, personalmente, non vedevo l’ora di scoprire coi miei occhi. Passeggiarci la sera è molto suggestivo. Quando ci siamo capitati noi, poi, c’era una mostra d’arte a cielo aperto lungo la riva del fiume Kamo che scorre proprio in quella zona, che aggiungeva luci colorate alle luci delle lanterne nelle vie strette, orlate di case tradizionali e fascino antico.

Lungo il fiume Kamo, Kyoto. Cabiria Magni, Giappone
Lungo il fiume Kamo, Kyoto

Mi aggiravo con quella che credo fosse un’espressione a metà tra l’ebete e il meravigliato, ancora incredula di trovarmi proprio là, in mezzo alle ragazze che passeggiavano dentro i loro kimono colorati, o alle coppie che trascorrevano la loro serata sedute sull’erba, accanto al fiume silenzioso.

Lungo il fiume Kamo, Kyoto. Cabiria Magni, Giappone
Lungo il fiume Kamo, Kyoto.

Giorno 2 – Kyoto orientale

Il secondo giorno è stato quello della scarpinata per la Kyoto orientale (per darvi un’idea: 28.608 passi per un totale di 20 km). Ve lo dico subito, anche se so che lo ripeterò: se avete un giorno in più, potete dividere questo itinerario in due e prendervela con più calma, soprattutto se come noi viaggiate col caldo di Agosto.

Fushimi-Inari Taisha
I famosi torii rossi del Fushimi Inari. Cabiria Magni, Giappone
I famosi torii rossi del Fushimi Inari Taisha

Siamo partiti dalla stazione di Nijo e abbiamo raggiunto in treno la stazione JR, dove siamo saliti su un secondo treno per Nara, dal quale siamo scesi alla seconda fermata, Inari: ad attenderci, una delle icone del viaggio, il Fushimi-Inari Taisha, il santuario più importante dedicato al culto di Inari, divinità del riso, caratterizzato da più di 10.000 torii rossi che scortano i sentieri fino in cima alla montagna. La parte bassa del santuario, come ogni icona che si rispetti, era decisamente affollata di bancarelle e visitatori, ma man mano che si saliva, la folla si diradava e lasciava spazio alla quiete: il mio consiglio non può quindi essere che quello di salire fino in cima, solo così potrete godervi in tutta tranquillità l’atmosfera che regna in questo luogo.

Sanjusangen-do

Lo abbiamo raggiunto riprendendo lo stesso treno dell’andata; si tratta di un santuario che custodisce 1001 statue di legno di Kannon, la dea buddista della misericordia: vietatissimo fare foto. Onestamente questo posto non mi ha impressionata granchè.

Kiyomizu-dera
Kiyomizu-dera, la terrazza su Kyoto. Cabiria Magni, Giappone
Kiyomizu-dera, la terrazza su Kyoto
Kiyomizu-dera, parte del complesso. Cabiria Magni, Giappone
Kiyomizu-dera, parte del complesso

Questa tappa invece ha lasciato il segno: il Kiyomizu-dera, infatti, con la sua grande terrazza in legno con vista città, non può lasciare indifferenti. Tutto il complesso è molto suggestivo, dedicategli un po’ di tempo per scoprirlo.

Ginkaku-ji
Ginkaku-ji, Kyoto, Cabiria Magni
Ginkaku-ji

Anche conosciuto come Padiglione Argentato, del Ginkaku-ji ho amato molto i giardini: meritano una bella passeggiata, da fare senza fretta.

Honen-in

Decisamente meno famoso, questo tempio è molto carino, anche se forse il mio entusiasmo può essere influenzato dal fatto che quando ci siamo stati non c’era assolutamente nessuno, e quindi ce lo siamo goduto con tutta la suggestione che può offrire.
Dall’Honen-in ci siamo poi avviati per una passeggiata lungo il sentiero del filosofo.

Yasaka-jinja
Il santuario Yasaka-jinja poco prima del tramonto. Kyoto, Cabiria Magni
Il santuario Yasaka-jinja poco prima del tramonto

Abbiamo dedicato al santuario di Yasaka-jinja l’ultima parte della giornata: vederlo al tramonto, quando le sue lanterne iniziavano ad accendersi e tutto si colorava della luce arancione delle giornate che finiscono, ha contribuito sicuramente a renderlo ancora più magico.

Giorno 3 – Nara

Stazione di Nara. Cabiria Magni, Giappone
Benvenuti a Nara!

Il terzo giorno abbiamo previsto un’uscita a Nara: siamo partiti dalla stazione di Kyoto JR con il rapido delle 10.34 (è lo stesso treno che abbiamo preso il giorno prima per andare a Inari) e in meno di un’ora siamo arrivati a destinazione. Dalla stazione di Nara potete raggiungere il parco Nara-Koen, dove ci sono i templi, a piedi: è una passeggiata corta e piacevole.

Todai-ji
Il buddha del Todai-ji, Nara. Cabiria Magni, Giappone
Il buddha del Todai-ji

Non potevamo che partire da qui, dal tempio che ospita la più grande statua in bronzo del Giappone, un Buddha seduto alto 15 metri: non ho potuto fare a meno di pensare al Buddha del Viharn Phra Mongkol Bopit di Ayutthaya, non tanto perchè come statua ci assomigli, anzi, ma perchè il contesto è piuttosto simile, e ugualmente impressionante.

Kasuga Taisha
Lanterne di bronzo al Kasuga Taisha, Nara. Cabiria Magni, Giappone
Lanterne di bronzo al Kasuga Taisha

Ci siamo arrivati passando in mezzo al parco, percorrendo un sentiero molto suggestivo.
Il Kasuga Taisha, dichiarato patrimonio mondiale dell’UNESCO, è un santuario il cui ingresso è ornato da circa 200 lanterne; una volta entrati, poi, il colpo d’occhio di altre mille lanterne in bronzo che scortano le gronde degli edifici è notevole. E’ un luogo molto suggestivo, composto da quattro edifici, e se volete vederlo con tutte le lanterne accese (pensate che spettacolo!) dovete capitarci a inizio Febbraio per il festival del Setsubun Mantoro, o a Ferragosto, per il festival dell’Obon Mantoro.

Ramen senza brodo, stazione di Kyoto. Cabiria Magni, Giappone

A questo punto siamo rientrati a Kyoto, e per cena ci siamo fermati direttamente in stazione: al decimo piano (sono 15 in tutto!) ci sono esclusivamente ristoranti di ramen. I prezzi sono ottimi (come sempre nelle stazioni o nelle loro vicinanze) e la scelta è a dir poco imbarazzante: io ho optato per un ramen piccante e, udite udite, senza brodo ma asciutto, che ricordo ancora come uno dei migliori del viaggio intero.

Giorno 4 – Kyoto nord-occidentale e museo del manga

Arashiyama e Tenryu-ji
La foresta di bambù di Arashiyama. Kyoto, Giappone, Cabiria Magni
La foresta di bambù di Arashiyama

La foresta di bambù di Arashiyama è un altro di quei luoghi che popolano i sogni di chiunque pensa a un viaggio in Giappone, ed è stata la nostra prima tappa della quarta giornata in città. Per raggiungerla da Kyoto abbiamo sfruttato un’altra volta la rete ferroviaria, sempre efficientissima e molto comoda.

Tenryu-ji, Kyoto. Cabiria Magni, Giappone
Tenryu-ji, vista sul giardino

Arashiyama significa “montagna della tempesta” e in questo luogo incantato, dove il bambù sembra divertirsi a fare solletico al cielo, le possibilità di perdersi tra templi e giardini sono molteplici; io qui mi limito a nominare il posto che più di tutti mi ha colpita, il tempio zen di Tenryu-ji, bellissimo sia per i suoi interni che per i giardini che lo circondano: se potete, dedicategli almeno un paio d’ore, anche solo per sedervi sui tatami e guardare fuori, senza fare nient’altro.

Kinkaku-ji
Kinkaku-ji, il Padiglione dorato. Cabiria Magni, Giappone
Kinkaku-ji, il Padiglione dorato

Abbiamo abbandonato Arashiyama per spostarci più a nord, con treno e bus, fino ad arrivare al mitico Kinkaku-ji, forse meglio conosciuto come tempio del Padiglione dorato. Come spesso mi capita, farò la guastafeste: questo posto mi è sembrato un po’ sopravvalutato. Non sto dicendo che non merita una visita, anzi, ma secondo me non si può neanche mettere tra i primi posti della classifica “cosa vedere a Kyoto”, prima ci metterei dell’altro e forse si è anche capito cosa.
Tornando però al fulcro di questo piccolo paragrafo, non si può certo negare che la lamina d’oro del padiglione che sbuca tra gli alberi e si riflette nell’acqua faccia un certo effetto: è un luogo molto scenografico, senza dubbio, perfetto per selfie singoli o di coppia: nel caso, se andate in alta stagione, state pronti a litigarvi un buon posto!

Museo del manga
Museo del manga, Kyoto. Cabiria Magni, Giappone
Museo del manga, interno

Uno di quei posti che mi hanno letteralmente conquistata e che consiglio a tutti gli amanti del genere.
Non troppo distante dal castello di Nijo-jo, il museo del manga mi ha colpita perchè di museo ha ben poco, è più che altro una biblioteca, infatti i manga si possono prendere da leggere (senza portarli a casa, ovviamente) e il risultato sono assembramenti di bambini e adulti ovunque, buttati per terra sul prato sintetico del cortile, nelle sale lettura, o anche lungo i corridoi, a leggere.
Sì, mucchi di gente di ogni età che legge in silenzio, sparsa ovunque.
Oltre ai testi giapponesi, è presente una sezione internazionale con manga in lingue diverse, tra cui anche l’italiano (l’unica nota dolente è che nella sezione internazionale manca del tutto Dragon Ball, ma sono disposta a perdonare).

Qualche considerazione

La prima cosa che posso dire è senza dubbio che quello con Kyoto è stato amore a prima vista, come ho scritto anche qui. Non è una cosa che mi capita spesso, ho sempre una buona dose di diffidenza da sconfiggere prima di cedere all’entusiasmo, ma quando mi capita sono sicura che è amore vero (con Tokyo ad esempio non è stato lo stesso). Kyoto è uno di quei motivi per cui tornerò in Giappone, e questo lo posso dire con la più assoluta certezza.

Come anticipavo anche all’inizio, se riuscite a strappare un giorno in più al vostro itinerario in favore di questa città è perfetto: io a posteriori lo farei, e so anche dove toglierei quel giorno in più (inizia con “Kan” e finisce con “azawa”), ma non può andare sempre tutto bene al primo colpo. Fatto sta che ne approfitterei per spezzare l’itinerario del primo giorno e per vedere il palazzo imperiale, perchè ci siamo arrivati davanti proprio mentre stava chiudendo, verso le 17, e il rimpianto di non esserci entrata un pochino mi è rimasto.

Qualche link

In questa sezione trovate tutti i miei post giapponesi: informazioni pratiche, impressioni e racconti delle varie tappe. Qualcuno l’ho già riportato nel testo sopra quando c’erano riferimenti specifici, ma qui li trovate proprio tutti.

In questo articolo di Patrick trovate il primo giorno di un itinerario di tre giorni in città. Inutile dire che questi post mi sono serviti tantissimo, come anche la guida sul Giappone che ha scritto insieme a Letizia per il ViaggiAutori.

E infine, il link di una persona che ha amato Kyoto tantissimo: è sempre bello leggere Cristina, ma quando parla di questa città lo è ancora di più.

9 pensieri su “Tre giorni a Kyoto: cronaca di un colpo di fulmine”

  1. Aggiungo una cosa: il museo dei manga mi sembra molto cambiato. Quando andai aveva aperto da pochissimo, era semi deserto e la sezione internazionale era minuscola (c’era anche un avviso che chiedeva di donare manga stranieri, magari dragonball lo portiamo noi? 🙂 ). Quindi mi era parso bello, ma non eccezionale. E invece già vederlo così vivo e pieno come nelle tue foto mi sembra straordinario…

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    1. Era pienissimo di bambini e c’erano anche tanti adulti, per me è stata una bella sorpresa: pensavo di entrare in un “semplice museo”, invece ho trovato un luogo molto frizzante. È stato bello fermarsi per un po’ sul prato lì fuori, in mezzo alle famiglie (ed è stato il motivo per cui abbiamo mancato i giardini del Palazzo, ma non siamo pentiti 😉)

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  2. Se tornassi indietro anche io taglierei il giorno che abbiamo dedicato a Kanazawa a favore di Kyoto: 4 giorni – compresa l’escursione a Nara (e se si riesce, anche Uji) – sono davvero il minimo!
    Per quanto mi riguarda il Palazzo Imperiale è stato abbastanza deludente, mentre per la prossima volta ti consiglio di non perdere il Ni-jo Castle, bellissimo!
    P.S. Da Trenordvictim pure io, quando in Giappone abbiamo preso coincidenze di 3 minuti (t-r-e!) non ci potevo credere! E vogliamo parlare dei sedili che ruotano in base alla direzione del treno?!

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