Magic Gardens, Philadelphia, Cabiria Magni, USA

Due giorni a Philadelphia

Non sono mai stata brava a pubblicare i post “in ordine di itinerario”, mi ritrovo sempre a pubblicare prima quelli sui luoghi che più mi hanno emozionata, per passare man mano a tutto il resto.
Il primo post sul mio viaggio negli Stati Uniti orientali (itinerario a parte) non poteva che essere quindi per Philadelphia.

Philadelphia è stata una delle sorprese del viaggio, mi è piaciuta tantissimo.
Sicuramente il mio itinerario di due giorni in questa città non è ottimizzato né completo, ma può essere comunque un suggerimento, specie per chi ha poco tempo oppure viaggia con bambini molto piccoli e si deve adeguare ai loro ritmi e alle loro necessità.

Giorno 1 – South Philadelphia

South Philadelphia. Cabiria Magni
South Philadelphia.

Lo dico subito: questa è la zona che più ho amato. L’avevo segnata tra le cose da vedere a causa dei Magic Gardens e come anticipavo la volta scorsa mi sono accorta che in realtà c’è molto di più. Prendetevi del tempo per scoprirla con calma a piedi passeggiando lungo South Street, una delle vie più famose della città, vivacissima e piena di negozietti, locali e ristorantini.

Ma veniamo ai Magic Gardens, il motivo per cui sono finita da queste parti.

Come definire i Magic Gardens? Opera d’arte? Installazione? Museo? Poco importa. Si tratta di una produzione (geniale direi) di Isaiah Zagar, un artista che vive da queste parti e che come ci dicevano i ragazzi alla biglietteria “ha ancora le chiavi e passa a fare un giro almeno una volta al giorno, se non due”. Noi purtroppo non l’abbiamo incontrato, ma voi potreste essere più fortunati!
I Magic Gardens sono composti da una sezione al coperto, dove si trova un museo, e da una installazione all’aria aperta che Zagar ha creato utilizzando materiali di recupero come bottiglie, ruote di biciclette e oggetti ritrovati. Zagar ha iniziato a lavorare al suo progetto nel 1994 chiudendo la zona accanto al suo studio in South Street e iniziando ad adornarla con oggetti ritrovati, appunto; il proprietario di quell’appezzamento all’epoca viveva a Boston e scoprì l’installazione soltanto nel 2002, quando era già in stato avanzato. Decise quindi di vendere il terreno e smantellare tutto, ma gli abitanti del quartiere non ci misero molto a far quadrato attorno a Zagar e, dopo due anni passati nei tribunali, il sito, ormai già noto come “Philadelphia’s Magic Gardens”, venne dichiarato “organizzazione senza fini di lucro” e quindi intoccabile.
La missione dei Magic Gardens è, ancora oggi, quella di ispirare la creatività e di essere punto di riferimento per la vita nel quartiere.

Le opere di Zagar si trovano, oltre che in diverse collezioni permanenti di alcuni musei, anche per strada: se camminate per South Philadelphia non vi sarà difficile imbattervi in uno dei suoi coloratissimi mosaici, ovviamente sempre costruiti con materiali di recupero!
Vi metto qui sotto la cartina del quartiere che li segnala, casomai aveste voglia di fare un tour alla loro scoperta: è sicuramente un ottimo modo per entrare in contatto con lo spirito di questo luogo.

Giorno 2 – La Philadelphia della storia

Liberty Bell, Philadelphia. Cabiria Magni
Liberty Bell, Philadelphia.

Abbiamo dedicato questa giornata alla scoperta della Philadelphia istituzionale. La prima tappa è stata per la famosissima Liberty Bell, la campana che nel 1776 salutò la lettura della Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti; in passato installata nell’Independence Hall, ora si trova all’interno del Liberty Bell Center: l’ingresso è gratuito, dovete solo fare un po’ di coda (veloce) a causa dei controlli in entrata.
La Dichiarazione di Indipendenza fu discussa e ratificata nell’Independence Hall, la nostra tappa successiva, che si trova giusto di fronte al Liberty Bell Centre.

Elfreth’s Alley, Philadelphia. Cabiria Magni
Elfreth’s Alley, Philadelphia.

Ci siamo spostati poi verso Elfreth’s Alley, ovvero quella che è conosciuta come la più antica via residenziale degli Stati Uniti, ininterrottamente abitata da più di trecento anni.
Elfreth’s Alley è una via carinissima di case dai mattoncini rossi, originariamente abitata da artigiani e commercianti; per chi vuole approfondirne la storia, segnalo che una delle case è stata adibita a museo, che offre informazioni e tour guidati.

La casa di Betsy Ross, Philadelphia. Cabiria Magni
La casa di Betsy Ross, Philadelphia.

Da Elfreth’s Alley ci siamo incamminati verso la casa di Betsy Ross, la sarta che secondo la tradizione ha cucito la prima bandiera a stelle e strisce, commissionata da George Washington in persona (al quale pare riparasse i vestiti). La bandiera in origine era diversa da quella che siamo abituati a vedere oggi, le stelle erano infatti 13, ovvero il numero iniziale degli stati dell’Unione, ed erano messe in cerchio (le bandiere appese fuori dalla casa sono ancora così!). Le strisce invece sono sempre rimaste 13.
La tradizione vuole che quando la bandiera viene modificata aggiungendo una nuova stella per la nascita di un nuovo stato (come ad esempio è successo con Alaska nel 1959 e Hawaii nel 1960), il cambiamento dev’essere fatto il 4 Luglio successivo, a Philadelphia.

Reading Terminal Market, Philadelphia. Cabiria Magni
Reading Terminal Market, Philadelphia.

Abbiamo poi pranzato al Reading Terminal Market, dove c’è cibo per tutti i gusti; la difficoltà vera è quella di non farsi risucchiare da questo guazzabuglio di profumi e sapori per ore, perdendo la cognizione del tempo (e le altre tappe in città!).

Philadelphia Museum of Art, Cabiria Magni, USA
In cima alla scalinata di Rocky! Philadelphia.

E’ stata quindi la volta di City Hall (bellissimo il cortile interno fiorito, un’oasi in mezzo ai grattacieli lucidi lì attorno) e Philadelphia Museum of Art che come anticipavo è stato messo nell’itinerario più che altro perchè così potevamo dire di aver fatto la scalinata di Rocky anche noi! E pure col passeggino, tra l’altro (accanto alla scalinata c’è una specie di rampa che non vi risparmia tutti i gradini perchè qualcuno c’è comunque, ma che vi semplifica un po’ la vita).

Avrei voluto andare anche al One Liberty Observation Deck per vedere la città dall’alto, magari prima del tramonto, ma a quel punto Diego reclamava le sue ore di gioco possibilmente in qualche spazio aperto, e allora ci siamo fermati davanti al museo, tra aiuole verdi e fontane, a farlo divertire un po’.
E’ stato bravissimo tutto il giorno, a spasso per la storia, potevamo negargli una ricompensa, tra l’altro in un posto con una vista così speciale?

3 pensieri riguardo “Due giorni a Philadelphia”

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