Pura Lempuyang Temple Bali

Il potere dei social, o meglio: di Instagram (discorsi su Bali)

É da un po’ che mi chiedo se e quanto possa valere la pena investire del tempo per tenere aggiornati i miei social network, sia quando viaggio (poco, in questo periodo) che quando me ne sto a casa.
É iniziato tutto come un gioco, pure divertente se vogliamo, ma adesso questo gioco sta andando un po’ in vacca, se mi passate il termine ricercato.

Google+ l’ho abbandonato mesi fa (o forse sono anni? L’addio è stato così traumatico che neanche me lo ricordo); Twitter lo programmo ogni tanto, ma devo dire che lo guardo ben poco: ormai è autonomo, il ragazzo si autogestisce e io mi fido.
Rimangono Facebook, che di questi tempi frequento con una cadenza praticamente mensile, e Instagram, che ultimamente mi dà addirittura il voltastomaco, giusto per metterci un pizzico di tragedia. Provo a condividere un po’ di questa tragedia.

Tempo fa mi avevano proposto di entrare in alcuni di quei gruppi dove ci si scambiano like e commenti. Quando mi hanno fatto presente che avrei dovuto commentare almeno X volte al giorno pena l’esclusione “perchè sai, i posti nel gruppo sono limitati e bisogna essere performanti, se vogliamo crescere” (non ridete, è vero!), ho preferito lasciare la meravigliosa opportunità a qualcuno di ben più meritevole. Non sarei stata in grado.
Lo dimostra il numero dei miei follower, “inchiodato” praticamente da mesi. Posso però dire che, tutto sommato, la sto vivendo piuttosto bene.

Sempre a proposito di “crescita” su Instagram ci sarebbe il discorso dei bot, quei piccoli oompa-loompa che si prendono la briga di commentare e mettere like al posto tuo (d’altra parte, non tutti hanno la possibilità di stare appresso ai ritmi stressanti di uno o più  gruppi dal numero chiuso!).
Fa niente se il like te lo mettono sotto una foto sfuocata di un mazzo di banconote pakistane (true story, con la sola fantasia non avrei potuto partorire tanto) o se scrivono “great shot!” sotto la foto di una persona con cui generalmente interagisci in italiano perchè vi conoscete pure (sì, altra true story).

Ma non è questo il punto, oggi. Come al solito l’ho presa troppo alla larga.

Il punto è che stavo scrivendo un post su Cape Cod quando durante il mio cazzeggio su Instagram mi sono imbattuta in questa foto di The Lazy Trotter e leggendo la didascalia mi è venuto un po’ da ridere e insieme un po’ da piangere, il che, cosa che capita ben di rado (sono selvatica, lo dico sempre), mi ha spinta a lasciare addirittura un commento.

La foto è stata scattata al Pura Lempuyang, uno dei miei templi preferiti di Bali; ne ho parlato anche qui, in uno dei post più letti di questo blog, che è finito anche nel mio libro. Chi lo conosce (e chi conosce me) sa bene perchè.

Le foto di questo tempio su Instagram si stanno letteralmente moltiplicando, e dire che qualche anno fa nessuno se lo filava, ma la cosa che mi ha colpita è che tutti quelli che scattano una foto lì (e hanno più di diecimila follower) beccano sempre delle mega pozzanghere. Pozzanghere che creano dei riflessi spettacolari. Pozzanghere che se ci fai la foto con un vestitino di quelli giusti e magari anche un cappello di paglia (la collana di conchiglie no, perchè tanto non si noterebbe) spacchi l’algoritmo.
Boom!

Cristina, che mi permetto di chiamare per nome anche se non la conosco e spero che per lei non sia un problema, in quella didascalia di cui parlavo sopra ha svelato il perchè: al tempio c’è un omino che ti scatta una foto con l’aiuto di un semplicissimo specchietto (di quelli classici, per le allodole, giusto per intenderci) che crea questo effetto super wow.
Risultato? Per farsi la foto lì, con lo specchietto e tutto il resto, adesso c’è la coda.
Poi magari del tempio non gliene frega niente a nessuno, tanto più che ce ne sono di decisamente migliori, ma il Lempuyang è speciale per altro, non per la sua estetica.
Se però uno non ci arriva da solo, allora è giusto che lo consideri bruttino.

Insomma, il punto è che se prima “mi affidavo” col contagocce ai social network per organizzare un viaggio, adesso lascio stare del tutto, fatte salve alcune eccezioni di cui però ho riscontro nella vita reale.
Non perchè i social network siano il male, ma perchè ormai, oltre ad aver perso di spontaneità, è tutto conformato a certi dettami, che siano il filtro di Instagram o il preset di Lightroom da utilizzare, o la scelta dei luoghi stessi da vedere (ovviamente sto generalizzando, per fortuna esistono delle piacevoli eccezioni a questo piattume).
Le mode ci sono sempre state, cambiano solo i modi di veicolarle, lo so bene: a ciascuno la scelta di seguirle (e fino a che punto) o meno. A me sono sempre andate un po’ strette.

Mi rendo conto che c’è tantissima gente che sceglie di seguirle e in sé la cosa non sarebbe neanche un male, se poi non fossero le stesse persone che, sempre per tornare lì, sentenziano “Bali è troppo turistica, dai! Non è più un luogo autentico, mi ha deluso.”

Innanzitutto bisognerebbe capire cosa si intende per “autentico”, detto di un luogo che non si conosce, ma fa niente.

Se andate a Ubud per fare la foto alla bowl veggie in quel bar fighissimo, se andate a volteggiare sull’altalena nelle risaie di Tegallalang (quella dall’architettura tipicamente balinese, con la scritta “Love Bali” tutto attorno, per intenderci), oppure se salite al Lempuyang a fare la ormai famosa foto con lo specchietto, sono la prima a dire che forse c’è qualcosa di posticcio.

Andate a mangiare un tempeh in un warung scassato: da fotografare fa schifo, ma la bowl veggie neanche lo vede, garantito; fatevi un giro per le terrazze di Kastala, anche se di altalene non ce ne sono (almeno per ora!). Poi magari ne riparliamo, di quanto è turistica Bali.

Non è necessario andare a infilarsi in qualche angolo dimenticato da Dio per vivere un’esperienza autentica (temo sia finita l’epoca dei grandi esploratori).
Basta non guardare Instagram.
Sto scherzando, eh!
L’esperienza autentica non la fanno i luoghi, ma le persone, chi viaggia in primis, scegliendo se conformarsi o se rimanere fedele a se stesso.

Bali è turistica? Sì, per chi vuole viverla così. E non è mica un male, basta esserne consapevoli, perchè poi a lamentarsi son bravi tutti. Basta aprire Google e cercare le liste dei posti “instagrammabili” (se non si ha la pazienza di cercarli direttamente su Instagram) e voilà, l’itinerario è fatto: bowl veggie, altalena, tempio con lo specchietto. Se uno cerca questo, tornerà felice. Garantito.
Non è turistica se si decide di viverla a modo proprio, fregandosene di Internet e di tutto il resto.

Il discorso è sempre quello: è più importante vivere una bella esperienza o far vedere di vivere una bella esperienza, anche a discapito di tutto il resto? I dietro le quinte delle foto più ricercate non sono mica un tripudio di rose e fiori, anzi.
La scelta è sempre di chi viaggia.

Come ho scritto nel famoso commento, quella al Lempuyang per me è stata una delle esperienze più belle collezionate nei miei viaggi a Bali. Sarà perchè sono partita senza alcuna aspettativa (neanche ci dovevo salire lassù quel giorno!) o sarà perchè Instagram ancora non “aveva colpito”, accendendo i suoi riflettori su quella che per me rimane una bellissima porta, anche senza riflessi.
È uno dei templi più belli mai visti? No di certo, ma nonostante abbia scattato giusto una manciata di foto, è uno di quelli di cui mi ricordo tutto perfettamente, io che sono una che si dimentica qualsiasi cosa.

Credo che siano questi i rari momenti in cui possiamo dire che un viaggio (o una singola tappa, perchè un viaggio intero è difficile) sia davvero riuscito.
E non c’è moda che tenga, il viaggio più riuscito è quello in cui non tradiamo innanzitutto noi stessi. In giro per il mondo come a casa.

30 pensieri riguardo “Il potere dei social, o meglio: di Instagram (discorsi su Bali)”

  1. C’ero rimasta malissimo quando avevo letto quello che aveva scritto Cristina su questo tempio. Sarò ingenua ma pensavo fosse davvero un posto unico e invece volendo si può ricreare ovunque questo effetto riflesso!!

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    1. Ciao Stefania, è un posto unico, ma non per quel riflesso 🙂
      Adesso purtroppo è preso d’assalto e temo che la sua magia si sia un po’ persa, ma quando questa moda passerà sarà bello ritornarci, rigorosamente senza specchietti (ne vale la pena!)

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  2. Complimenti per il post e le tue riflessioni!
    Siamo perfettamente d’accordo..
    Non siamo mai stati a Bali, anche se ci piacerebbe molto.. e quindi non conoscevamo questa nuova moda dello specchietto..
    Comunque noi siamo dell’idea che un posto è turistico se lo vivi in quel modo..
    Per esempio, uno dei primi nostri viaggi insieme aveva come meta Santorini (che sognavamo da tempo).. l’abbiamo girata in lungo e in largo per 7 giorni.. arrampicandoci in ogni dove per vedere i tramonti e non fermarci a quello ad Oia..
    Sì è vero.. potrebbe essere una località presa d’assalto dai turisti, ma per come l’abbiamo vissuta noi (all’avventura e fuori dalle solite mete) è stata una vera scoperta 🙂

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    1. Grazie mille!
      Anche per me è esattamente così, dipende tutto da chi viaggia, da come vive quel luogo. Poi è chiaro che ogni luogo ha le sue caratteristiche che non possono essere ignorate, ma l’atteggiamento fa tantissimo 🙂

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  3. Brava Cabiria. Sottoscrivo tutto riportando il discorso a luoghi a me conosciuti. Una settimana fa ho dato vita ad un post affine. L’ho lasciato lì a decantare e ieri ho deciso di fargli vedere la luce. Domani lo pubblico. Nel frattempo 10 minuti d’applausi per te.

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  4. Ciao Cabiria #Superstar #MitoAssoluto.
    (ecco perché è la mia preferita…)
    Ho voluto aprire questo inutile commento con la frase con cui ho corredato la mia umile condivisione su Fb e sull’inutile Google+ perché (e so che lo sai) è da sempre così.
    Lo sanno i grandi Amici Elisa&Luca e tutti gli altri: Cabiria è Cabiria.
    Almeno per me.
    Io, quando ancora ero (almeno così mi definivano…) un fotografo professionista, non sopportavo i cosiddetti “effetti speciali”, le taroccature per intenderci: ma prima Photoshop e poi i filtrini magici (de ‘sta mazzafionda…) di instagram hanno disintegrato la veridicità di una immagine (e purtroppo la nuova frontiera sono i taroccamenti sulle immagini video, per ora difficilmente alterabili).
    Persi alcuni lavori proprio per il mio non voler taroccare.
    Parliamo del 2006…
    Il mondo occidentale, ormai diventato più apparenza che sostanza, produce ormai mostri svuotati di ogni beltà.
    Io sono arrivato a lasciare la mia passione/lavoro anche per questo.
    Troppi geni del pc a fare i fotografi, gli inluenzer (si con la Z), ‘ste #instapip e #instagnente un po’ ovunque.
    Ero arrivato a non portarmi la macchina fotografica dietro se andavo in vacanza o in un luogo che avevo scelto per “staccare”.
    Ragazzi, state messi male!
    Ti/vi lascio con una delle frasi più illuminanti del maestro/mia luce/fonte di ispirazione fotografica, Ansel Adams: “la più bella fotografia che potrai mai scattare, è quella fatta con occhi ed Anima”
    #Ciaone

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    1. Adesso invece tanti non portano il cellulare, per staccare 😉 la frase che citi é bellissima e la condivido a pieno, non a caso io stessa dei momenti migliori ho poche foto, se non nessuna, eppure li ricordo tutti. Un abbraccio!

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      1. No a parte gli scherzi, il tuo discorso su Bali è identico a quello che mi ha fatto poco tempo fa una mia amica a proposito di Ibiza: è turistica, sì, ma solo se la vuoi vivere così. Diversamente ci sono angoli nascosti veramente isolati. Alla fine conta sempre una cosa sola: la passione per il viaggio, che ti porta a scoprire luoghi e a tenerteli per te.

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  5. Post da incorniciare. Penso spesso che si stia creando una nuova forma di ansia, quella di andare in un posto “senza aver fatto tutte le foto giuste”.

    Poco importa che i luoghi visitati siano davvero meritevoli o appaganti, la serotonina ormai è stimolata dai like. Sarà che sono un po’ sociopatico, ma ormai tendo a scartare i luoghi più instagrammati dai miei itinerari, con la paura di trovarmi in mezzo a un esercito di smartphone a caccia dell’inquadratura giusta.

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      1. Aggiungo anche, lavorando nel settore, che è assurdo come Instangram non prenda provvedimenti nei confronti di bot e sistemini vari per aumentare l’engagement.
        Sarebbe molto più utile e interessante se usata esclusivamente da “umani” che condividono solo le proprie foto.

        PS. sociopatico è un eufemismo 🙂

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  6. Grandi spunti Cabiria. Noto che a noi, un po’ più maturi, Instagram sta veramente stufando. Le considerazioni sul suo utilizzo nocivo si stanno moltiplicando. Forte del mio spirito intuitivo, mi auguro sinceramente che vada in vacca, per usare un francesismo. Per me lo storytelling è altro, me ne rendo sempre più conto. Trucchi e trucchetti, smazzi che non mi fanno nemmeno guadagnare, sono il velo di Maya di un mondo guasto. Preferisco guardare altrove, per costruire altro.

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  7. Cabiria, che dire, non ho nulla da aggiungere, una bellissima riflessione su un tema sul quale rifletto da tempo, più o meno con le tue stesse
    conclusioni.
    p,s. Devo dire complimenti alla creatività dell’omino che si è inventato un lavoro 😀

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  8. Ciao Cabiria
    come sempre i tuoi contenuti spaccano per davvero e la cosa top è che non hanno bisogno di un filtro di instagram. Io e Luca abbiamo apprezzato moltissimo questo tuo articolo, ma non è la prima volta quindi fino a qui non c’è nulla di nuovo. Mi chiedevo infatti come mai nel 2012 non avessimo sentito parlare di questo tempo così wow, ora so il perchè. Instagram non ci aveva ancora fottutto il cervello, a me in primis Un bacio eli *Elisa e Luca*

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    1. Ciao ragazzi, grazie per il commento e per i complimenti! Di cuore ❣️ se può consolare, io nel 2012 ci sono andata solo perché il mio driver aveva deciso così, nemmeno io ne avevo sentito parlare! Potrebbe essere un motivo per pensare a un ritorno, e a questo punto voglio vedere una vostra foto lassù: sarà bellissima anche senza specchietti!

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  9. Il mio compagno non ha nessun social e ogni volta che apre il mio instagram fa le stesse considerazioni. È diventata una cosa talmente comune, normale, che chi lo utilizza abitualmente,forse, ci fa meno caso. O addirittura viene influenzato senza rendersene conto.
    Il tuo articolo è davvero lo specchio della realtà.

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