Cape Hatteras Lighthouse

Stati Uniti Orientali: il mio itinerario (lento) sulla costa

Quella del viaggio negli Stati Uniti in primavera potrebbe diventare una bella tradizione: dopo l’itinerario dello scorso anno da Boston a Chapel Hill (con finale a Miami), siamo infatti tornati. Sempre a Est.

Quest’anno ci siamo dedicati alla costa, con un itinerario lento: un po’ perchè le città principali le avevamo già toccate e un po’ perchè alla nostra avventura si è aggiunto un componente in più. Nicolò, l’ultimo arrivato in famiglia.
Sì, siamo partiti per gli Stati Uniti con due bambini sotto i due anni e siamo ancora qui per raccontarlo.

Raccontiamolo allora.

MEZZI DI TRASPORTO

Chesapeake Bay Bridge Tunnel
Chesapeake Bay Bridge Tunnel (foto presa dal web)

AEREOquesto viaggio è stato pensato con arrivo e partenza su New York perchè come potete immaginare l’offerta dei voli è ampia e vantaggiosa. Avendo due bambini piccoli al seguito e avendone la possibilità, abbiamo optato per un volo diretto. Il viaggio, con Emirates, è stato ottimo, ma anche qui non dico niente di nuovo. Cito la compagnia non per chissà quale accordo, ma “soltanto” perchè l’equipaggio con i bambini è stato fantastico, sia all’andata che al ritorno. Foto ricordo, tantissimi gadget, ma soprattutto tantissime attenzioni (come il biberon di latte al cioccolato prima di dormire, con grande gioia di Diego. Diciamo che in viaggio vale – quasi – tutto).

AUTOabbiamo noleggiato un’auto da otto posti (eravamo in sette, ma Nicolò con la navicella ne occupava due), che ci ha accompagnato per tutto il tempo e che è stata comodissima. Trovare un’auto da otto posti si è rivelata un’impresa perchè sui principali siti di noleggio si arriva a sette, dopodiché si passa ai furgoni da dodici, che ci sembravano esagerati. Il colpo di genio (di mio papà, non mio, anche se mi sarebbe piaciuto) è stato quello di cercare l’auto sui siti americani e non su quelli italiani: a parità di compagnia l’offerta dei veicoli è totalmente diversa, vai a saperlo. I costi cambiano invece di poco.

TRAGHETTO/BRIDGE TUNNEL – nella tappa da Ocean City a Hampton ci sono stati alcuni spostamenti via mare. Da Cape May a Lewes, per attraversare la Delaware Bay, abbiamo preso un traghetto (viaggio di un’ora abbondante con macchina al seguito, biglietto prenotato online); per attraversare la Chesapeake Bay, invece, abbiamo viaggiato sul Chesapeake Bay Bridge Tunnel. Prima di partire, guardando le foto di questo bridge tunnel mi è venuta un po’ di ansia, giusto per non smentirmi: vedere l’acqua che inghiottiva di punto in bianco l’autostrada mi ha quasi fatto pensare di allungare il giro di qualche centinaio di chilometri, e dire che c’è gente che ci va apposta. Poi per fortuna sono rinsavita e ho percorso questa tratta che si è rivelata davvero molto suggestiva.

SISTEMAZIONI

Le case delle Outer Banks
Le case delle Outer Banks sono in legno e sono tutte rialzate

Viaggiando coi bambini, abbiamo preferito anche stavolta gli appartamenti, che abbiamo cercato dove possibile a due passi dall’oceano: le vie di fuga non sono mai abbastanza e una casa vicina alla spiaggia può far svoltare una giornata.
Se state cercando dove prenotare sulla costa newyorkese per risparmiare, e non solo, vi segnalo questo sito.

ITINERARIO IN PILLOLE

In questo viaggio abbiamo attraversato un po’ di stati: Stato di New York, New Jersey, Delaware, Maryland, Virginia, North Carolina.

New York (stato di New York)

Quella a New York è stata più che altro una toccata e fuga di due giorni per acclimatarci; come dicevo anche in questo post, mi sarebbe piaciuto percorrere la High Line, ma la pioggia che ci ha accolti era di altra opinione e così abbiamo cambiato un po’ i piani.

Giorno 1 (quello della pioggia) – Starbucks Roastery, Chelsea Market, Hudson Yards
Hudson Yards, The Vessel. Cabiria Magni, USA
Hudson Yards, The Vessel

Non ho ancora visto la Roastery di Milano anche se ci abito vicino, quindi mi è sembrata buona cosa rimediare oltreoceano. Lo scorso Dicembre Starbucks ha aperto una Roastery anche a New York, che nel nostro caso aveva un plus, ovvero quello di trovarsi a pochi passi dal Chelsea Market, tappa designata per il pranzo, visto il bel tempo. Nel pomeriggio ci siamo invece spostati nel nuovo quartiere di Hudson Yards: avevamo i biglietti per entrare nel Vessel, ma quel giorno giustamente era chiuso per fulmini, quindi adieu.
(Vi metto qui il link per prenotare i biglietti del Vessel. L’entrata è gratuita, ma dovete fare comunque il biglietto e potete acquistarlo due settimane prima della data della vostra visita, mettendovi in coda sul sito. E’ una coda veloce.]

Giorno 2 – WTC, crociera sull’Hudson, a zonzo in città
New York, World Trade Center
New York, World Trade Center

Abbiamo iniziato il secondo giorno al World Trade Center con la visita al Memoriale dell’11 Settembre, dopodiché ci siamo imbarcati su un battello per una crociera sull’Hudson: è sempre bello vedere le città dai fiumi e New York ha uno skyline che si presta particolarmente. Diego poi si è divertito come un matto, quindi la combinazione è stata perfetta.

Princeton (New Jersey)
Il campus di Princeton
Il campus di Princeton

Abbiamo visitato Princeton e il suo campus, ufficialmente uno dei più belli visti finora (e ormai qualcuno l’ho visto). In certi posti, come si diceva passeggiando tra gli edifici, è facile farsi venire voglia di studiare.
Se passate da queste parti, vi consiglio quindi di fermarvi qualche ora al campus, e se vi fermate al campus vi consiglio un paio di posti dove andare a mangiare, perchè meritano:
Local Greek – porzioni da far spavento, cibo buonissimo. E’ anche una panetteria, quindi pita e tutto il resto sono fatti in casa. Una delizia. Come tutti i ristoranti di Princeton chiude presto la sera.
Nassau Sushi – sull’omonima strada, Nassau, nonché via principale della città, questo ristorante giappo-coreano ha un’ampia scelta di piatti, che sono buonissimi e serviti in porzioni generose.

Ocean City (New Jersey)

Abbiamo pernottato a Ocean City tre notti e ne abbiamo approfittato per esplorare un po’ la famosa Jersey Shore fuori stagione (c’è una Ocean City anche più giù, nel Maryland, ma io qui parlo di quella del New Jersey).

Giorno 1 – Ocean City
Ocean City, il tratto di spiaggia dietro al boardwalk
Ocean City, il tratto di spiaggia dietro al boardwalk

Ocean City è anche detta “America’s Greatest Family Resort” e direi che il nome parla già da solo. Ad Aprile la stagione non era ancora iniziata e i negozi sul boardwalk e in città erano in gran parte chiusi: c’era una grande tranquillità, non oso immaginare la folla in estate. Di questo posto mi hanno colpito le casette di legno, tutte ben tenute e tutte in gradazione: toni del blu, del grigio e bianco. Nessuno schiamazzo cromatico, una pace per gli occhi.

Giorno 2 – Atlantic City
Atlantic City, boardwalk
Atlantic City, boardwalk

In questa giornata la pioggia è tornata a farci compagnia facendo precipitare le temperature: siamo passati dall’estate all’inverno nel giro di una notte, non scherzo. Ne abbiamo approfittato per fare un salto ad Atlantic City, la Las Vegas dell’Est. L’atmosfera mi è sembrata un po’ in bilico tra il posticcio e il decadente, proprio come deve essere in questi casi. Anche qui alcuni posti erano ancora chiusi, in attesa del marasma dei mesi migliori.

Giorno 3 – Cape May
Cape May
Cape May

Altra notte, altra stagione: di nuovo estate! Poi uno non deve impazzire a fare la valigia. Nella giornata a Cape May, una delle località di villeggiatura più antiche degli Stati Uniti, abbiamo prima visitato l’omonimo faro e poi ci siamo goduti la spiaggia, praticamente deserta.
Cape May è la città in cui si trova il Congress Hall, ovvero “one of America’s oldest seaside resort”, che con i suoi oltre duecento anni di storia è sopravvissuto a uragani, incendi e guerre. La cittadina è particolare anche per le sue oltre 600 case in stile vittoriano, ottimamente conservate: non a caso è stata proclamata “National Historic Landmark” nel 1976.

Hampton (Virginia)
Buckroe Beach
Buckroe Beach

Anche a Hampton (e a Buckroe Beach, in particolare) ci siamo fermati tre giorni, sempre con tempo variabile. Su Facebook prima di ripartire scrivevo così:
“In pochi giorni abbiamo attraversato cinque stati.
Abbiamo preso traghetti, attraversato ponti lunghi decine di chilometri e tunnel sottomarini, in questa parte di mondo dove la terra e l’acqua si contendono gli spazi con l’aiuto del vento, e qualche volta anche degli uragani. È un paesaggio mutevole e alle volte precario. Effimero, forse, come l’impressione che danno le casette di legno colorate di cui sono pieni i paesi a chi è abituato al mattone e a quotidianità più radicate.
Ci siamo quindi fermati a Hampton, in Virginia, dove la vita in riva al mare è un po’ meno “pettinata”. Non ho provato, ma penso proprio sia il classico posto dove anche se vai in giro in pigiama non se ne accorge nessuno. Domenica c’era chi faceva il barbecue in giardino e giuro che se a un certo punto da dietro una griglia fosse spuntato Dominick Toretto con una Corona sudata in mano non mi sarei stupita (perdonate la citazione colta).”

Arrivando da Ocean City sarebbe stato bello fermarsi all’Assateague Island National Seashore, ma con i bambini non era fattibile a meno di dormire lì in zona, quindi abbiamo tirato dritto a Hampton. Se però volete fare una tappa intermedia, questo secondo me è il posto giusto!

Avon (Outer Banks, North Carolina)

Qui avrei la tentazione di scrivere un poema, ma mi trattengo: un po’ perchè questo post è già abbastanza lungo e un po’ perchè queste bellissime isole meritano uno scritto a parte (allerta spoiler – sarà il prossimo).

Giorno 1 – Kill Devil Hills e Avon
Kill Devil Hills, Memoriale dei Fratelli Wright
Kill Devil Hills, Memoriale dei Fratelli Wright

Abbiamo pernottato ad Avon per tre notti, ma prima di arrivarci ci siamo fermati a Kill Devil Hills, dove i fratelli Wright hanno scritto la storia del volo.

Giorno 2 – Avon e Cape Hatteras Lighthouse
Avon, panorama
Avon, la vista dal nostro balcone

Mattinata in spiaggia (a pochi passi da casa!) e pomeriggio al Cape Hatteras Lighthouse, il faro in mattoni più alto d’America.

Giorno 3 – Bodie Island Lighthouse, The Lost Colony, Manteo
Bodie Island Lighthouse
Bodie Island Lighthouse

Altro giro altro faro, quello di Bodie Island. Sulla strada per la “terraferma” ci siamo fermati anche a visitare la Lost Colony di Roanoke e la cittadina di Manteo.

Come promesso, di tutte queste tappe parlerò nel prossimo post.

Chapel Hill (North Carolina)
UNC, Chapel Hill, stadio del basket
UNC, Chapel Hill, stadio del basket

Quello a Chapeli Hill è stato un piacevole ritorno; la cittadina è carinissima e il campus immerso nel verde: se siete appassionati del genere, vi consiglio una tappa in questo luogo conosciuto dagli appassionati del genere per la militanza di Michael Jordan nella squadra di basket universitaria.
Il North Carolina poi è famoso anche per il barbecue e a Chapel Hill non mancano certo i posti giusti per assaggiarlo. Ragione in più per farci un salto!

Rientro a New York per il volo per l’Italia.

LA RIVELAZIONE DEL VIAGGIO

Penso si sia capito, la rivelazione sono state le Outer Banks: avevo grandi aspettative su queste isole e non sono state deluse. Vuoi che abbiamo avuto la fortuna di scoprirle “fuori stagione”, prima dell’estate, vuoi per i paesaggi che regalano: selvaggi, ma interrotti da cittadine bomboniera.

L’America fuori dalle grandi città è un’altra America, ne sono sempre più convinta; le città sono sempre un mondo a parte, non danno il polso di un Paese. In questo viaggio siamo passati dalla frenesia di New York all’atmosfera ovattata di Princeton, per poi scendere verso sud lungo la costa, sempre più lontano dai grandi centri e dai loro echi, che si spegnevano pian piano con lo scorrere dei chilometri. Sono cambiati gli accenti, le fisionomie delle persone, le proposte dei cibi sui menù.
Il bello dei viaggi itineranti è proprio questo, vedere come tutto ciò che hai attorno cambia gradualmente, ma non troppo.
Negli Stati Uniti e nel mondo intero.

2 pensieri riguardo “Stati Uniti Orientali: il mio itinerario (lento) sulla costa”

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