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Sydney: di monorotaie e acquari. Imbarco a Darling Harbour.

Il nostro giro di questa settimana inizia a Darling Harbour, a ovest del centro.

Darling Harbour

Quando sono sbucata da queste parti, la prima sensazione è stata quella di essere finita dentro un grosso luna park, e visto l’amore che in genere coltivo per posti del genere, l’entusiasmo non era proprio alle stelle, ma non sono una che si perde troppo d’animo.

Harbourside

Darling Harbour è una delle aree più commerciali di Sydney, coi suoi negozi e i centri congressi; inizialmente parte integrante del porto della città, si è via via emancipata e imbellettata, o forse sarebbe meglio dire (ma qui è un azzardo mio) travestita.

In ogni caso poco importa ora, quello che conta è il motivo per cui ci sono andata: l’acquario.

Stars are blue downunder

All’acquario ho passato una buona mezza giornata, e chi se l’aspettava: in effetti è una vera e propria cittadina, estremamente affascinante tra l’altro.

Bites

Passi tra le vasche gonfie di colori dei pesci della Grande Barriera Corallina, con nanerottoli che appiccicano il naso al vetro alla disperata ricerca di Nemo, pure loro; ti ritrovi a guardare dall’alto in basso (e qui non è questione di supponenza, ma banalmente di struttura) coccodrilli e alligatori dal rassicurante morso metallico e poi finisci in mezzo agli squali.

Watch your step in crocos area!

Detta così, finisci, pare anche brutta, ma in un certo senso è vera: le vasche di questi animali sono organizzate in gallerie e corridoi da infilarcisi,  che quando uno si ritrova con questi bestioni sopra la testa non può fare a meno di chiedersi “e se adesso crolla tutto?”.

Under the shark Sfido chiunque sia stato là sotto a dire di non essere stato sfiorato da questo pensiero.

In ogni caso garantisco che vale la pena di lasciarsi sfiorare: le strane sensazioni che si assaggiano lì sono di quelle che poi ci si porta appresso per un bel po’.

Sharks @Sydney aquarium

Ho lasciato Darling Harbour a bordo della mitica Monorail, una monorotaia che da qui arriva fino al centro della città passando per Chinatown, in un anello che ci vuole circa un quarto d’ora a girarlo tutto: io l’ho fatto perché era troppo divertente, vorrai mica scendere prima.

Non si fa.

Sydney Monorail

Mi sono messa comoda e ho guardato un pezzo di città dall’alto, che ogni tanto cambiare prospettiva è solo un bene.

Sydney from the Monorail

Segnalo lungo questo percorso al confine col folklore il Chinese Garden of Friendship, a quanto dicono uno dei più bei giardini cinesi al di fuori dell’Asia, abitato da cascate, teahouse e piante esotiche, costruito attorno al principio taoista dello Yin e dello Yang.

Se poi proseguite nel percorso vi accorgerete che siete finiti ad Hyde Park, magari in tempo per una partitina a scacchi su larga scala, che con le pedine da ‘ste parti ci sono andati pesanti; a questo punto ritornate verso Kings Cross (a piedi, tanto si parla di dieci minuti) per una birra prima di cena al nostro caro vecchio e polveroso O’ Malley’s.

E poi per cena?

Ve lo dico settimana prossima, così ne approfitto anche per raccontare di un paio di spiagge che non sembra neanche di stare in città!

Un primo sguardo a Sydney: The Rocks, tra pirati e filibustieri.

Eravamo rimasti dietro la porta un po’ sbilenca del nostro caro O’ Malley’s, ora sarà il caso di mettere il naso fuori e se non vi spiace partirei dal quartiere della città che più mi ha intrigata.
Sì, direi che il termine giusto è proprio questo.

Partiamo dai Rocks, quindi.

The Rocks

Quella dei Rocks è la zona a ridosso del porto, nei pressi dell’Harbour Bridge, per intenderci; è una delle parti più antiche della città, dove sbarcavano i detenuti spediti all’altro mondo, che alla fine qui ci rimanevano per fare bisboccia; chissà cosa doveva essere questo posto i secoli scorsi: taverne fumose e voci rauche di fumo e alcool che tagliavano le notti di un emisfero lontano.

Harbour Bridge from The Rocks

Per non parlare dell’andirivieni di marinai e portuali: quando la città non è capace di stare troppo ferma.

I Rocks sono un intrico di viuzze strette e strade senza sbocco contornate da palazzi in pietra che hanno conservato il loro fascino originario; qui pare di respirare un po’ l’aria della vecchia Europa: contrasto col resto della città che è inutile negare un po’ disorienta.

Walking around The Rocks

E’ tra gli anfratti dei Rocks che si annidano i locali più vecchi di Sydney, con la loro buona dosa di polvere e di moquette calpestata, dove se ti concentri per un secondo mentre bevi la tua birra al bancone e chiudi gli occhi, pare quasi di sentire le imprecazioni di Capitan Uncino, che Peter Pan l’ha fregato anche stavolta.

Oldest pub in Sydney

Dove il sabato c’è il mercato, con oggetti che si prendono con la forza una buona dose di attenzione, dove ci sono botteghe di artigiani che incantano col loro lavoro e chi sa resistere, dove ci sono librerie coi titoli più strani e caffè con menù dalla spiccata fantasia.

Io qui un paio di sere ci ho cenato, una al “The Rocks Cafe”, e devo dire che anche se ero sul punto di scoppiare, un dolce alla fine c’è stato lo stesso, che proprio non si poteva dire di no, la gola.

Just a little piece of cake

I Rocks li puoi guardare dall’alto, se sali sull’Harbour Bridge (beh, a quel punto vale la pena buttare un occhio anche alla baia, che l’Opera House ha sempre il suo perché), o li puoi vedere di notte, magari facendo uno dei cosiddetti tour dei fantasmi, dove le storie di pirati, filibustieri e vecchi marinai vengono raccontate alla luce di una lanterna mentre ci si infila tra le vie silenziose.

Senza fare troppo rumore, eh, che altrimenti quelli sentono.

Up the bridge