Il travel blogging è morto?

No, l’erba cattiva non muore mai.
Ovviamente scherzo!
Ma scherzo fino a un certo punto (sull’erba cattiva si intende): da qualche tempo infatti, spesso e volentieri la parola blogger viene utilizzata anche in tono sprezzante, a mo’ di insulto.

Perché?

Ultimamente mi sono messa in discussione, mi sono chiesta se vale ancora la pena continuare a scrivere qui sopra o se invece sarebbe meglio impiegare il tempo diversamente. Leggendo, per esempio. Ormai scrivono tutti e leggere potrebbe essere una bella trasgressione.
Mi sono fermata per vedere cosa succede in giro e quella che segue è solo l’opinione di una che si interessa a ciò che la circonda, di certo non è l’opinione di una professionista del settore. Prendetela quindi per quel che vale.

Ogni giorno nascono nuovi blog di viaggio e quelli che già ci sono (non tutti, ma tanti), si evolvono prendendo strade diverse.
Mi sono divertita a raggrupparli in quattro categorie che ovviamente rappresentano una semplificazione: impossibile analizzare i singoli casi con le diverse sfumature.

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Kawaguchi-co, ovvero: della mancata salita al Monte Fuji

“Il mio rimpianto giapponese è sicuramente la mancata salita al monte Fuji”: scrivevo così nel post in cui elencavo gli highlights e le perplessità del mio viaggio in Giappone.

Kawaguchi-co, monte Fuji, Giappone, Cabiria Magni

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Viaggi, tatuaggi, pensieri e fotografie di Cabiria, una fissata con l'Asia, che ogni tanto scappa anche a Ovest.

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