Il re delle scimmie guida un’auto

Qualche volta l’ho già nominato, Hanom.
Chiamarlo driver è fargli un torto, e chiamarlo guida, beh, lui dice che non è il suo lavoro.

Hanom ha la mia età, ottobre 1981, anche se non sa bene che giorno: dice di avere serie difficoltà col calendario balinese, e se non ci ha ancora capito nulla lui, io alzo le mani.

Hanom è il diminutivo di Hanoman, uno dei personaggi che popolano le storie hindu, qui, nella parte orientale del mondo.
Hanoman è il re delle scimmie.

Sì, e infatti Hanom non è che sia proprio felicissimo di questa cosa, ma spiega che è stata una decisione del padre, perchè fin dalla sua nascita si era capito che non sarebbe stato minuto come ogni buon balinese: confermo che è molto alto, e ben piazzato.

Ecco spiegato il nome, cui si è in parte rassegnato; ho provato a suggerirgli di non perdere tempo con l’etimologia quando ha a che fare con gli stranieri, e di sorvolare: che ne sanno loro del re delle scimmie? Personalmente, poteva farmi fessa in qualsiasi modo.

Hanom mi ha fatto compagnia tra palazzi galleggianti e templi, oltre che sulla strada per Ubud, e mi ha detto che sono ben strana!

Un altro.

Sono strana perchè viaggio da sola, così giovane (troppo buono, Hanom), sono strana perchè ho una casa in credit (eh, già), ma la vacanza me la faccio lo stesso (italiani strana gente), sono strana perchè senza dire niente gli ho fatto venire voglia di entrare in quei templi e palazzi, lui che di solito aspetta fuori, e sono strana perchè gli ho chiesto di farmi qualche foto, e ha scoperto che gli piace scattare!

Sono strana perchè quando mi ha fatto vedere dove si mangia quello che per lui è il miglior babi guling di Bali (poco a sud di Ubud, in ogni caso sul babi guling ci ritorneremo) gli ho chiesto se voleva pranzare con me: mi è sembrato diventasse rosso quando gli ho chiesto di sedersi al mio tavolo, forse pensava di starsene fuori, ma io odio mangiare da sola, se non sono a casa mia, ed è stupido mangiare da soli in due. Poche storie, Hanom!

Con Hanom abbiamo macinato chilometri, fatto volare aquiloni (ormai è kite addicted, per dirla con parole sue), mangiato pannocchie tra un tempio e quell’altro, dato un passaggio a quattro francesi che si illudevano di trovare un autobus finito l’orario scolastico (dopo le 15, niente “Bemo”, così si chiamano i micropulmann, a Bali: solo mezzi privati), bevuto arak e “caffè-cacca-di-gatto” (anche per questa c’è tempo, prometto un post sulla cucina, ma anticipo che non fa schifo come sembra), abbiamo preso in giro un paio di olandesi un po’ troppo stordite, e ci siamo raccontati pezzi di vita di due coetanei in continenti diversi.

Ecco perchè non posso chiamarlo driver.

Hanom è anche una delle persone che mi ha fatto uno dei complimenti più belli mai ricevuti negli ultimi trent’anni “you’ve some kind of magic inside, please keep it”. Capito il re delle scimmie?

Non sono stata capace di rispondere ad una frase del genere, mi sono solo sciolta.

Ho iniziato questo post con l’idea di raccontare della giornata che abbiamo passato per templi, tra Pura Goa Lawah (il tempio dei pipistrelli) e Pura Besakih (il tempio più importante di Bali, quello che si dice sia costruito sopra uno dei sette chackra del pianeta Terra), ma sono finita col parlare di tutt’altro.

Prometto che per i templi rimedio col prossimo post, questo era bello dedicarlo ad Hanom, perchè alla fine, anche in questo caso, le persone si sono rivelate il vero valore aggiunto.

2 pensieri su “Il re delle scimmie guida un’auto”

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