Funziona così per tutti i racconti: quelli dei grandi scrittori, che non hanno bisogno di figure, e quelli dei grandi fotografi, che non hanno bisogno di parole.
Ecco perché io uso sia figure che parole: tante volte non mi capisco nemmeno da sola, figuriamoci gli altri.
Comunque.
Sono arrivata a Jodhpur con un’immagine ben precisa nella testa, e la colpa è di uno dei soliti noti:
L’altro giorno ho finito di leggere “Patagonia Express”, di Sepúlveda: questo cileno mi piace da pazzi!
Siamo instancabili divoratori di storie, più leggo e più me ne convinco.
Ce ne andiamo sul palcoscenico del mondo a caccia delle storie degli altri, nel tentativo di cucirne una che sia davvero nostra, e alle volte ci creiamo dei limiti da soli, per il semplice gusto di superarli.
Poi se non ci riusciamo siamo anche capaci di incazzarci.