La settimana scorsa parlavo di suggestione, del lasciarsi incantare dalle pagine.
Funziona così per tutti i racconti: quelli dei grandi scrittori, che non hanno bisogno di figure, e quelli dei grandi fotografi, che non hanno bisogno di parole.
Ecco perché io uso sia figure che parole: tante volte non mi capisco nemmeno da sola, figuriamoci gli altri.
Comunque.
Sono arrivata a Jodhpur con un’immagine ben precisa nella testa, e la colpa è di uno dei soliti noti:
