Travel, Cabiria Magni

Del perché viaggio

Oggi avevo pensato di pubblicare altro in realtà, ma alle volte capita che ci si ferma un po’ di più a mettere insieme due pensieri e allora perché non condividerli.
Oggi parlo di un Oriente diverso, quello che non c’è bisogno di prendere un aereo per andarci.

Per dirla per intero, confesso che questo pezzo l’ho scritto cinque volte prima di pubblicarlo, e poi ho buttato tutto: quando ci son troppe cose da dire finisce che non se ne dice nessuna.

Così ho pensato: vai avanti con l’Asia, che quella ti viene facile, qui le parole verranno quando avranno voglia, non diventarci matta.
Poi invece le parole son venute e mi spiaceva farle aspettare.
Ho riscritto da capo.

Ora probabilmente vi starete chiedendo il perché di tutto sto casino.
Onestamente non lo so bene nemmeno io, forse è perché la domanda non è di quelle facili, né di quelle che si lasciano ignorare.

Perché viaggio?

Ogni tanto me lo chiedo, che se ci penso tutta sta voglia di andare non mi sembra troppo normale.

Nell’ultimo periodo un paio di persone mi hanno fatto notare che sono Bilancia (tra l’altro l’han fatto per lo stesso motivo e poi ditemi che è un caso), così sono partita proprio da qui, dall’ego che ingombra le vite di chi è nato sotto questo cielo, e mi son chiesta se alla fine tutto questo muoversi non è solo una questione di egoismo, appunto, che il dubbio viene.
E’ che la risposta intera ancora non ce l’ho.

Viaggio perché sono curiosa, e questa è la parte scontata, quella che se la butti lì va sempre bene.
Viaggio perché è una sfida, e anche qui non son grandi scoperte per chi non ha l’abitudine di andare in un villaggio all inclusive (non che voglia discriminare, è solo che io lì mi stufo).

Viaggio perché ribaltare ogni tanto la prospettiva è essenziale per capirci qualcosa a sto mondo.
Viaggio perché a sto mondo alle volte è meglio non volerci capire sempre qualcosa, che spesso basta vivere e vedere, e a questo ci tengo sul serio.

Viaggio perché mi piace stare leggera: nello zaino non c’è spazio per quello che pesa, poi lì son scelte.

Viaggio perché ho visto che a stare sempre fermi al massimo si diventa contenitori di informazioni.
Viaggio perché da quando ho imparato a fidarmi di chi incontro ho scoperto che non devo trovarli tutti io i pezzi che mi mancano: le mani tese son sempre tante, basta prendere l’abitudine di guardare in giro.

A sto punto viaggio anche per diventare una Bilancia atipica, e mettere a riposo quell’ego che ingombra, che una vacanza ogni tanto ce la meritiamo tutti e due, ma questo è il lavoro di una vita intera (toccherà viaggiare quindi).

Ma soprattutto viaggio perché mi piace tornare a casa.
E su sto pensiero mi sono fermata un po’ di più.

Ti piace tornare quando impari a non dare niente per scontato, e questa è una cosa che in viaggio si coltiva meglio, che vengono a mancare i riferimenti collaudati.
E’ il motivo per cui puoi anche andare a New York, ma l’aspirina te la porti lo stesso da casa, e se ci pensi ti accorgi che quell’aspirina ti serve a tutto tranne che per il mal di testa: sai che ce l’hai e va bene così.

Prova invece a dimenticartela e guarda che succede.

Ora mi direte: devo stare in giro per coltivare una cosa che è fondamentale per tornare a casa.
Esattamente.
Mica per niente ci ho messo un po’ a scrivere sto pezzo!

L’ho vissuta sulla mia pelle, che d’altro non so parlare: è fondamentale avere un luogo in cui tornare ed è fondamentale aver voglia di tornarci quando si sta in giro, altrimenti tanto vale.

E’ una voglia che può manifestarsi in qualsiasi momento e in qualsiasi modo, colpisce a tradimento; in genere è risvegliata dai piccoli segni, quelli che bisogna farci caso, e a distrarsi scappa via, poi chissà quando torna, non avvisa.
E intanto è andata.

Ed ecco quindi l’ultimo (?) motivo per cui viaggio: per imparare a vedere i segni, che sia che te ne stai a casa sia che te ne stai in giro son fondamentali per dare la curvatura a quella prospettiva di cui parlavo sopra, che non per niente il tracciato piatto non è mai un bene per nessuno.

La casa di cui sto parlando non ha un indirizzo scritto su un citofono, è quella casa che ti porti in giro.
Quella che magari non ci entri mai, che le tentazioni fuori son tante ed è un attimo a farsi fregare.

Parto perché mi piace tornare e chiudermi alle spalle la porta, non importa dove sono.
Butto a terra quello che ho raccattato in più per strada e libero lo zaino per la prossima uscita.

Forse sono ancora un po’ Bilancia in questo, ma non è detto che sia del tutto un male.

Leaving_MXP Airport

38 pensieri su “Del perché viaggio”

  1. viaggio per riempire gli occhi di posti, colori, volti, sorrisi, istanti….
    viaggio per riempire il cuore di persone, gesti, parole, sensazioni…
    viaggio per tornare e per ripartire…
    una leonessa 🙂
    p.s. luglio in thailandia …conto i giorni che mancano!!!

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  2. La vita stessa è un viaggio.
    Se si vuole viverla, bisogna ineluttabilmente viaggiare.
    Fisicamente, ma anche staticamente…
    Io viaggio, e quindi vivo, per conoscere, e di conseguenza divulgare.
    Sono perchè frutto di Amore.
    Questo mi porta a credere fermamente nel dover cercare quantomeno di restituire quello che mi è stato dato: la vita stessa.
    Quindi viaggio (e vivo) per servire, essere utile, ed assolvere al compito che mi è stato affidato da chi mi ha donato la vta, l’esistenza, l’universo: raccontarlo, farlo Amare, donare Amore.
    Ecco: vivo per essere Amore.
    Sii felice…

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  3. Quando sei in viaggio nulla è scontato, ripetitivo e quotidiano: decidi di volta in volta e scegli cosa fare e come farlo. Si chiama libertà .Penso che sia questa la sensazione che tu chiami casa. MI viene in mente una foto che tu hai postato di due bambini che si proteggono dalla pioggia con una foglia di palma. Hai scritto che ti sarebbe piaciuto averla fatta tu quella foto. Secondo me quel fotografo in quel momento era a “casa” e tu hai percepito quell’emozione guardando l’immagine.
    Possiamo ritrovare noi stessi quando siamo veramente liberi.

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    1. Questa tua immagine è bellissima, grazie per averla condivisa!
      La libertà come casa è un privilegio che dovremmo concederci sempre e comunque, anche (e soprattutto) se richiede lavoro.
      Oltre a voler aver fatto io quella foto, avrei voluto scrivere io questo tuo commento. Grazie ancora!

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      1. che effettivamente viaggi per curiosità e per tornare a casa 🙂 ti piace il movimento, il viaggio breve e anche il raccontare i tuoi viaggi, fotografare e avere dei video che te li ricordino…..Ecco l’Ego è da imputare al Leone 🙂

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  4. Concordo con il fatto che bisogna dare una curvatura alla vita, che l’encefalogramma piatto non emoziona e non insegna. Ti sembrerà forse strano ma la parte che più mi piace di un viaggio è l’inaspettato, ciò che ti spiazza, le decisioni che devi prendere immediatamente e lo spirito di avventura che questo genera.
    Ciò che chiami casa è dentro di te, una certezza che forse non esiste ma che fa comodo, ed io materialmente ti dico che una delle cose belle del ritorno da un viaggio è “riabbracciare” il mio letto, il più comodo del mondo.

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    1. Assolutamente d’accordo sull’inaspettato, non mi sembra per niente strano, la penso come te.
      In un primo momento non può che spiazzarti, ma alla fine è ciò che ti dà un insegnamento da riportare a casa, pure nel tuo letto, che è verissimo: è sempre il più comodo del mondo (e non apriamo la parentesi cuscino)!

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  5. Viaggio perchè mi fa sentire vivo. E comincio a sentirlo già quando lo penso , e poi lo preparo. Lo vivo subito e lo faccio mio ( e di chi viene con me). MI piace vedere la gente che parla diversamente e fa cose diverse , diversi sono i posti e questa diversità mi piace . Sono un curioso dalla nascita e quando viaggio sono ancora più me stesso. Forse condividi qualcosa di questo?

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    1. Hai toccato un punto importante del quale non ho parlato: la preparazione, e non si tratta di comprare guide o prenotare camere, si tratta di iniziare a partire prima ancora di usare il biglietto.
      Personalmente mi piace leggere quello che la letteratura offre sul luogo che andrò ad affrontare: “Bangkok” di Osborne prima di andare nella città degli angeli, oppure Hesse o Pasolini ora, a un mese dall’India, giusto per fare un paio di esempi.
      Grazie per il commento, preziosissimo!

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  6. “Viaggio per tornare a casa.” Beh alla fine per quanto sia importante per me viaggiare, ho imparato anche ad apprezzare il ritorno a casa e portare con me quello che il viaggio mi ha “insegnato”.

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    1. Credo che il ritorno sia la parte più bella!
      Il mio problema è che la bella sensazione che mi lascia dura ben poco, mi viene subito voglia di andarmene di nuovo: forse dovrei “esercitarmi” a farla rimanere di più 🙂

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  7. Bilancia risponde all’appello 🙂
    perchè si viaggia è una bella domanda (e molto sensata, che ogni viaggiatore dovrebbe farsi), che mi sono fatta pure io. La risposta può essere solo dentro di noi. Io credo sia ricerca continua di risposte ci mancano, della nostra identità, di noi stessi. Cerchiamo fuori forse quello che manca dentro…ma è un bel dilemma cara

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    1. Arrivano i rinforzi!!
      E’ un bel dilemma sì, è la ricerca di una vita e forse il trucco sta nel non pretendere una risposta esaustiva.
      Forse già il fatto di mettersi alla ricerca è un po’ una risposta in sé e il resto chi può dirlo 🙂

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  8. l’essere toro credo che, in questo caso, mi avvicini più a un sagittario che ad una bilancia 🙂
    Anche io viaggio per trovare luoghi da poter chiamare casa ed è pazzesco come li abbia trovati in punti del pianeta così distanti tra loro.Allo stesso tempo è chiaro che, a volte, viaggio anche solo per “essere di passaggio”, perché, ogni tanto, si ha bisogno di leggerezza

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    1. A Bali mi hanno detto “everything is balance: too much temple’s not good, to much beer’s not good”, sono molto pratici, insomma.
      Questo per dire che della leggerezza non si può fare a meno, sono d’accordo con te 🙂

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  9. La bilancia fra gli arcani positivi, sopratutto per la donna è il simbolo della Giustizia, a volte si viaggia anche per trovare le verità che sono in noi.
    Poi ci sono le componenti materiali, si viaggia perchè si possiede il tempo ma anche un minimo di disponibilità economica che consente di fare delle scelte, di avere il piacere di andare, ma anche quello di tornare nel naturale guscio, anche se a volte stretto e senza finestre sul mondo.
    E poi si viaggia anche per porsi delle domande, come la tua, consapevoli che le vere ed importanti domande della vita non hanno risposte.
    Un sorriso

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    1. Ti rispondo con due frasi di Terzani che devo ancora decifrare per bene:

      “È inutile andare a cercare nel mondo quel che non si riesce a trovare dentro di sé”.
      “Le scuse per non fermarci a chiedere se questo correre ci rende felici sono migliaia, e se non ci sono, siamo bravissimi a inventarle.”

      Ecco, quando troverò la quadra su questi concetti di sicuro non avrò la risposta alle domande vere, ma un’idea generale forse sì.
      Un sorriso anche per te 🙂

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  10. Stavolta devo rivedermi un po’ il tutto… non credo di essere completamente d’accordo sul punto “casa”.
    Nel mio caso dico sempre: ” viaggio perché mi piace tornare in un luogo che chiamo casa” e non è detto sarà quello che che è ora.
    In realtà io viaggio anche per trovare luoghi (plurale) che possa chiamare casa. Non che ne abbia trovati tanti finora ma non mi arrendo.
    Bel punto di confronto! Ma sarà che io sono saggitario… 😀

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