Chinese beauty in NY

Gente di New York: uno, nessuno, centomila.

Quando viaggio quello che mi incuriosisce di più sono gli incontri, le persone.

Quello là famoso diceva che “la gente è il più grande spettacolo del mondo. E non si paga il biglietto.”
Ora Bukowski ne ha combinate di ogni, ma una cosa è certa, ci vedeva lungo: forse tante volte il fondo di un bicchiere funziona molto meglio di un telescopio.

Bubbles, NY

Ma evitiamo di attirarci le ire degli alcolisti anonimi.

A questa cosa della gente ci ho pensato parecchio, perché la mia è una fissa non da poco.
E la risposta che mi sono data, o almeno l’ipotesi che ho azzardato, ha le radici in quella Sicilia dove mi piacerebbe tornare con un po’ più di calma.

“Imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti.”
[Pirandello, “Uno, nessuno, centomila.”]

Messa così pare quasi striata di pessimismo, invece secondo me la storia delle maschere ha una connotazione del tutto positiva, perché per come la vedo io la maschera è l’ultimo baluardo a difesa dell’innocenza, è preziosa.
La maschera ce la costruiamo e ce la scegliamo in base a ciò di cui abbiamo bisogno, in base alle nostre debolezze: in “Eyes wide shut” portava il nome di Fidelio, nelle nostre case è il nick che abbiamo creato per un qualsiasi social network.

Pirandello non poteva sapere niente di realtà virtuale e di ciò che comporta stare dietro lo schermo di un computer, eppure.

Ma non voglio divagare.
La mezza risposta che mi sono data è che probabilmente sono così attratta dalle altre persone a causa della maledetta curiosità che mi porto appresso da più di trent’anni.
Mi piace andare a caccia di storie.

Ma non è solo questo.

La curiosità prima o poi si soddisfa, e di andare a caccia di storie forse alla fine ci si stufa anche un po’, così entra in gioco l’empatia; tutti ci portiamo appresso una maschera, e le volte che ce la togliamo si contano in fretta: l’innocenza è un prezzo che raramente siamo disposti a pagare.

E allora guardiamo gli altri perché molto difficilmente riusciremo a guardare negli altri.
Guardiamo gli altri perché alla fine siamo talmente uguali oltre l’involucro che, a portarla insieme, questa maschera pesa meno.

Gli altri che vi voglio lasciare oggi sono gli altri di New York, quelli che senza nemmeno accorgermi sono andata a cercare per strada. Ho trovato tante maschere come la mia, e mi sono divertita ad immaginare una storia per ciascuna.
Magari un giorno mi divertirò a metterle per iscritto, ma intanto ditemi se non vi fanno lo stesso effetto!

16 pensieri su “Gente di New York: uno, nessuno, centomila.”

  1. Beh grazie a te ho conosciuto Pianoaround che seguo su Instagram..io parto domani mattina per NYC e lui nel frattempo è a Parigi…se questa non è sfortuna!!
    Certamente ogni persona che incontri ha la sua storie, molte volte la ns e la loro velocitá nel vivere non ci permette di conoscerci tutti un pò meglio.
    Grazie
    .max

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    1. Pianoaround è un mito!! Peccato che non vi becchiate, ma mai dire mai 😉
      Sì, il punto è proprio la velocità, ci frega sempre. Forse è anche per questo che mi piace provare a fermarmi, anche nei posti più trafficati del mondo: è l’unico modo per scovare storie.
      Grazie a te!

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  2. No ma quest’articolo cosa è?? Bellissimo e soprattutto il tuo pensiero è fortemente affine al mio… Grazie per averlo saputo spiegare così bene! Adoro le persone, mi piace “rubare” scatti e poi inventare storie. In questa fissa, non sei sola 🙂

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    1. Grazie Stefy!
      Felice si sia capito, ho dovuto chiamare in causa due mostri sacri 😉
      E felice della compagnia per la fissa: è consolante sapere di non essere sola in questi casi!!

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