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Istanbul: qualche idea da raccogliere

La prima immagine della mia Istanbul è quella di un tram un po’ sudato che corre verso il centro: mi è sempre piaciuto prendere i mezzi pubblici, sono il modo migliore per capire subito quello che mi aspetta.

Venerdì scorso su quel tram c’erano bambini che tornavano da scuola, signore con le buste della spesa e gente che armeggiava con mappe e affini, proprio come me. Sono scesa a Karakoy, la prima fermata dopo il ponte di Galata: volevo mollare lo zaino in camera prima di andare in giro, ma non ce l’ho fatta, sono andata dalla parte opposta.

Sono tornata subito indietro, sul ponte, a vedere i pescatori; non ci avrei messo molto a capire che i loro profili disegnati sull’acqua mi avrebbero accompagnata per tutto il tempo della mia permanenza, che alla fine mi sono detta: li pagheranno, dai, mica ci si può campare con quel pesce, pare più folklore.
Comunque.

Se mi chiedete un’impressione su Istanbul, la prima cosa che mi viene da dire è che si tratta di una città da affrontare con un po’ di incoscienza: dà il meglio quando ci si lascia prendere alle spalle.

Mai come questa volta mi sono resa conto della differenza che passa tra quello che si legge e quello che si scopre: tante volte succede che prima di partire ci si informa talmente tanto che poi quando si arriva pare quasi di aver già visto tutto, manca un po’ di stupore.
Se ci penso, sono pochi i casi in cui non sono cascata in questo tranello, e tutti quanti portano nomi di un certo peso: Taj Mahal, Angkor Wat, mettiamoci pure la mitica Uluru. Lì davvero finchè non vedi non credi.
In tutti gli altri casi, lo ammetto, alla fine le letture hanno sempre fatto evaporare un po’ di poesia, forse perché tante volte funziona che uno si fa il suo bel film, e se poi la realtà è diversa ci rimane pure male.

L’Istanbul che mi è piaciuta di più è quella che è arrivata un po’ da sola.
Ho confinato la Moschea Blu, Aya Sofia e la Basilica Cisterna nello spazio di una mezza giornata, sì, tutte quante, quella stessa giornata in cui ho deciso di sacrificare il Topkapi per una passeggiata sulla sponda asiatica: mi conosco e un po’ me l’aspettavo, ma devo dire che più passa il tempo più peggioro.

Così mi è venuto un dubbio: se adesso scrivo qui di questa Istanbul non è che rovino la sorpresa a qualcuno? Ma poi ci ho pensato e mi sono resa conto che certi vissuti, certi momenti, si possono raccontare sempre, perché tanto sono talmente soggettivi che ognuno li vive a modo suo, non sono mai uguali.

Non mi metterò a descrivervi tutti i mosaici di Aya Sofia, insomma, ma probabilmente vi racconterò delle quattro chiacchiere tra Fener e Balat, o delle storie che ho sentito dentro la moschea di Fatih (la mia preferita, lo dichiaro subito). Parlerò di quel tramonto rubato per caso a Salacak, che per come la vedo io è valso ben più di un Topkapi che alla fine non ho visto, o di quel cay bevuto sotto l’acquedotto di Valente, alle porte della Piccola Sirte, anche conosciuta come “il mercato delle donne”.

E magari vi dico pure delle mura Teodosiane, che nel punto più alto della città hanno dei gradini a prova di vertigini, che uno ci pensa bene se salire o meno: vado o non vado? Qui se tira un po’ più di vento mi ritrovo spiaccicato su uno dei sette colli, modalità aquilone finito male.
Poi decidi che vai, e quando arrivi in cima guardi giù: è proprio lì che ti accorgi che la città ti ha sorpreso ancora una volta, e che quello che hai davanti vale tutta la strizza di questo mondo.

Ok, oggi non ho detto praticamente niente, ho raccolto solo un po’ le idee insieme a voi, perché questa città me le ha scombinate per bene, e non sono ancora riuscita a metterle in ordine.
Quello che vi posso dire è che sarà questa l’Istanbul dei miei racconti, quella città che prende alle spalle e che sorprende con le piccole cose.

E mentre finisco di raccogliere queste benedette idee vi metto qualche foto di quei momenti, e vi dico che ho già iniziato un nuovo disegno: chi indovina i soggetti?

26 pensieri su “Istanbul: qualche idea da raccogliere”

  1. Belli i tuoi ritratti, Cabiria…
    Hai la capacità di sbatterci di qua e di là, attraverso il monitor, dalla realtà raccontata all’attualità del presente ch’è già passato…
    Istanbul è un luogo fatto dalla gente, e sicuramente va vista attraverso la gente.
    D’altronde, un luogo lo fa la gente che lo abita più che quella che l’ha abitato…
    Aspetto anch’io il disegno, ed anch’io penso di trovarci i pescatori appesi alle canne in attesa del nulla che li riempie…
    Sii felice.

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    1. Grazie mille Ernesto!
      Hai detto una grande verità, la chiave è sempre la gente, è attraverso questo contatto che si respira l’anima di un luogo.
      Istanbul è meavigliosa, e la sua gente sta fuori da Sultanahmet: è proprio per questo che in quella zona ci sono stata così poco.
      Sto lavorando al disegno, vediamo che ne esce!!
      Un abbraccio 🙂

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    1. Strano che ci ritroviamo, eh? 😉
      Anche io dico spesso “qui ci ritorno”, e anche di Istanbul l’ho già detto, ti capisco benissimo!!

      E’ una città unica, non c’è niente da fare 🙂

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      1. ..bere il succo di melograno,cay e ayran, mangiare pide , borek e dondurma e chi più ne ha, più ne metta….e poi stare ferme in qualche posto a guardare l’est e l’ovest che ci scorrono davanti… Si, mi piacerebbe proprio e son sicura che mi gusterei ancora di più la Città.

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  2. Ho fatto solo 2 giorni ad Istanbul, penso che sia una bellissima città, ma a me sinceramente non è rimasta dentro, almeno non come tutti mi avevano raccontato.
    Ma le tue parole questa mattina mi hanno fatto riflettere.
    In 2 giorni ho cercato di fare tutto quello che “andava fatto”, tralasciando praticamente quasi nulla, anche il famoso Topkapi (che detto tra noi non è proprio niente di spettacolare) ma credo di essermi persa il meglio di Istanbul, l’essenza e il vero fascino di questa città.
    Quindi io aspetto il tuo prossimo post, per scoprire l’altra faccia di Istanbul, e per vedere altre fantastiche foto!! 🙂

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    1. Grazie Deborah 🙂
      Guarda, io alla fine mi rendo conto che più passa il tempo più sono restia a chiudermi dentro qualche muro…e a Istanbul credo di aver fatto una buona scelta! I ricordi migliori della città sono quelli raccolti per le vie, anche per caso.
      Quindi mi confermi che col Topkapi non ho sbagliato? Adesso ci devi tornare tu, sono convinta che se la vivrai senza “devo” ti piacerà, scommettiamo? 😉

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  3. Ricordo tre cose nitidamente di Istanbul : il giro in barca al tramonto mentre si accendevano le prime luci della sera …..meraviglioso!!! poi il Gran Bazar divertente ,grande , pieno di varia umanità…..e poi il Topkapi , certamente superiore alle mie attese …mi sono ritrovato mentalmente dentro “le mille e una notte” come un bambino ( perchè io sono ancora un bambino che gioca a fare l’anziano) . Il tempo però è tiranno e non si può visitare un mondo intero con tre giorni…per fortuna ci sei tu che fai luce su altri volti e altri luoghi…ti leggo sempre con attenzione e divertimento.

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    1. Grazie Fiorenzo!
      I tuoi commenti sono sempre meravigliosi 🙂
      È vero, il tempo per vedere tutto non c’è mai, alcune cose le viviamo e le altre le dobbiamo leggere…forse il bello sta anche nel fare questa scelta. E per fortuna non scegliamo tutti nello stesso modo! Dovresti raccontarmi del Topkapi adesso, visto che io ci ho rinunciato 🙂
      Grazie ancora!!

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