Budapest Parlamento e Danubio

Budapest: un viaggio nel passato

Ho iniziato a viaggiare fin da piccola per “colpa” dei miei genitori, che non ringrazierò mai abbastanza (ecco, magari quando spendo troppo per i biglietti aerei li ringrazierei un po’ meno, ma va bene uguale): con loro ho girato mezza Europa, probabilmente anche di più, a pensarci bene.

Quando hai quindici anni o giù di lì e ti capitano due genitori del genere, non ti rendi proprio conto che hai una gran fortuna, magari pensi che sarebbe stato meglio andare al mare, che a restare con gli amici di sempre ti saresti divertita di più alla faccia dei viaggi, e che a lasciare a casa il fidanzatino poi chissà se lo ritrovi: in certi casi è sempre meglio stare sul pezzo.

Quando sono stata a Budapest i quindici erano ormai un ricordo, il fidanzatino non era più un mio problema e al mare avevo già iniziato ad annoiarmi: era il 2005 e quella è stata l’ultima estate in cui i miei genitori sono riusciti a strapparmi ai desideri di fuga più o meno esotici.
Forse è anche per questo che di Budapest ho un bellissimo ricordo, di quelli che ti fanno dire io lì ci devo tornare, anche se i ricordi sono una di quelle cose da maneggiare sempre con molta cura.

La mia Budapest è partita con un aereo del colore che hanno tutti i migliori auspici, un bel viola.
Fino ad allora non avevo mai sentito parlare della Wizz Air, questa compagnia, che per come la vedevo io portava il nome di una bibita frizzante, di quelle che fanno ssshhhhh quando le apri, l’ aveva scovata mio papà in rete: è inutile, il vero travel blogger di famiglia è sempre stato lui.
E’ stato lui anche a scegliere l’albergo a Pest, nella parte nuova della città, a uno sgambetto dalla metropolitana, e a programmare tutto il giro, mappa alla mano.

Per vedere Budapest secondo me ci vogliono almeno tre giorni, le buone ragioni per andarci invece si sprecano.

A Budapest c’è la Sinagoga più grande d’Europa, e nel suo cortile c’è l’albero della vita: un salice piangente in metallo, sulle cui foglie ci sono incisi i nomi delle migliaia di ebrei ungheresi morti tra il 1944 e il 1945.

A Budapest c’è la più antica rete metropolitana dell’Europa continentale (sì, continentale, a Londra non la si fa), e certe stazioni sono davvero uno spettacolo da vedere!

A Budapest c’è il palazzo del Parlamento più grande d’Europa (e qui gli inglesi li hanno fregati), che è così bello che sembra quasi un merletto fatto per decorare il Danubio, che scorre lì sotto senza curarsene troppo.

A Budapest c’è un monumento magico: aspiranti scrittori, lo sapete che se toccate la penna della statua dell’anonimo vicino a Piazza degli Eroi avrete una possibilità in più di realizzare il vostro sogno? Vero o no, conviene sempre fare un tentativo.

Budapest in realtà sono due città in una: Buda, la parte più antica, quella che se ne sta arroccata sulla collina un po’ per i fatti suoi a guardare dall’alto, e Pest, la sorella più giovane, quella che va un po’ più di corsa. Sono molto diverse queste due, eppure si capisce che vengono dalla stessa famiglia.

Se decidete di andarci, e avete l’età giusta per portarvi appresso il famoso fidanzatino (che magari nel frattempo è salito anche di grado, si sa mai) allora fate un giro anche al Bastione dei Pescatori, e godetevi il panorama che si vede da lassù: è bellissimo, sia di giorno che con le luci della sera.

Io personalmente ci ritornerei anche per un bel gulasch, ma qui sono gusti.

Che dite, chiedo al mio travel blogger di fiducia se trova qualche offerta?
(Papà, lo so che stai leggendo: prendila come una proposta seria, magari anche in giornata. Come lo vedi un bel #TornoPerCena io e te?)

25 pensieri su “Budapest: un viaggio nel passato”

  1. Era il lontano 1972 o giù di lì….viaggio pasquale in auto Firenze/Budapest, scoperta di un mondo allora così diverso per noi e ti posso garantire che lo era veramente. Niente albergo ma ospitalità, non mi ricordo come abbiamo fatto a trovarla, in casa privata. Grossa stufa di porcellana in camera, un piumino corto sul letto (mai visto prima) e sorpresa delle sorprese: la mattina di pasqua insieme al resto della colazione un uovo sodo tutto dipinto (benissimo) a mano che non mangiammo perchè troppo carino. I ricordi della bella città si sono un po’ annebbiati ( ho mangiato poca cioccolata…) ma certe sensazioni son rimaste vivissime, benchè sia stato molto difficile comunicare con le persone. Ci tornerei molto volentieri, pur immaginando quale trasformazione sia avvenuta; anche per rivedere con occhi più maturi cose che allora mi sembrarono tanto austere e un po’ tristi, nella loro bellezza.

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    1. Ma che bellezza! Questo racconto è una poesia 🙂
      Voi siete arrivati prima del couchsurfing, io lo dico sempre che siete avanti 🙂
      Nemmeno io avrei mangiato l’uovo, sai? E con la cioccolata siamo sempre in tempo a rimediare 🙂

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  2. Anche io ho in mente Budapest tra le prossime tappe… E terrò nota dei tuoi consigli 🙂
    Che fortuna aver avuto dei genitori viaggiatori, i miei invece 0! Devo aver preso dall’unico zio che ha viaggiato un po’ … PER FORTUNA!!

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  3. Io a Budapest ci sono andata col fidanzato salito di grado ma anche un paio di simpatiche stampelle che col ghiaccio di gennaio non è che andavano proprio a nozze! Me la ricordo comunque meravigliosa ma magari vorrei tornarci deambulante 🙂

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  4. Budapest…
    L’ho studiata, anelata, sfiorata…
    Nei 2 viaggi in auto in Romania ma sopratutto, non guidando, l’ho attraversata nel viaggio di ricongiungimento con mia moglie in Ukraina fatto lo scorso anno per essere al matrimonio di Sasha (dire mio figlio è troppo, mi basta il figlio di mia moglie…), volutamente con i minibus che gli “extracomunitari”, come qualcuno ancora si affanna a definirli, usano.
    Il sogno di una città “di confine” che ho lambito più volte, e che ho visitato altre milioni di volte…
    Immaginandomi lì…

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    1. “Città di confine” rende benissimo l’idea, Ernesto.
      Ho dei bellissimi ricordi, è uno di quei posti dove a tornare secondo me non ci si stanca, e forse è ora di farlo, voglio vedere se la riscopro diversa, non dico migliore o peggiore, semplicemente diversa 🙂

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