La Moschea di Fatih: magia di un racconto

La Moschea di Fatih è stata la prima moschea costruita a Istanbul, e quanto a importanza supera la ben più nota Moschea Blu: è ufficialmente la mia preferita, ma purtroppo non è importante per questo.

Moschea di Fatih, Istanbul, Cabiria Magni

E’ importante perché fu costruita da Mehmet II il Conquistatore nel momento della presa della città, quando Istanbul si trovò a dover abbandonare la propria fede cristiana a favore della dottrina islamica (Fatih vuol dire appunto “conquistatore”, anche se adesso questo termine viene usato come nome proprio). Non fu un caso che questa moschea prese letteralmente il posto della chiesa dei Santi Apostoli, all’epoca la chiesa più grande della città, più grande di Santa Sofia, tanto per capirci: venne costruita proprio sulle sue rovine.

La chiesa dei Santi Apostoli fu di fatto il tentativo dell’imperatore Costantino di concretizzare un progetto forse troppo ambizioso, quello di raccogliere in un unico luogo le reliquie di tutti e dodici gli Apostoli. Ci riuscì solo con tre.

Istanbul, Moschea di Fatih, interno

Ecco perchè lì dentro, alla fine, furono poi messe altre reliquie, come la corona di spine e la colonna della flagellazione, ma la storia della mamma di Costantino, Sant’Elena, la conoscono tutti, quindi non è il caso di dilungarsi sulle vie che hanno portato questi oggetti sacri proprio in Turchia.

La chiesa dei Santi Apostoli era, inoltre, il luogo in cui venivano incoronati gli imperatori bizantini, capite quindi che prenderne il posto non fu il cosiddetto affare da nulla.

Qui per completezza di cronaca voglio precisare che la chiesa in questione non è stata resa al suolo dal nostro Fatih in preda a un qualche delirio nichilista, la distruzione fu opera dei Crociati nel 1204: Mehmet infatti, quando conquistò Istanbul nel 1453, non fece alcun saccheggio.
Il vero trauma per la città non è stato quindi l’arrivo del Conquistatore, ma piuttosto la Quarta Crociata, che poi è il motivo per cui, ancora oggi, quella che fu la vecchia Istanbul si trova in gran parte a Venezia.

Moschea di Fatih, cupola

La moschea di Fatih è una moschea sultanale, lo si capisce dal numero di minareti: sono due, quando invece le moschee ne hanno in genere uno solo. Le eccezioni, a Istanbul, sono la Moschea di Solimano, che di minareti ne ha quattro, e la Moschea Blu, che ne ha sei: l’unica altra moschea ad avere sei minareti è quella de La Mecca, e a tale proposito mi verrebbe da dire che con la Moschea Blu hanno voluto puntare un tantino alto.

Ma perché mi è piaciuta così tanto?

Innanzitutto perché me l’hanno raccontata, e quando dietro le parole c’è anche una voce è tutta un’altra faccenda. La voce in questo caso è quella di Michelangelo, che ci ha accompagnati quel giorno, e che vive a Istanbul da dieci anni: è un professore universitario, e perdersi nei suoi racconti è una delle cose che auguro a chiunque metta piede in città (se qualcuno fosse interessato al genere, passo il contatto: non faccio creste di nessun tipo, solo del sano passaparola).

Ma mi è piaciuta anche perché me la sono goduta con calma: alla Moschea di Fatih non va molta gente, quindi non si corre nessun rischio di finire compattati dentro una coda che poi stabilisce la durata della visita – che in genere si riduce al tempo di rubare qualche scatto più o meno sfuocato.
Ma ogni riferimento a moschee di color blu è puramente casuale e per niente voluto.

Qui non ci sono transenne dietro le quali rimanere, e anche questo fa una grande differenza.

Moschea di Fatih, Istanbul, Cabiria Magni

Quella mattina mi sono coperta la testa e sono entrata, poi mi sono seduta sul tappeto ad ascoltare la storia di chi era passato da quelle parti molti secoli prima di me.
Le lampade scendevano in catene da una cupola alta 47 metri formando dei cerchi luminosi, e io mi divertivo – gioco stupido – a seguire i ghirigori fin su in cima, mentre i racconti di sciiti, sunniti e di tappeti più grandi del mondo riempivano l’aria (per gli appassionati del genere: il tappeto più grande del mondo sta proprio a Istanbul, nel Palazzo Dolmabahce, a Beyoglu. Sapete che la quarta parete della sala in cui si trova l’hanno costruita dopo avercelo portato dentro? Già).

La prossima volta che parlo di Istanbul sarà per raccontare tutto quello che c’è attorno a questa moschea, ma la magia di quel momento meritava un pensiero a parte. Quando la mia guida mi ha detto che chi vede questa moschea può anche lasciar perdere quella blu, un pochino ho storto il naso, lo ammetto.
Adesso però posso anche confessarlo: io la Moschea Blu l’ho vista comunque, ma Michelangelo aveva tutte le ragioni, non c’è storia.

Magia dei racconti?

Moschea di Fatih, cortile esterno

14 pensieri riguardo “La Moschea di Fatih: magia di un racconto”

  1. Uno splendido racconto. In questa moschea ci finii… perdendomi! E quindi ho un ricordo un po’ strano. Però è vero quello che scrivi sulla quiete e sulla tranquillità. La moschea blu non perde solo un po’ di fascino per il flusso costante di gente, ma anche per la quantità di personaggi che gravitano attorno, che ti offrono da tappeti a camera d’albergo a farti da guida gratis, salvo poi portarti da un loro amico che ha guardacaso un negozio… 🙂

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