Tanah Lot temple, Bali. Cabiria Magni

Bali: visitare il Tanah Lot, il tempio del tramonto

Ci sono dei posti che loro malgrado diventano delle icone, e quando penso a Bali, il primo che mi viene in mente è il Tanah Lot, il tempio del tramonto.

Guide e web traboccano di immagini della sua silhouette che disegna il cielo colorato di rosso: impossibile non partire con questo sogno negli occhi.
Il brutto dei sogni è che tante volte, quando gli occhi si aprono, si scopre che la realtà è un po’ diversa.

Tanah Lot, sunset temple, Bali. Cabiria Magni
Tanah Lot

Su suggerimento di un amico, ho scelto di vedere il Tanah Lot “fuori orario”, quando il cielo che lo coccolava indossava ancora l’azzurro dei giorni migliori, e tuttavia con quel posto non si è stabilito un gran feeling.
Anzi, se devo essere sincera, di tutti i templi che ho visto a Bali, questo è quello che mi ha lasciata un più perplessa, ancora più del famigerato Pura Besakih, lì almeno mi sono intrufolata in una processione e ho visto tutto quello che le ruota attorno: è stata una delle esperienze più forti che ho fatto a Bali.
A costo di sembrare una pazza, vi dico che solo a ripensarci, ancora adesso mi viene la pelle d’oca.
Ed è successo proprio quando me lo sarei meno aspettato, ma in fondo, va sempre così.

Del Tanah Lot il ricordo più forte che conservo è quello di un tizio che si aggirava sotto il masso dove sta arroccato il sacrario, con al collo una di quelle polaroid che hanno conosciuto tempi più gloriosi; tampinava chiunque, nel tentativo di vendere una foto con tanto di cornice impossibile da dimenticare.

Le vie per il tempio erano lastricate di bugigattoli che vendevano le peggiori chincaglierie, quelle che in genere compaiono un po’ ovunque, dal centro di Kuta al duty free dell’aeroporto.
Non oso immaginare cosa vuol dire percorrere quella strada nel marasma dei cacciatori di tramonti, alla ricerca del posto migliore per scattare la foto della vita, quella che nei sogni più segreti uno si immagina di vedere un bel giorno sulla copertina del National Geographic, insomma.

Bali, nei pressi del Tanah Lot. Cabiria Magni
Nei pressi del Tanah Lot

Col tempo ho imparato ad apprezzare queste storture, perchè mi sono via via convinta che l’Oriente mistico che noi occidentali andiamo cercando in realtà non esiste; la realtà è che la spiritualità orientale è anche molto pragmatica, e questa cosa noi facciamo fatica ad accettarla perchè non è nel nostro bagaglio culturale: fin da piccoli siamo stati abituati a tenere le due cose su binari ben separati, che si escludono l’uno con l’altro.

O forse il discorso è molto più banale e in realtà noi ci immaginiamo l’Oriente in quel modo perché è ciò di cui abbiamo bisogno, una di quelle immagini consolatorie che sarebbe bene non andare a verificare mai.
Fatto sta che quando si intuisce che c’è questo inghippo, non dico che si impara ad accettarlo, quello è impossibile, ma di certo dà meno fastidio, se non altro non fa più arrabbiare, perché non ci si sente più traditi.

A tale proposito, provate a leggere “Shangri-La” di Osborne: se anche voi come me siete incappati in situazioni del genere e le avete mal digerite, vi aprirà gli occhi.
Vi darà il giusto metro per capire che non esiste una misura universale per le questioni del mondo, e che se anche da qualche parte dovesse esistere, non è la nostra.
È solo che a quella ci abbiamo fatto l’abitudine, quindi la prendiamo per buona.

Eppure, quando mi chiedono consigli su Bali, quasi sempre dico di farci un salto, perché comunque non c’è nulla da perdere.

Il sognatore ci troverà il suo tramonto infuocato spezzato solo da un gran masso nero, il disilluso vedrà comunque qualcosa che non potrà vedere da nessun’altra parte, il pragmatico troverà una buona dose di ragione sulla costa, mentre la magia si nasconde in quel sacrario il cui accesso è proibito ai non balinesi.
Che questo divieto sia l’ultimo custode del sogno?
A me piace pensare che sia così, come mi piace pensare che più che i viaggi esistono i viaggiatori, con i loro bagagli da portare a casa, dei pezzi unici nella storia del mondo.

Questo pezzo è tratto dal mio libro “Bali. Appunti e colori dall’isola degli dei.”

10 pensieri riguardo “Bali: visitare il Tanah Lot, il tempio del tramonto”

  1. Bellissima riflessione, l’Oriente in generale potrebbe risultare per una distanza geografica e di modi d’essere tanto un sogno quanto il luogo delle contraddizioni ,però quale luogo d’altronde non lo è? Penso tutto stia negli occhi di chi lo guarda e nella testa di chi lo vive e sperimenta.
    E personalmente per me vedere la differenza, la contraddizione ha un fascino già di per sè. Non sono mai stata a Bali, vorrei andarci però, ma ogni volta che penso alla spiritualità orientale mi viene in mente il cimitero di Yanaka vicino a casa mia e il suo stranissimo (almeno per la nostra concezione occidentale) senso di vita, la gente che vi passeggia e ci va in bici, un parco giochi per i bambini, un ritrovo di anziani del luogo, tutto dentro il parco del cimitero, niente muri a chiuderlo, niente impedimenti a luce o piante

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    1. Hai ragione, ogni luogo è così e soprattutto dipende da noi, da chi lo vive e come lo vive. Pienamente d’accordo 🙂
      Bellissima la descrizione del cimitero, grazie per averla condivisa!

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  2. La prima volta che l’ho visto (25 anni fa) era deserto. Una strada sterrata per raggiungerlo e qualche venditore ambulante con acqua e qualche bibita. Dieci anni fa quasi improponibile: negozi ovunque, il festival dell’happy hour con cin cin al tramonto! Eppure se ci tornassi andrei di nuovo in quel luogo magico, che riesce a staccarsi da tutta la profanità che lo circonda.

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    1. Sono d’accordo con te, anche io ci tornerei 🙂
      Alla fine non è tanto un luogo, ma come lo si vive; l’aggettivo “turistico” in senso spregiativo, come si sente usare tante volte, secondo me non ha molta ragione d’essere, è soltanto un pregiudizio. Ma questo è solo il mio pensiero.
      Grazie per il commento!

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  3. Bello. Mi piace questa piccola analisi, soprattutto quando dici che in Asia la spiritualità è una questione pratica e che comunque, quelle che sono per noi contraddizioni, sono elementi propri che vanno accettati, se non altro, per viversi meglio il viaggio.

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      1. Per questo bisogna viaggiare molto e soprattutto essere disposti a “sbattere il muso”. Scusa del ritardo nel commento ma non ricevo più le notifiche da WordPress…l’unico “luogo” dove non le ricevo 😫😂

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