Aeroporto Londra Heathrow Cabiria Magni

Storia del primo volo in tre, a Valencia

Lo dico sempre, il mio viaggio più avventuroso è iniziato quest’estate, il primo di Luglio. Primo giorno del mese e primo giorno di una nuova vita.
Probabilmente una persona normale in attesa di un figlio pensa a tutto tranne a dove portarlo quando nasce, che viaggio fargli fare per primo. Una persona normale, io no.
La scelta è caduta su Valencia: non troppo grande, buon clima, buon cibo e buon collegamento aeroporto-città.
La perfezione.

Scelta la meta si è però presentato un problema mica da ridere: avete mai provato a comprare un biglietto aereo per qualcuno che non è ancora nato? Io sì, ma al campo “data di nascita” ovviamente sono andata in crisi.
Nella mia mente bacata mi sono detta: ne metto una a caso che sia plausibile, tanto chi controlla poi? Metto la data presunta del parto, una minima possibilità di azzeccare c’è sempre.
Da brava codarda non l’ho fatto e si sa: in casi come questi il destino è sempre pronto a prenderti per i fondelli. Ci avrei azzeccato davvero.

Comunque.

Qualche settimana fa siamo partiti per i nostri quattro giorni a Valencia, barattando il tiepido autunno brianzolo a favore degli ultimi scampoli dell’estate spagnola. Maniche corte a Novembre, olè.
Ad attenderci, oltre a una nuova città, un nuovo modo di viaggiare. Tutto è cambiato.

I bagagli

foto da Unsplash @erwanhesry
foto da Unsplash @erwanhesry

Col tempo ho imparato a essere sempre più essenziale, lo zaino pesa ed è meglio viaggiare leggeri. Gran parte di ciò che ci portiamo appresso non serve, è solo una coperta di Linus, buona per partire tranquilli.
Ecco, se dopo anni di conquiste avete imparato ad abbandonare la vostra coperta, sappiate che con un figlio un pezzettino lo recupererete, almeno all’inizio. Altrimenti siete dei fenomeni e avete tutta la mia stima.
Siamo partiti per Valencia con il solo bagaglio a mano (oltre alla borsa fasciatoio), vero, ma di due zaini uno e mezzo era per Diego. C’è del margine di miglioramento, ce ne rendiamo conto.

I tempi in aeroporto

aeroporto Dublino Cabiria Magni

Dopo anni di arrivi last minute abbiamo dovuto correggere un po’ il tiro: quasi sempre il passeggino può essere portato fino al gate, dove verrà imbarcato gratuitamente, ma prima va registrato al banco dei check-in. Erano anni che non facevamo la coda del check-in in aeroporto, son traumi.
Anche al metal detector la faccenda diventa un tantino più macchinosa.
Prima lo schema era: arrivi al metal detector, lanci lo zaino sul nastro, ti lanci dentro il metal, fili via. Tanti saluti.
Ora: arrivi al metal detector, fai per lanciare tuo figlio sul nastro ma ti accorgi che non è lo zaino e allora ti trattieni. Lanci lo zaino. Lanci il passeggino ma non ci passa, togli le ruote. Lanci le ruote. Svuoti la borsa fasciatoio e metti in bella mostra il thermos con l’acqua, quei due/tre medicinali che non si sa mai e le cremine varie.
Ti lanci dentro il metal col pupo, recuperi tutto l’armamentario, ruote incluse, e fili via.

Il volo

In volo, vista dal finestrino. Cabiria Magni

Starà tranquillo? Dormirà? Darà spettacolo?
Dalla mia poca esperienza ho potuto notare che effettivamente è come dicono: se tu sei tranquillo, anche tuo figlio sarà tranquillo. E così è sempre stato, finora. Poi ovviamente ci sono gli imprevisti del mestiere.
Ora qualcuno potrebbe dire che il nostro è solo culo, ma se continua così va bene tutto, non ci formalizziamo sulle definizioni.
[Per il primo volo del vostro bambino potete richiedere il certificato di battesimo del volo. Se come noi partite da Orio al Serio è sufficiente compilare il form online con tutte le informazioni – lo trovate a questo link – e ritirare poi in aeroporto l’attestato.]

La sistemazione

Appartamento a Valencia, Cabiria Magni
Il nostro appartamento a Valencia

Nella ricerca sono stata più attenta del solito; ho scelto un appartamento carinissimo, in pieno centro, appena ristrutturato. Con quei dettagli Ikea che fanno sentire a casa in qualunque parte del mondo. Non volendo lasciar niente al caso, prima di prenotare ho contattato l’host, chiedendo se c’era anche una culla. La risposta affermativa mi ha spinta a cliccare sul tasto “prenota”. Era destino.
Appena prenotato ho ricevuto la comunicazione dell’indirizzo preciso e quando ho letto la parola scala mi è venuto il sospetto di non aver chiesto proprio tutto quello che avrei dovuto chiedere.
Ora voi vi immaginerete che non proprio tutti i palazzi del centro storico di Valencia sono dotati di ascensore, quindi perché farsi inutili illusioni? Meglio non pensarci fino all’arrivo, e così è stato. Tre piani di scale si affrontano meglio con un pizzico di incoscienza.
Credo che questo sia il momento giusto per ringraziare pubblicamente Raffaele, che l’ha presa con molta filosofia e molta tonicità, e non me l’ha fatta pesare neanche un minuto. D’altra parte lui lo sa: sono abbastanza brava a far casini con le prenotazioni degli alloggi e questo è il genere di cose che non cambia, neanche con l’arrivo di un figlio (ve l’ho mai detto che a Tokyo avevo pensato bene di prenotarmi una singola e di lasciare lui a dormire all’addiaccio?).

Mi hanno chiesto com’è stato viaggiare con un bimbo di quattro mesi e la risposta è molto semplice: se ti senti di fare una cosa, falla e andrà bene. Sono le forzature quelle che fregano, il voler trascendere la propria natura.
Ma questo non vale solo per i viaggi.

17 pensieri riguardo “Storia del primo volo in tre, a Valencia”

  1. Unico commento: E ben venga anche il culo! Anche se per quanto ho visto non ne avete bisogno😉 Una curiosità: che data hai messo per la prenotazione del ragazzo? 😜Per ultimo un augurio: Sempre cosi!!!❤

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  2. Una volta “rotto il ghiaccio” poi va sempre meglio!! Noi un tempo per i viaggi lunghi non prenotavamo nemmeno gli alberghi, adesso prenotiamo tutto: viaggiare con i bambini cambia tante cose, in parte è come aggiungere un coefficiente di difficoltà in più, ma poi si diventa esperti anche in quello, e vuoi mettere la soddisfazione! Sui viaggi aerei il peggio secondo me è quando iniziano a camminare: ricordo con terrore un viaggio in cui mio figlio aveva deciso di aprire il portellone di uscita…in volo.

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  3. Il primo volo Riccardo l’ha fatto a 3 mesi, da Venezia a Miami. Posso dire di averti battuta in fatto di incoscienza. Ma resto convinto che se sei convinto di fargli scoprire il mondo con la tranquillità, pure lui sarà tranquillo e felice

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