Una pagina di diario

Ho fatto una pausa lunghissima da queste parti e anche sui social. Non c’è bisogno di fare il riassunto degli ultimi mesi, ognuno se li porterà appresso alla sua maniera.
L’ultimo post è di Ottobre, quasi un anno fa, sicuramente una vita fa: nel mezzo, tutto è cambiato.

Tutto è cambiato, tranne una cosa: non ho mai smesso di scrivere. Scrivere è sempre stata la mia cura e arrivata a questo punto ho deciso di condividere una pagina del mio diario. Ci stiamo adattando alla famigerata nuova normalità con una buona dose di incoscienza, io per prima, e se da una parte penso che si tratti di semplice istinto di conservazione, dall’altra credo che non sia una brutta idea mettere tutto in pausa per un secondo, e tornare a pensare a quello che è stato.
Ben venga la leggerezza, ma senza consapevolezza è solo un aprire le gabbie e buona fortuna.

Ci siamo scoperti fragili, alle prese con il nemico peggiore, quello senza volto: quando non hai un volto da odiare è dura
Funziona allo stesso modo anche con le prese di coscienza, purtroppo lo scrivevo un po’ di tempo fa: una tragedia diventa reale solo quando diventa la storia di qualcuno e ne assume le sembianze. Ammettiamolo: per quanto grandi possano essere le tragedie, finchè non raccontano la storia di un volto amato passano sullo sfondo, restano affari altrui e non fanno poi così paura. Non lasciano un gran segno. 
Adesso però gli affari non sono altrui, ma nostri, per alcuni più nostri che per altri.

Leggevo in questi giorni che la prossima volta che sentiremo storie di profughi alle prese coi barconi non dovremo scordare che oggi, nel mondo cosiddetto evoluto, c’è gente che lotta per la carta igienica. Se non fosse tragico farebbe ridere, ma è azzeccatissimo. Non sono i grandi sistemi a farci vacillare perchè sono appunto troppo grandi e fuori portata: fa niente se crolla l’economia mondiale, basta che conservo la mia scrivania. Fa ridere, no? Ma è così. 
Sono le piccole cose che ci mandano davvero in crisi. La carta igienica che manca in bagno, un abbraccio che bisogna tenere in tasca, un caffè da offrire che rimane nella caffettiera. 
Non sapere che vestito indossa un tuo caro nella bara.
Sono le cose che sentiamo più “nostre” quelle che ci destabilizzano: gli eventi del Bataclan hanno fatto più rumore delle bombe in Siria non tanto perchè Parigi è più vicina, ma perchè a un concerto bene o male ci andiamo tutti. A fare due passi sotto i bombardieri invece no. Per fortuna, eh.

E in tutto questo, non dimentichiamolo, siamo comodamente a casa.

Siamo sempre stati quelli che del bene comune un po’ se ne fregavano. Tante volte, viaggiando all’estero, mi è capitato di vedere dei parchi giochi perfettamente conservati e delle palestre a cielo aperto con attrezzi in ottime condizioni, e ho pensato che in Italia non sarebbero durati un secondo.
Siamo quelli che “se è di tutti non è di nessuno” e allora chi se ne frega. Dovremmo imparare a essere quelli che “se è di tutti è anche mio” e allora me ne frega eccome.

Sono sempre stata convinta che tutto quello che succede, succede quando deve succedere. E che c’è sempre un perchè, che magari non capiamo subito, ma solo a costo di grande lavoro e fatica.
Ecco perchè quando leggo di teorie del complotto, di grandi manovre per far ricredere i no-vax e altre scemenze del genere mi viene da ridere.
Magari fosse così, avremmo trovato quel maledetto volto da odiare.
Leggevo in questi giorni che è più facile accettare di essere malvagi piuttosto che fragili.
E’ vero.”

Continuavo (era la fine di Marzo) augurandomi che la situazione potesse lasciare dei segni indelebili addosso a tutti noi, dai quali ripartire.
A inizio Agosto ho dei forti dubbi sulla profondità di quei segni, ma spero di sbagliarmi; per quanto mi riguarda, che poi è l’unica cosa che posso fare, lavorerò perchè i miei rimangano ben visibili, un po’ come con il kintsugi.

Sabato avrei dovuto prendere un volo per San Francisco e tornare in California, dieci anni dopo. Partirò invece per il Gargano, per scoprire quella zona di Puglia che non ho ancora avuto l’occasione di vedere.
Andremo in macchina, “alla vecchia maniera”. Ci manca solo il portapacchi, che nella mia testa fa parte dell’immaginario che avvolge gli Anni Novanta insieme ai viaggi sulla dorsale adriatica, vai a sapere il perchè.
Il Molise invece, ammesso che esista, continuerà a essere l’unica regione italiana che ancora non ho visitato. E questo non cambia, nonostante una pandemia che ha cambiato tutto, anche se per un momento ho accarezzato l’idea di completare il puzzle.

Per quest’anno abbiamo barattato il tempo sospeso sopra le nuvole con il rumore dell’asfalto sotto le gomme.
Non planeremo dall’alto, ma ci butteremo nel mezzo. In attesa di volare di nuovo, con una leggerezza un pochino più pesante addosso.

Buon Agosto a tutti, ciao!

7 pensieri riguardo “Una pagina di diario”

  1. Ciao Cabiria.
    Questo lungo ed ancora non finito viaggio nella pandemia ha rivelato all’essere umano ciò che l’umanità è: presuntuosa.
    Noi piccoli, stupidi ed inutili esseri, crediamo di essere creatori (tanto da identificare il ‘creatore supremo’ come un nostro simile, raffigurandolo come noi o “a nostra immagine e somiglianza”) di tutto quello che ci circonda, o, al minimo della presunzione, di poter controllare ciò che ci accade.
    Dimenticando la nostra caducità, la nostra piccolezza.
    Quello che mi fa male constatare, in questo periodo, è la mancanza di memoria: storica, soprattutto, ma anche a breve termine.
    Non si riesce proprio ad imparare dagli errori del passato.
    Nei secoli precedenti questa roba veniva chiamata epidemia, se ne moriva 10-100-1000 volte di più, e pace.
    Oggi grazie alla conoscenza siamo riusciti comunque a limitarne i danni.
    Ed invece…
    Siamo proprio destinati all’entropia!
    Che delusione.
    Continuo a sperare nella meraviglia dell’intelletto, ma più invecchio (sono 52 inverni, mica noccioline…) e più mi rendo conto che il nomignolo che mi aveva affidato il mio medico di famiglia, “ALIEN” (che poi è anche il santo del giorno di quando son nato, san Marziano…), mi calza sempre più.
    Perché intorno a me vedo solo stoltezza.
    Inutile, bassa, inconcludente stoltezza.
    #poveromondo…

    P.S.: la porti un bacione alla Puglia natìa…

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  2. Cara Cabiria,
    ho pensato un po’ se scrivere qualcosa in merito a questo tuo articolo come al solito chiaro e in gran parte condivisibile.
    Ho una formazione scientifica e sono anni che lavoro per un’azienda di alta tecnologia (semiconduttori, microelettronica). La mia formazione scientifica mi ha portato ad essere iper razionale e vagliare ogni proposta/opionione sotto la lente del metodo scientifico anche non nel mio campo dove, non potendo entrare nel dettaglio del singolo articolo (ad esempio medico), posso pero’, per abitudine, capire meglio la credibilita’ di un autore oppure l’analisi statistica su cui basa i numeri da cui ha tratto le sue conclusioni.
    Questo mi ha sempre permesso di ‘smontare’ facilmente le teorie dai no-vax (pur capendo ma non condividendo) ai terrapiattisti, dai complottisti ai creazionisti.
    Non voglio dire che questo mio modo di essere sia sempre vantaggioso, anzi, spesso soprattutto in passato mi ha portato a fare scivoloni piu’ legati alla sfera emotiva e meno razionale dove conta la relazione, l’empatia, la compassione … diversi anni fa ho cambiato un po’ rotta cercando di equilibrare il mio forte background scientifico alla parte piu’ relazionale ed empatica … insomma come per tutti , anche per me la vita e’ un laboratorio di continue coltivazioni e un processo di apprendimento continuo e il viaggiare mi ha aiutato molto.
    Spero mi scuserai per la lunga premessa e forse non so neanche se e’ il luogo giusto dove inserire un commento cosi’ prolisso, pero’ in merito ai fatti successi negli ultimi mesi di pandemia qualcosa che non torna c’e’.
    Sia chiaro non si tratta di complotti o altre scemenze del genere ma basta analizzare i numeri e cio’ che e’ stato scritto nei vari forum medici per arricciare il naso.
    Ognuno di noi in questo periodo ha perso un nonno, un conoscente, un vicino o ha visto la sofferenza di un amico, di un collega insomma non si puo’ negare morte e sofferenza.
    Il porsi delle domande e non accettare tutto come ci viene propinato e’ una parte importante del processo scientifico e, come dice un bel aforisma, “Il progresso della scienza può essere misurato dall’accumularsi di eccezioni a leggi fino ad allora accettate”.
    Di contro tutti abbiamo diritto di esprimere la nostra opinione, MA un’opinione infondata, solo perche’ viene espressa, NON e’ uguale ad una fondata… questo e’ stato sempre il mio mantra.
    Non voglio qui entrare nel merito della discussione di quanto successo e di quello che succede ancora, ma il modo in cui vengono contati i morti per COVID, il modo con cui i pazienti all’inizio delle pandemia venivano curati, il terrorismo psicologico sugli asintomatici, il gonfiare numeri pur di ottenere quanto voluto mi ha fatto rabbrividire. Il COVID non e’ una pandemia ne’ finta ne’ voluta ma il modo con cui la pandemia e’ stata usata per sforare i parametri economici (deficit/PIL) e ottenere miliardi a  fondo perduto o con interessi bassissimi e’ un fatto numerico non certo un complotto. Il continuare a sostenere alcune posizioni di comodo solo per alimentare il circo mi pare agghiacciante anche perche’ il peso di tutto questo di nuovo ricadra’ sulle famiglie e sulle future generaioni.
    In ultimo chi sta pagando piu’ di tutti questa situazione sono paradossalmente chi di questo virus ne viene solo mediamente sfiorato e cioe’ i bambini. La scuola resta un punto di domanda cosi’ come le attivita’ fisiche e di nuovo si chiedera’ alle famiglie di rimediare e supplire alle mancanze della pubblica amministrazione. Le donne hanno pagato piu’ di tutti perche’ dare per scontato che la scuola ci sara’ un po’ si un po’ no a seconda di qualche febbre vuol dire che qualcuno dovra’ stare a casa necessariamente a seguire i “capricci” scolastici. Loro hanno bisogno di relazione, di contatto non di compiti a casa … Sinceramente non penso sia importante il numero di malati di COVID ma e’ importante il solo numero di quanti di questi hanno bisogno di un ricovero ospedaliero. Concludo dicendo che ahime’, di quello che penso, senza dare troppo retta alla pancia, alle ansie e alla classe giornalistica, ma razionalizzando i numeri e gli articoli raccolti, ne ho avuto una parziale conferma 1 mese fa per un fatto molto grave successo ad una pesrona a me vicina….. ma di questo ne riparleremo magari un giorno in privato.

    Hai ragione nel dubitare che i segni di questo periodo non siano abbastanza profondi su molte persone, ma allo stesso tempo il dolore e la paura provata mentre ci venivano incisi non puo’ o non dovrebbe compromettere la capacita’ di evitarli o di affrontarli meglio in futuro.

    Grazie per i tuoi articoli e spero riuscirai a trovare del tempo per aggiungerne sempre di nuovi.
    Come ti scrissi un giorno, in Puglia, mi raccomando Monopoli e’ bellissima !
    Buona vacanza.
    Andrea   🙂

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    1. Ciao Andrea, grazie per il tuo commento, sei sempre molto preciso.
      Ho due bambini piccoli e la questione scolastica è una di quelle che mi preoccupa maggiormente in questo periodo, capisco bene quello che dici e lo vivo ogni giorno.
      Su Monopoli hai assolutamente ragione e ahimè non sono ancora riuscita ad andarci: forse è la volta buona, visto che staremo in Puglia per un po’! E se davvero ci vado, poi prometto che ne scrivo.
      Buon Agosto!

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