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Un primo sguardo a Sydney: The Rocks, tra pirati e filibustieri.

Eravamo rimasti dietro la porta un po’ sbilenca del nostro caro O’ Malley’s, ora sarà il caso di mettere il naso fuori e se non vi spiace partirei dal quartiere della città che più mi ha intrigata.
Sì, direi che il termine giusto è proprio questo.

Partiamo dai Rocks, quindi.

The Rocks

Quella dei Rocks è la zona a ridosso del porto, nei pressi dell’Harbour Bridge, per intenderci; è una delle parti più antiche della città, dove sbarcavano i detenuti spediti all’altro mondo, che alla fine qui ci rimanevano per fare bisboccia; chissà cosa doveva essere questo posto i secoli scorsi: taverne fumose e voci rauche di fumo e alcool che tagliavano le notti di un emisfero lontano.

Harbour Bridge from The Rocks

Per non parlare dell’andirivieni di marinai e portuali: quando la città non è capace di stare troppo ferma.

I Rocks sono un intrico di viuzze strette e strade senza sbocco contornate da palazzi in pietra che hanno conservato il loro fascino originario; qui pare di respirare un po’ l’aria della vecchia Europa: contrasto col resto della città che è inutile negare un po’ disorienta.

Walking around The Rocks

E’ tra gli anfratti dei Rocks che si annidano i locali più vecchi di Sydney, con la loro buona dosa di polvere e di moquette calpestata, dove se ti concentri per un secondo mentre bevi la tua birra al bancone e chiudi gli occhi, pare quasi di sentire le imprecazioni di Capitan Uncino, che Peter Pan l’ha fregato anche stavolta.

Oldest pub in Sydney

Dove il sabato c’è il mercato, con oggetti che si prendono con la forza una buona dose di attenzione, dove ci sono botteghe di artigiani che incantano col loro lavoro e chi sa resistere, dove ci sono librerie coi titoli più strani e caffè con menù dalla spiccata fantasia.

Io qui un paio di sere ci ho cenato, una al “The Rocks Cafe”, e devo dire che anche se ero sul punto di scoppiare, un dolce alla fine c’è stato lo stesso, che proprio non si poteva dire di no, la gola.

Just a little piece of cake

I Rocks li puoi guardare dall’alto, se sali sull’Harbour Bridge (beh, a quel punto vale la pena buttare un occhio anche alla baia, che l’Opera House ha sempre il suo perché), o li puoi vedere di notte, magari facendo uno dei cosiddetti tour dei fantasmi, dove le storie di pirati, filibustieri e vecchi marinai vengono raccontate alla luce di una lanterna mentre ci si infila tra le vie silenziose.

Senza fare troppo rumore, eh, che altrimenti quelli sentono.

Up the bridge

Non sarà la Scala, ma è pur sempre un modo per calare il sipario: ancora su Milano.

Questa è stata una settimana dedicata a quella che mi capita di spacciare come “una delle mie città” e chi viene costantemente spammato dai miei post e commenti dev’essersene accorto, temo.

Prima la BIT, di cui ho parlato proprio qui (a proposito: ma in quanti l’avete letto questo post?!? Pazzesco), poi la Social Media Week con un panel sulla fotografia e ieri un post su Blog di Viaggi.

A questo punto mi chiedo perché farsi mancare una gallery di fotografie, tanto ormai.

Ho fatto un mix tra quelle della mia Canon da combattimento, che davvero ne ha passate delle belle, e quelle del mio telefono, che da combattimento ci sta diventando, ma speriamo regga ancora un po’; generi e risultati completamente diversi, un solo scopo: raccontare qualche pezzo di quella città che ha la fama di andare sempre di corsa.

Ecco perché ho chiesto un po’ di pazienza a Sydney, che quando ci tengo ad un appuntamento non mi va di fare di fretta; con questa fantastica ragazza dell’altro emisfero ci siamo quindi guardate in faccia e abbiamo deciso che potevamo aspettare un po’ ancora: la voglia di sentirsi è sempre tanta e qualche giorno non ci frega (eh, l’amore quello vero).

Nel frattempo spero di riuscire ad ingannare un po’ quest’attesa struggente con qualche flash da sotto casa: niente spiagge bianche o animali strani che qui non siamo troppo abituati, ma una buona dose di ferraglia e qualche punta di degrado, che devo dire ha sempre il suo fascino.