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BIT2013: le mie impressioni semiserie a caldo

Diverse persone mi hanno chiesto nelle ultime ore com’è stata la BIT quest’anno, la risposta è sempre quella: un po’ deludente, poco movimento.

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Io ci sono stata di sabato, primo giorno di apertura al pubblico, e mi ricordo che fino ad un paio di anni fa se volevi vedere qualcosa dovevi farti largo tra la folla a sportellate; ieri niente di tutto ciò, francamente.

Questo però non vuol dire che non ci sia stata la possibilità di fare un po’ di quell’human watching che a me diverte troppo.

Ecco quindi per voi le mie imperdibili considerazioni tecniche su espositori e viandanti.

ESPOSITORI – LE MENZIONI SPECIALI

Il premio per il più casinista va ai ragazzi di Cuba, che hanno imbastito un vero e proprio ballo di gruppo fuori dallo stand.
Voto 10 al marasma che sono riusciti a creare.

Cuba!

Il premio eleganza va ai tangueros argentini, che si libravano leggeri in uno stand affollato più che altro perché offriva comodi posti a sedere.
Voto 8 alla capacità di dribblare il visitatore.

Il premio miglior sorriso va alle ragazze dell’Ethiopia, che se le vedevano quelli degli stand del turismo dentale le rapivano come testimonial.
Voto 9 alla resistenza dei muscoli facciali.

Il premio ragazzi yeah va ai mezzi surfisti delle Baleari e alle loro facce di plastica a caccia di adolescenti da incantare con scenari notturni apocalittici.
Voto 7 al gel che reggeva le pettinature.

Il premio finchè ce n’è va agli espositori della Grecia, che in barba alla crisi se la mangiavano e bevevano allegramente, rimpinzando anche i passanti.
Voto 9 all’Ouzo, che personalmente detesto, ma che a quanto pare metteva allegria.

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VIANDANTI – FENOMENOLOGIA DI CHI PASSA

Di seguito le mie personalissime considerazione sui tipi umani nei quali mi sono imbattuta per qualche ora: in sostanza, che viaggiatori ci sono alla BIT?

Coppie di ragazzi che sognano il viaggio di nozze: puntano solo le mete altrimenti impossibili, sognando all inclusive all’insegna di welcome cocktail con ombrellino d’ordinanza. Sono gli stessi che trovi in metropolitana e lui non ha la minima idea di dove andare, così si affida a lei che legge tutti i cartelli, pubblicità comprese, sperando di imbroccarla giusta.

Pensionati alla caccia della crociera: questi sono felici a prescindere perché in pensione ci sono arrivati, così si aggirano alla ricerca di qualche nave che li scorrazzi possibilmente nel Mediterraneo quando non fa troppo freddo. Sono gli stessi che si bevono l’Ouzo allo stand della Grecia.

Quelli che cercano un gadget o del cibo: in realtà del viaggio non gliene frega poi molto, l’obiettivo della giornata è quello di tornare a casa con qualche cianfrusaglia da non utilizzare mai e con la pancia piena senza dover fare la coda al bar. Ammiro la costanza che mettono nell’impresa, nonché la dedizione.

Gruppi di adolescenti che per un week end scelgono un posto alternativo per farsi due vasche, che magari qualcosa di buono ci salta pure fuori. Sono gli stessi che si fanno affabulare dai ragazzi delle Baleari e che fanno la coda per un Camogli all’ora di pranzo, che anche se non siamo per strada ci sta sempre bene.

I forzati del trolley pieno di depliant, che si trascinano stoicamente l’ingombrante fardello. Magari poi non andranno da nessuna parte, ma chi vi dice che il loro viaggio non sia già questo?
Il che per me è solo motivo di ammirazione.

Questo è quello che ho trovato, non so che ne pensate, ma sarei curiosa di scoprirlo!

E a dire il vero ho trovato anche una bellissima mostra fotografica, “I luoghi oscurati”, che mi ha fatto morire d’invidia come sempre quando ho a che fare con scatti dell’altro mondo (e qui parlo di occhio e soggetti), ma questo è un altro paio di maniche!

I luoghi oscurati

“Mai rassegnarsi ad una vita di quieta disperazione” [Thoreau]

Quello di oggi è un post di getto e non c’entra proprio niente, ma va bene uguale.

Riflessioni in ordine sparso sul concetto di equilibrio?
Può essere.

Ci sono giornate che frullano e fanno perdere la centratura (quanto mi piace sta parola), meno male; quando senti dire che la vita è come una bicicletta e che per starci sopra ti devi muovere, non è che dicono stronzate.
Einstein ne avrà anche dette di stronzate, glielo auguro, ma questa della bici vale quanto eugualeemmecidue e magari gli hanno anche dato del pirla.
Forse non sapevano andare in bici.

Personalmente, questa cosa dell’equilibrio dinamico mi affascina non poco, quindi lascio fare.

Il trucco sta nell’indossare la miglior faccia da schiaffi una volta che il frullatore si ferma (sì, tanto quando sei dentro chi ti vede, vale la pena godersela) e poi andare via con nonchalance e con quel paio di domande che un po’ prudono; le risposte arriveranno dopo.

E’ bello tornare a casa e chiudere tutto l’arsenale di fuori: la ferraglia pesa e dà fastidio.
E’ bello stare finalmente per i fatti tuoi e capire che la vita, a permetterglielo, è qualcosa che ti passa dentro con furore facendo dei casini bestiali, ogni maledetto giorno.

Strano mix di razionalità, incoscienza, fiducia, che poi uno mette insieme come gli pare.

Razionalità perché dai, è chiaro che i conti col lato pratico dell’esistere bisogna farli: non vivendo sotto lo stesso tetto di Hansel & Gretel (se lo sono mangiato), i piedi nella terra vanno tenuti e se posso scegliere, senza scarpe, che mi piace troppo.

Incoscienza perché con quale altra faccia si può guardare l’ignoto?
Ho letto che per fare un passo avanti bisogna per forza perdere l’equilibrio almeno per un attimo: bingo.
E’ un po’ come abbandonare l’attrezzatura che ci portiamo appresso per provare a prenderne di nuova lungo la strada; il rischio è quello di non trovarne nemmeno a noleggio, vero, ma a disfarsi del vecchio non sempre si fa peccato.

Fiducia nell’incoscienza.
Alla soglia dei trentuno mi fido del mio lato fuori di testa molto più che di quello razionale: mi ha strappato di dosso il grembiulino bianco e mi ha trascinata in casini che metà sarebbero anche bastati, ma quanta attrezzatura abbiamo raccolto per strada insieme!
E quanta ne abbiamo buttata, appunto.

E adesso sono qui che penso a quanto sia idiota incazzarsi per cose di cui alla fine te ne frega zero, ma penso anche che fa parte del gioco, perché senza incazzatura questa sera non mi sarei fermata un po’ di più coi miei pensieri (carini loro, a reclamarmi in questo modo).

E’ bello perché ti scopri che dentro bruci e che fuori scotti.
Ed è bello perché vai a letto con questa cosa addosso che ti obbligherà a svegliarti ogni mattina con lo stesso entusiasmo del primo giorno di scuola, e con la convinzione che sarà una giornata meravigliosa.
Come si fa a sapere?
La risposta è banale, e come tutte le cose banali, complicatissima.
La meraviglia non aspetta lì fuori, si nasconde; si nasconde nell’occhio che usi per guardare, ma una volta che la becchi…beh, è amore per tutta la vita.