Non sarà la Scala, ma è pur sempre un modo per calare il sipario: ancora su Milano.

Questa è stata una settimana dedicata a quella che mi capita di spacciare come “una delle mie città” e chi viene costantemente spammato dai miei post e commenti dev’essersene accorto, temo.

Prima la BIT, di cui ho parlato proprio qui (a proposito: ma in quanti l’avete letto questo post?!? Pazzesco), poi la Social Media Week con un panel sulla fotografia e ieri un post su Blog di Viaggi.

A questo punto mi chiedo perché farsi mancare una gallery di fotografie, tanto ormai.

Ho fatto un mix tra quelle della mia Canon da combattimento, che davvero ne ha passate delle belle, e quelle del mio telefono, che da combattimento ci sta diventando, ma speriamo regga ancora un po’; generi e risultati completamente diversi, un solo scopo: raccontare qualche pezzo di quella città che ha la fama di andare sempre di corsa.

Ecco perché ho chiesto un po’ di pazienza a Sydney, che quando ci tengo ad un appuntamento non mi va di fare di fretta; con questa fantastica ragazza dell’altro emisfero ci siamo quindi guardate in faccia e abbiamo deciso che potevamo aspettare un po’ ancora: la voglia di sentirsi è sempre tanta e qualche giorno non ci frega (eh, l’amore quello vero).

Nel frattempo spero di riuscire ad ingannare un po’ quest’attesa struggente con qualche flash da sotto casa: niente spiagge bianche o animali strani che qui non siamo troppo abituati, ma una buona dose di ferraglia e qualche punta di degrado, che devo dire ha sempre il suo fascino.

Milano, Social Media Week 2013

Nokia presenta: fotografia e mobile, oggi tutti possono essere fotografi.

Questo il panel che ho seguito durante la Social Media Week 2013 a Milano.
La discussione è iniziata con un dubbio: forse questo titolo andava concluso con un punto di domanda, piuttosto che con un punto fermo, ed è proprio la riflessione che vorrei fare qui.

Social Media Week 2013, Milano

Certamente sono cambiati i mezzi, probabilmente la tecnica, ma chiediamoci se poi è questa la discriminante.

Ricordo un aneddoto uscito dal cilindro della mia prof di storia dell’arte del liceo (curioso come certi flashback riaffiorino inaspettati) che ci aveva raccontato come Picasso, accusato di disegnare come un bambino, rispose prendendo carta e matita e senza proferire parola imbastì uno studio di mani da levare ogni dubbio (oltre che il fiato).

Ora il povero sprovveduto che il fiato ce l’aveva da sprecare forse ignorava che non avrebbe potuto fare complimento migliore al pittore spagnolo, ma il buon vecchio Pablo, che proprio anima pia non era, la sua bella soddisfazione se l’è tolta rispondendo con lo stesso registro.
E’ anche per questo che il personaggio mi piace troppo.

Tutto sto preambolo per dire che vanno bene le attrezzature e vanno bene le teorie, resta il fatto che il genio non è in vendita.
Non puoi comprare le mani di Picasso e non puoi comprare l’occhio di McCurry, non ce n’è.

Tutti possono essere fotografi, quindi?

No, vivaddio!
Però tutti possono scattare.

Ogni giorno vengono condivisi 5 milioni di fotografie su Instagram, e circa 300 milioni su Facebook.

I nuovi strumenti permettono a chiunque di avvicinarsi ad un mondo che spesso prima era troppo lontano: diciamocelo chiaro, una reflex come si deve non è alla portata di ogni tasca, uno smartphone costa molto meno.

I nuovi strumenti permettono ai grandi di percorrere strade non ancora battute: non avevo mai considerato con troppa attenzione l’idea che in realtà una macchina possa costituire un filtro o addirittura essere una barriera tra chi fotografa e chi è fotografato, ma in effetti è proprio così.

A tale proposito ho molto apprezzato l’intervento di Ruben Salvadori (tenetelo d’occhio, che secondo me lo sentiremo ancora), fotografo di professione, sì, fotografo, non “telefonista” del week end, che spiegava come in certi reportage dal sentore più intimo è importante evitare di sbattere un obiettivo in faccia al soggetto se lo si vuole mettere a suo agio, che altrimenti come puoi pretendere ti regali un pezzo  della sua anima.

Ma qui forse sconfiniamo nell’antropologia.

In ogni caso, non è che si deve per forza arrivare all’estremo del cellulare (tipo di reportage che in Italia tra l’altro non ha ancora mercato, ma mi sono segnata dei nomi: prometto che posterò i link dei loro lavori perché mi hanno impressionata), sicuramente però va fatta una riflessione sul mezzo, che tale deve rimanere e nulla più, ma forse tante volte ce lo dimentichiamo e tendiamo a trasformarlo in un pretesto.

Giusto per essere chiari, non è che tutti i giorni a Malaga nasce un pittore, ma i colori sono sempre in vendita e a fare qualche scarabocchio senza pretese non si fa del male a nessuno.

Good night Milano :)

Viaggi, tatuaggi, pensieri e fotografie di Cabiria, una fissata con l'Asia, che ogni tanto scappa anche a Ovest.