Bali by the sea

Il valore del tempo

Questa settimana dovevo pubblicare altro, ma poi è successa una cosa: finalmente ho fatto una scelta, una di quelle che lasciavo lì da un po’.

Avevo già raccontato come vedo la vita, ma lo ripeto perchè secondo me in questo momento ci sta bene.

Io la vita me la immagino come una barca: siamo noi a guidarla, ma dobbiamo ricordarci che non possiamo controllare tutte le onde del mare che ci circonda, e soprattutto che non possiamo cambiare le correnti: ce ne dimentichiamo spesso, così buttiamo tempo ed energie nel tentativo di riuscirci.
Possiamo però scegliere la rotta, e mantenere ben saldo il timone: non abbiamo il diritto di mollarlo, mai.

Strada facendo, ci conquistiamo gli strumenti per affrontare il nostro viaggio: studiamo le carte nautiche, impariamo a riconoscere i venti e ci circondiamo di un buon equipaggio, perchè se è vero che ognuno ha la sua barca da condurre, è anche vero che nessuno naviga mai solo.

Magari capita che per sopravvivere ad una tempesta l’unica via sia quella di lasciarsi trasportare dai flutti: non è mica un male, l’importante è non smettere mai di tenere d’occhio l’orizzonte, perchè il varco giusto per noi arriva sempre, ma se non lo cerchiamo, hai voglia a prendersela col destino.

Forse vi state chiedendo il perchè di questa crociera un po’ travagliata.

La mia navigazione non è mai stata di quelle troppo tranquille, non perchè mi sia capitata una barca sfigata o delle carte nautiche poco aggiornate, è che sono sempre stata brava ad andare a cacciarmi nei gorghi: quando so che non devo andare in un posto, io ci vado.
Lo dicevo a due cari amici lo scorso weekend: sono una che va avanti a mille fino a quando sbatte la faccia, perché finchè non sono sicura che fa male, io non ci credo, neanche se me lo dicono.

Di lividi ne ho collezionati parecchi, più che di tatuaggi, ma son tutte botte che alla fine mi hanno insegnato qualcosa, quindi a conti fatti direi che ne è valsa la pena, e che me ne farò degli altri (tu chiamalo, se vuoi, masochismo).

Qualcuno un po’ di tempo fa mi ha detto che prima o poi avrei dovuto scegliere dove andare, che non si può fare tutto; lì per lì non gli ho dato troppo peso, è che poi mi sono resa conto che quella frase mi è rimasta scolpita nella testa, ricordo perfino il suono di quella voce: tante cose rimangono lì in silenzio e poi all’improvviso esplodono con un gran fracasso.
Adesso a pensarci mi viene quasi da ridere, perchè in effetti l’ho scritto pure io non molto tempo fa, ma mica ci pensavo a quel momento, mi è tornato in mente dopo: “più passa il tempo, più mi convinco che per essere felici davvero basta fare una cosa soltanto, ma farla bene.” 

Negli ultimi mesi è successo che all’orizzonte ho avvistato un’isola bellissima, una di quelle con la sabbia bianca e il mare azzurro, dove il latte di cocco scorre a fiumi e Jack Sparrow taglia manghi col suo machete: il Paradiso, insomma.

Le stavo andando incontro sparata, convinta che fosse proprio quello il mio posto (a chi non piace il Paradiso?), e ce la stavo mettendo tutta per raggiungerlo, investendoci gran parte delle mie energie e del mio tempo.
Poi mi sono accorta che stavo andando contro la corrente, quella del mio modo d’essere.
Sono da sempre una maledetta fatalista e ai segni ci sto attenta: guardavo col binocolo, puntavo convinta, ma non mi spostavo granché, o almeno non abbastanza per le energie che stavo investendo.

Così l’altro giorno ho deciso di buttare il binocolo in mare, e anziché in giro ho iniziato a guardare la mia barca: non me la ricordavo così bella.
Le mie carte erano un po’ impolverate, ma quando le ho riprese in mano la polvere è volata via subito: sono ripartita seguendo il mio vento, senza farmi guidare dai miraggi, godendomi semplicemente il viaggio e fidandomi della mia corrente. Ho ricominciato a muovermi leggera.

Adesso so dove andare, o meglio, ho un’idea più precisa di chi voglio essere. 

Se c’è una cosa che ho capito dall’ultimo periodo è che se l’istinto ci dice che qualcosa non va, forse vale la pena dargli retta, e che non esiste un prezzo abbastanza alto per le nostre passioni: sono loro la misura della qualità del nostro tempo.

Magari capiterà che da queste parti non mi vedrete più con tutta questa costanza: nel caso, sarò impegnata a fare in modo che il mio tempo sia di qualità.
C’è un progetto a cui tengo molto e al quale finora non ho dedicato tutte le energie che si merita: ho deciso di non farlo più aspettare, così magari tra non molto riuscirò a farlo conoscere anche a voi, e mi direte anche lì la vostra.

Che poi, alla fine di tutto, se ci penso, il mio ideale di felicità assomiglia più a un paio di scarpe da trekking sporche di fango, che a un bikini unto di crema: che diavolo ci andavo a fare io su quell’isola?
Scusami Jack, niente di personale, ma io vado per i fatti miei.

“Liberatevi della zavorra, uomini!
Lasciate che l’imbarcazione della vostra vita sia leggera, carica soltanto di quello di cui avete bisogno: una casa accogliente e qualche semplice piacere, un paio di amici degni di questo nome, qualcuno da amare e che vi ami, un gatto, un cane, e una o due pipe, cibo e indumenti a sufficienza e da bere in abbondanza, perché la sete è una compagna pericolosa.
La barca sarà più facile da governare, e non sarà tanto soggetta a capovolgimenti, e se si capovolgerà non sarà così grave; la merce semplice e di buona qualità sopporta un bagno.
Avrete tempo per pensare oltre che per lavorare. Tempo per scaldarvi al sole della vita… tempo per ascoltare le melodie eoliche che il vento divino trae dalle corde del cuore umano tutt’intorno a noi… tempo per…
Scusate tanto. Divagavo.”
[Jerome K. Jerome, Tre uomini in barca]

Foto di apertura © Raffaele Angelillo

45 pensieri su “Il valore del tempo”

  1. Non credo di aver capito la direzione che ha preso la tua barca, ma visto il cuore e la passione con cui parli sono convintissima che questa volta il vento sarà favorevole e la corrente ti spingerà fino alla tua isola felice, e qualunque essa sia sarà quella giusta! (magari in valigia metti sia il bikini che le scarpe, non si sa mai 😉 )
    Comunque io ho come l’impressione che le “tue carte” non abbiano poi preso così tanta polvere, e il tempo mi darà ragione, intanto goditi la tua barca!!
    Buon viaggio Cabi :*

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  2. hai espresso esattamente la stessa cosa che mi sta frullando in tsta nell’ultimo periodo. CON LE STESSE PAROLE. quello che abbiamo pensato è IMPRESSIONANTE, e meraviglioso, ma fa anche paura(giustamente) buona fortuna 🙂

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  3. “Adesso so dove andare, o meglio, ho un’idea più precisa di chi voglio essere.”
    Io ho imparato che non so.
    E quindi ricerco, inseguo la conoscenza.
    E ciò che mi hanno insegnato, provo a tramandarlo.
    Questo è la vita, per me.
    Cercare di capire perchè si è, e quel che si impara raccontarlo agli altri.
    Perchè noi non siamo nulla, ma il tutto è nulla senza di noi.
    Sii felice…

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  4. Dopo aver letto questo post che sento così vicino ai miei pensieri, alle mie riflessioni di questi ultimi mesi, sono molto curioso di sapere dove hai diretto la tua rotta ora, ma sono sicuro che hai scelto il posto giusto.
    A presto (e spero che sarai comunque presente, da queste parti!)

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    1. Sarò presente di sicuro, ma magari con meno costanza. Il tuo libro è stato uno dei tanti pezzetti di strada che mi ha fatto riflettere, ti ho già ringraziato?
      La vicinanza di pensieri la sento anche io, spero di incontrarti presto, magari per un buon ramen! 🙂

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      1. E noi attenderemo!☺️ Quando si legge un blog vuoi o non vuoi ciò che scrive l autore è importante anche per chi legge. Perciò tutta la curiosità. Se non altro avere spunti su cui riflettere ė sempre positivo. 😀

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  5. Le tue parole mi scombussolano ancor più di quello che già vivo in questo periodo!!
    In bocca al lupo Cabiria… Qualsiasi sia il tuo nuovo progetto!
    Non è semplice capire dove voler andare e chi voler essere .. Sono molto molto felice tu sia riuscita !!!!!! Ma molto!!!
    Sinceramente a me ancora non è chiarissimo e finché non si hanno le idee chiare si vive un po in balia delle onde… A volte si mette un po’ la testa sotto coperta per evitare di vedere cosa sta accadendo … Cosa più sbagliata.. Ma spesso ci si ritrova a far la scelta più facile che non coincide con quella più giusta! ahimè !
    Bacio !!!

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    1. Vero! In genere la scelta giusta è quella più difficile e in effetti sto giro per me è stata un po’ sofferta, ma credo che ne varrà la pena! Ti saprò dire, intanto tu caccia la testa fuori e viaggia!

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      1. eggià..la più difficile!! provo…io provo a viaggiare.. ma a quanto pare ci si mette sempre un po’ tutto contro a impedirmi di far ciò che vorrei… VIAGGIARE! bah..riuscirò!! ❤

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  6. Un post bellissimo, palesemente scritto con il cuore. Hai usato parole che sento mie: “Se c’è una cosa che ho capito dall’ultimo periodo è che se l’istinto ci dice che qualcosa non va, forse vale la pena dargli retta, e che non esiste un prezzo abbastanza alto per le nostre passioni: sono loro la misura della qualità del nostro tempo.”
    Grazie per questo spunto di riflessione 🙂
    ps: che bella foto!

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  7. “..l’importante è non smettere mai di tenere d’occhio l’orizzonte…”…ci credi se ti dico che da poco anche io ho ripreso le mie carte polverose in mano e la polvere è andata via facilmente, anche dalla mia barca? Anche io tendo ad andare contro corrente e spesso un po’ il prezzo si paga ma si è più sereni e più coerenti con sè stessi…è questione di spirito.. Che poi vorrei capire dove è scritto e definito il limite tra la corrente e la contro corrente, ma in in questo mare, è vero, lo si capisce quando segui le onde o no. E’ una riflessione molto bella quella che fai, la comprendo e condivido in pieno.
    Sono curiosa del nuovo progetto, amo i nuovi progetti. E i nuovi incontri soprattutto se so già che conoscerò valide persone. Quindi che sia il ramen a Firenze, un ritorno ai colori del Marocco o un giro sulle nostre barche, io ci sto.

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  8. Devo ammettere di provare un po’ di invidia…la mia barca è in preda alle correnti più bizzarre, forse perché ancora non mi sento pronta a dire: ok, farò così!
    Per adesso navigo verso l’isola che non c’è…chissà che non ci si incontri tra le onde! 🙂

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