L’altro giorno ci hanno detto che il racconto di una vita è l’eredità migliore che possiamo lasciare agli altri: non si tratta di grandi storie che cambieranno il destino dell’umanità, è una faccenda molto più seria, si tratta di piccoli tesori da custodire a ogni costo.
Il racconto di oggi inizia in Grecia, con un ragazzo di vent’anni mandato a Samosper assecondare i piani di gente più grande di lui: è il 1942, e in tanti vengono costretti a mettere da parte la loro storia per andare a combattere per quella di qualcun altro.
L’8 Settembre del 1943 arriva finalmente l’annuncio dell’armistizio con gli Alleati, ma proprio ora che il peggio sembra passato, l’esercito italiano si dissolve e rimane senza una guida. Iniziano i primi episodi di Resistenza contro i tedeschi.
Anche i ragazzi in Grecia si ribellano e resistono, ma alla fine vengono sopraffatti da un’alternativa terribile: unirsi all’esercito nazista, o arrendersi alla prigionia.
La Moschea di Fatih è stata la prima moschea costruita a Istanbul, e quanto a importanza supera la ben più nota Moschea Blu: è ufficialmente la mia preferita, ma purtroppo non è importante per questo.
E’ importante perché fu costruita da Mehmet II il Conquistatore nel momento della presa della città, quando Istanbul si trovò a dover abbandonare la propria fede cristiana a favore della dottrina islamica (Fatih vuol dire appunto “conquistatore”, anche se adesso questo termine viene usato come nome proprio). Non fu un caso che questa moschea prese letteralmente il posto della chiesa dei Santi Apostoli, all’epoca la chiesa più grande della città, più grande di Santa Sofia, tanto per capirci: venne costruita proprio sulle sue rovine.