Salar de Uyuni | foto di Stefano Frigerio

Panamericana: on the road con Stefano Frigerio

“Il viaggio esiste solo nel passato e nel futuro, è difficile apprezzarlo nel presente, necessita di una certa distanza, un distacco temporale che permetta di metterlo a fuoco. O di immaginarselo.”

Un giorno Stefano decide che le sue certezze non gli bastano più, così a 29 anni, con un lavoro a tempo indeterminato a Santiago del Cile, chiude tutta la sua vita in uno zaino e si incammina verso nord, destinazione Vancouver, con un’unica regola: niente aerei.
La strada invece è quella più lunga del mondo, la Panamericana.

Panamericana | Stefano Frigerio

Panamericana è il racconto dell’esperienza di un ragazzo che parte con le parole del suo scrittore preferito in testa, quel Kerouac che dell’on the road ha fatto uno stile di vita, e con un intento ben preciso: capire veramente il Pacifico, surfando le sue onde.

“Dopo aver vissuto a Vancouver e Santiago avvertivo il bisogno di vedere cosa ci fosse in mezzo. In che modo città così differenti e lontane possano coesistere sulla stessa lunga linea.”

Con l’oceano sempre accanto a fargli compagnia, Stefano si imbatte nelle diversità e nelle contraddizioni di un continente intero, raccontandole nelle loro sfaccettature e andando oltre i luoghi comuni, buoni alla fine per uno spot pubblicitario, o per una stampa sopra una maglietta.

E’ una lettura che scorre veloce, e personalmente mi è venuto spontaneo immedesimarmi nelle avventure di questo ragazzo partito dalla provincia di Lecco alla scoperta del mondo: sarà che siamo figli dello stesso lago?

Forse più che del lago si tratta della semplicità a tratti disarmante (che nella parte iniziale sembra quasi ingenuità) con cui Stefano racconta quello che gli capita lungo il cammino, e quello che gli passa per la testa.
Davvero è impossibile, per chiunque abbia intrapreso un viaggio zaino in spalla, non riconoscersi in almeno uno dei suoi dubbi, delle sue difficoltà, o in una di quelle gioie semplici di cui sa godere chi decide, anche solo per un periodo, di concentrarsi sull’essenziale.

“Uno pensa ad un viaggio on the road come ad un episodio del National Geographic. Ad animali esotici e lunghe camminate con macchina fotografica a tracolla e bastoni telescopici. A volte facciamo anche queste cose. Ma spesso è bello stare in casa, la nostra casa temporanea, a leggere un libro e bere una tisana.”

Quello che più mi ha colpito di questo scritto è il viaggio che Stefano fa dentro di sé: la persona che parte da Santiago non è quella che arriva a Vancouver; le sue riflessioni, le parole che sceglie per metterle sulla carta, i suoi atteggiamenti e le sue priorità cambiano radicalmente man mano che i chilometri scorrono sotto le ruote di un pullman, man mano che le onde passano sotto la tavola.

“Amo ogni secondo di questo viaggio anche se mi sta violentando dentro. Sto vedendo troppe cose ed aprendo troppo gli occhi su una realtà che non mi piace.”

Quella tavola sudamericana che Stefano si porta sottobraccio anche quando il Pacifico è lontano, in posti dove le persone lo guardano un po’ così perché che ci farà mai con quell’aggeggio se l’acqua non c’è?

Qui l’immagine che mi è venuta in mente è di quelle forti: non ho potuto non pensare a Ulisse, alla famosa profezia di Tiresia, nella quale l’indovino rivelò al viaggiatore per eccellenza che sarebbe tornato a casa soltanto dopo essere arrivato al limite estremo, in un paese così lontano dal mare che le persone avrebbero scambiato il suo remo per un ventilabro.
Stefano non ha un remo, ha la sua tavola, ma non è questo che conta.

Stefano è partito per capire il Pacifico, ma secondo me alla fine ha capito molto di più che un oceano con le sue onde lunghe.

Ah, qui non l’ho nemmeno accennato e probabilmente non serve neanche, ma lo sfondo di questa storia è di quelli da togliere il fiato: paesaggi incredibili, civiltà precolombiane, miseria, splendore.
Ho letto questo libro tornando dalle Filippine e davvero mi è sembrato di essere là, anche io sulla strada, tra il mitico Salar de Uyuni e il cielo del Messico.

Stefano, aspetto il seguito, ormai l’hai detto!

[Nella foto di apertura, il mitico Salar de Uyuni, appunto. L’autore immagino non ci sia bisogno di specificarlo!]

 

2 pensieri su “Panamericana: on the road con Stefano Frigerio”

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