Istanbul è un’accozzaglia: di persone, di culture, di stili di vita.
Qui ho scelto la mano di Fatima perchè è un simbolo che rincorre chiunque percorra le vie della città, e che va al di là di ogni credo. Amuleto per gli ebrei, i musulmani, i cristiani d’oriente, in realtà ha una storia che affonda le radici in epoche ben più remote, dove i culti venivano celebrati a favore di un’unica grande divinità: la divinità dell’amore.
Mi piace pensare che la mano di Fatima sia un po’ l’amuleto di tutti quelli che ancora oggi ci credono.
Ho iniziato a viaggiare fin da piccola per “colpa” dei miei genitori, che non ringrazierò mai abbastanza (ecco, magari quando spendo troppo per i biglietti aerei li ringrazierei un po’ meno, ma va bene uguale): con loro ho girato mezza Europa, probabilmente anche di più, a pensarci bene.
Quando hai quindici anni o giù di lì e ti capitano due genitori del genere, non ti rendi proprio conto che hai una gran fortuna, magari pensi che sarebbe stato meglio andare al mare, che a restare con gli amici di sempre ti saresti divertita di più alla faccia dei viaggi, e che a lasciare a casa il fidanzatino poi chissà se lo ritrovi: in certi casi è sempre meglio stare sul pezzo.