Quando ho messo piede a Kuala Lumpur sono rimasta a bocca aperta.
Sono arrivata in città che ormai era buio, con le luci dei grattacieli a disegnare uno skyline che non mi sarei immaginata mai: viaggiavo sul sedile posteriore di un taxi, il naso praticamente schiacciato contro il vetro, e sapete qual è stata la prima cosa che mi è venuta in mente davanti a tutta quella roba?
Sono tornata dal mio ultimo viaggio con una carica che nemmeno io mi aspettavo, e i poveretti che mi circondano se ne devono essere accorti: temo di aver stressato parecchio con questa storia.
Qui cercherò di farla breve, magari ci si pensa più avanti, quando i fumi degli incensi, dei gas di scarico e di tutto quello che ho respirato in un mese d’Asia avranno smesso di fare il loro effetto.