“Ho fotografato quello che mi capitava sott’occhio, senza ricerca né distinzione; i ricordi sono figli del caso, solo gli imbroglioni hanno la memoria in ordine.” [Daniel Pennac, La passione secondo Thérèse]
Parigi l’associo da sempre ad uno scrittore conosciuto tanti anni fa, quel Daniel Pennac del famigerato ciclo dei Malaussène.
Dico famigerato perché i Malaussène sono una famiglia di matti veri, la tipica tribù border line.
Quando si nasce al confine tra tre province un po’ di casino addosso rimane sempre: ci si chiede qual è la propria collocazione precisa nel mondo e alla fine ci si arrende al famigerato spirito cosmopolita, che forse è un po’ un modo per dire che vale tutto.
Io mi ci arrendo spesso, confesso, e forse questa scusa non è poi così campata per aria.
Oggi volevo pubblicare qualcosa sul Galungan appena trascorso (non è una parolaccia, non sono così ricercata negli insulti), ma poi ho detto no, sistemiamo un po’ di foto e facciamo una bella gallery di New York, che ci sta sempre bene.
Alla fine è successo che me ne sono stata a casa per una giornata e sono andata a fare un giro.