Sono stata in Irlanda tre giorni, per un weekend lungo: i primi due li ho passati nella capitale, il terzo invece tra Dark Hedges, Giant’s Causeway e la zona di Carrick-a-Rede.
A dire il vero non avevo mai pensato più di tanto a questo Paese ma, complici la comodità (da Orio al Serio) e il costo dei voli per Dublino, ho deciso di lasciarmi tentare.
Dublino mi ha conquistata subito, nonostante il suo benvenuto al profumo di pioggia.
Mi è piaciuta per la sua atmosfera di città raccolta, a misura d’uomo, a “portata di piede”: probabilmente per vedere le cose più importanti basterebbe un giorno solo, per godersela un po’ invece ce ne vogliono almeno due, come minimo.
E quando ci domanderanno che cosa stiamo facendo, tu potrai rispondere loro: NOI RICORDIAMO.
Ecco dove alla lunga avremo vinto noi. E verrà il giorno in cui saremo in grado di ricordare una tal quantità di cose che potremo costruire la più grande scavatrice meccanica della storia e scavare, in tal modo, la più grande fossa di tutti i tempi, nella quale sotterrare la guerra.
[Ray Bradbury]
Niente succede per caso.
Ammetto che questo, quando a fine Luglio ho cancellato per sbaglio la mia prenotazione per Hiroshima, non è stato proprio il mio primo pensiero, ma il secondo sì.
Dopo un attimo di panico, ovviamente.
Vi risparmio il delirio che ha segnato i giorni che hanno preceduto la mia partenza per il Giappone, fatto sta che poco prima di salire sull’aereo per Tokyo stavo ancora cercando un posto dove dormire a Hiroshima (la mia seconda tappa giapponese) senza farmi spennare, perchè il problema vero era quello. Poi ho trovato il World Friendship Center.