Reclining Buddha Bangkok

Le posizioni del Buddha, tra asana e mudra.

Questo pezzo nasce da una domanda che mi hanno fatto quand’ero in Thailandia la scorsa estate: ma il Buddha non stava seduto?

A sollevare il dubbio una foto, scattata all’interno del Wat Pho di Bangkok.

Reclining Buddha Bangkok
Reclining Buddha, Bangkok

Il soggetto in questione è il famosissimo Reclining Buddha, una delle statue più impressionanti che abbia mai visto: bisogna ammettere che fa un certo effetto, direi quanto il “SanCarlone” di Stresa (lui però se ne sta in piedi).

Quindi no, il Buddha non sta solo seduto, abbiamo le prove, ma come altro sta?

L’iconografia conta di base quattro posizioni del corpo, o asana, che prese così sarebbero anche poche.
E’ che poi queste asana si combinano con diverse mudra, le posizioni di mani e piedi, ed è un attimo a perdersi.

Ma niente panico, qui facciamo le cose facili e andiamo per asana (sì, come nello yoga!).

Il Buddha che cammina

E’ essenzialmente simbolo di protezione per i suoi discepoli, colui che dona benevolenza e allontana la paura; queste rappresentazioni fanno riferimento alla vita da profeta di Siddharta.

Il Buddha in piedi

Il Buddha in piedi è colui che insegna, e una delle raffigurazioni più diffuse di questo gruppo, conosciuta col nome di vitarkha mudra, è quella relativa al primo discorso fatto in pubblico: è proprio in questa occasione che Siddharta associa alla sua dottrina (dharma) l’immagine della ruota.
Nel Buddha vitarkha è interessante notare la posizione delle mani, con pollice e indice che si toccano a formare un cerchio: è il dharmachackra, la ruota della legge.

Vitarkha mudra buddha
Vitarkha mudra, foto di Andrea (www.andreainthailandia.tumblr.com)

Il Buddha sdraiato

E’ appunto quello del Wat Pho, giusto per citarne uno ormai noto: le immagini di questo tipo sono relative all’ultima parte della vita del Buddha, quella dell’illuminazione, della morte e del passaggio al Nirvana.

Il Buddha seduto

Qui mi voglio fermare sulla bhumisparsa, che ci tengo in modo particolare e che probabilmente è la mudra più diffusa in assoluto.
Siddharta è seduto in meditazione sotto l’albero della bodhi e invoca la protezione della dea della terra contro le tentazioni di Mara, il maligno: la mano sinistra è in grembo col palmo rivolto verso l’alto, mentre la destra tocca il suolo (bhumisparsa letteralmente vuol dire chiamare la terra a testimone).

bhumisparsa mudra buddha
Bhumisparsa mudra, foto di Andrea (www.andreainthailandia.tumblr.com)

A volersi divertire, la bhumisparsa si può vedere un po’ come il condensato della più casalinga “Scuola di Atene”; Raffaello, per rappresentare il concetto di unico, ha dovuto scomodare sia Platone che Aristotele: il primo per indicare il cielo e il mondo delle idee, il secondo per puntare verso la terra.
Qui invece il Buddha se la cava da solo: non per niente lo chiamano illuminato!

Per quello che vale, la bhumisparsa è la rappresentazione che preferisco, proprio perché è il simbolo di una forte connessione della mente con gli elementi del mondo intelligibile, che poi se vogliamo è uno dei cardini del buddhismo, oltre che uno dei motivi per cui i templi buddhisti si sviluppano in larghezza anziché in altezza.
Niente astrazione fine a se stessa, insomma, ma qui mi fermo, che sto partendo per la tangente e poi non la finisco più.

bhumisparsa mudra golden buddha
Golden Buddha, Bangkok

Come si è capito, c’è un Buddha per tutti i gusti, ed è sempre interessante notare che nella maggior parte dei casi queste rappresentazioni si portano addosso i segni del territorio che le ospita, e delle sue tradizioni: penso ad esempio al Buddha che con le braccia tese invoca la pioggia sui campi di riso, tipico delle zone settentrionali della Thailandia.

Quello che le accomuna tutte è sostanzialmente il fatto che, a differenza dei Buddha cinesi, si tratta di figure snelle e dalle orecchie lunghe, dove le orecchie lunghe sono simbolo di ricchezza, testimonianze di lobi che si sono fatti carico di orecchini mica da ridere!

E si sa che delle origini di Siddharta si può dire tutto all’infuori che fossero umili, che se lo chiamavano Principe era per il sangue blu, non come quello argentino (grande Diego).

Ma credo che il bello di tutta questa faccenda stia proprio nel coraggio di scegliere, davanti ad un bivio, la strada in salita, per andare là dove tutti dicono di non andare.

Per Siddharta ha funzionato, ma secondo me funziona un po’ per tutti.

30 pensieri riguardo “Le posizioni del Buddha, tra asana e mudra.”

  1. ottimo post, molto interessuante, su un aspetto che suscita tante domande. Mi hai chiarito diverse cose… ma ammetto che sulla routard del Laos c’erano alcune pagine con disegnini davvero molto utili e quindi mi ero già fatto un po’ di cultura. Qui però abbiamo alcuni esempi concreti!

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    1. Grazie Patrick!
      A me i disegnini mancano, bello che la Routard abbia dedicato una sezione a questo argomento: queste guide mi piacciono sempre di più!
      Ho cercato di sfruttare l’esperienza sul campo e le conoscenze degli amici del posto, perchè in effetti è una cosa che mi incuriosiva, e secondo me è utile saperla 🙂

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  2. Che bello questo post Cabi! Passo da te e torno in Thailandia! 🙂
    Il Buddha Sdraiato è meraviglioso… confermo. Ho ancora il magone se ripenso all’ingresso nel templio.
    Ma tante cose le ignoravo assolutamente. Grazie 🙂

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  3. Sai, è incredibile la sensazione di capire da un dettaglio a cosa quel dettaglio appartenga.
    Solo dalla preview di wordpress ho pensato “Wat Pho!”
    Stupendo. Ci sono stato un paio di volte a distanza di anni, anche alla scuola di massaggio tradizionale nella parte posteriore,
    Io al contrario tuo (mannaggia a me!) ho sempre fatto pochissime foto.
    Ma ho i ricordi stampati in maniera indelebile nella mia personalissima camera oscura. E a distanza di anni la foto salta fuori come se fosse archiviata in maniera maniacale.

    Bellissima la storia dei Buddha. Bellissimo Siddharta. Stupenda Thailandia, terra dei Liberi.

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    1. Ma che bellezza leggerti!
      Alla fine, la camera oscura che citi è quella più importante, no? E sicuramente ha un archivio più ordinato di quello del mio hard disk!!
      Wat Pho è uno di quei posti inconfondibili: io ci sono stata solo una volta, ma conto di rivederlo presto perché hai ragione, la Thailandia è stupenda 🙂

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  4. Ma quante ne sai?!?!?!? 🙂
    Impressionante quello sdraiato, e lo dice una che ha ben presente il San Carlone di Stresa!!!

    Mi piace più cicciotto però, ad essere sincera!!! Quello cinese…
    Ci rifletterò su!
    Elena

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  5. Utile e interessante! (soprattutto per me che ho poca memoria e quando mi raccontano queste cose tendo a scordarle!)…in occasione del viaggio in Sri Lanka ci eravamo fatti una bella cultura in merito…ora ripasso tutto grazie a te! 😉

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    1. Quanto a memoria mi sa che abbiamo lo stesso problema: se mi scordassi carta e penna sarei morta!!
      Anche lo Sri Lanka deve offrire dei begli spunti in merito, bisognerà farci un pensierino!!
      Grazie 🙂

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    1. Namaste Claudia 🙂
      Ho provato a riassumere a grandi linee, ma le varianti sono tantissime, e se poi andiamo a scomodare anche l’aspetto geografico…davvero non se ne esce!

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    1. Vero, ma credo sia normale: l’imponenza distrae 🙂
      Poi se ci si ferma un attimo si scopre che anche dietro la posizione di un semplice dito c’è tutto un mondo, ed è affascinante!

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  6. Va bene anche se parti per la tangente, sono raffigurazioni molto interessanti, e nel loro significato c’è un messaggio. Grazie per averlo toccato con delicatezza e portato all’attenzione..

    Ieri stavo pensando che non vedo l’ora che riparti (immagino anche tu!).. stavo rileggendo alcuni post tra Bali, Cambogia, Thailandia ed India.. Brava Cabi, veramente!

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    1. Grazie Lucia!!
      Il rischio è quello di farmi prendere la mano, che di cose da dire ce ne sarebbero…ma cerco di controllarmi (almeno un po’) 🙂
      Sì, anche io non vedo l’ora di ripartire, strano eh?
      A presto 🙂

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