Navigare sui canali ad Amsterdam. Cabiria Magni

Amsterdam: quello che ho riportato a casa

Quando torniamo da un viaggio, il bagaglio non è mai lo stesso della partenza, se siamo fortunati pesa un po’ di più: è pieno di tutte quelle esperienze (più o meno belle) che rendono ogni percorso unico, irripetibile.

Navigare sui canali ad Amsterdam. Cabiria Magni

Tornando da Amsterdam, oltre alle caramelle dai gusti improponibili, nel mio bagaglio a mano ho infilato dell’altro: riflessioni, indirizzi, parecchie stupidaggini.

Adesso quello zaino lo svuoto qui con voi: ecco cos’ho riportato a casa.

Il profumo dell’Indonesia

L’Indonesia, si sa, è stata una colonia olandese (interessa a qualcuno che il mio insegnante di yoga a Bali è proprio di Amsterdam?), ma mai avrei pensato di trovare una presenza così forte a poche centinaia di chilometri da casa: tantissimi negozi e altrettanti ristoranti mi hanno ricordato in ogni momento la mia isola preferita.
Ora voi provate a immaginare la mia faccia mentre sopra un’insegna leggo toko, o mentre dentro un menù trovo i krupuk: una faccia da idiota, un po’ come quella del bambino che cerca in cielo il famoso asino che vola.
Stupida e felice, insomma.

A proposito di Indonesia vi segnalo il ristorante Sampurna, che si trova proprio davanti al mercato galleggiante dei fiori: è bellissimo. Non sono riuscita a trovare un tavolo perchè bisognava prenotare, ma vi garantisco che il profumo che c’era là dentro è proprio quello che ho sentito tante volte a Bali: quando tornerò ad Amsterdam, sarà anche per cenare qui.

Una cena da Wagamama

Wagamama è una catena di ristoranti con cucina asiatica: io di solito le catene le evito, ma in questo posto ho mangiato benissimo, e ne sto parlando entusiasta a tutti (ai poveri malcapitati in questione: sopportatemi, prima o poi finirà).

Ad Amsterdam ce ne sono tre e quello dove ho cenato io si trova di fronte ad uno degli ingressi del Vondelpark, nella piazzetta dove c’è anche l’Hard Rock Cafè (vi metto il link di Google Maps, così è più facile): vi assicuro che i gyoza di anatra e il gelato al cocco con mango sono da ricordare.
In realtà anche il ramen di pollo non scherza mica!

Wagamama: gelato al cocco con mango
Wagamama: gelato al cocco con mango
I ragazzetti dei coffeeshop

Il bello di rifare un viaggio a distanza di tanto tempo è che si guardano le cose con uno spirito diverso: se quindici anni fa non ci avevo fatto caso, adesso questi personaggi afflosciati dietro una qualche vetrina mi hanno fatto un po’ di tristezza, una tristezza tenera (sto invecchiando).

Questo discorso non vale per i locali più defilati, frequentati anche da professionisti e in generale da gente che non cerca lo sballo fine a se stesso, lì è tutta un’altra storia, ma solo per i locali in pieno centro, come quelli a ridosso del quartiere a luci rosse, che sono diventati la mecca del tipico adolescente che prende il volo per Amsterdam per un motivo solo, che generalmente non risponde al nome di Van Gogh (oddio, non so se nel menù c’è anche questa possibilità, adesso mi viene il dubbio).

Non è certo questo il luogo per fare una riflessione sociologica impegnata, quindi mi limito soltanto a dire che due domandine sul proibizionismo forse varrebbe la pena farsele.

Le piume di Piazza Dam

A leggere questo titolo penserete che quella afflosciata nel coffeeshop ero io e invece no, nel caso avrei potuto inventarmi di meglio, garantito.

L’immagine che mi riporto a casa di uno dei luoghi più iconici della città è quella di un cielo gonfio di piume, e di una marea di persone che se la danno di santa ragione a colpi di cuscino.
Alla fine della rappresaglia, poi, è stato bello vedere i litiganti abbandonare il campo con le loro acconciature degne della migliore Odette, pronti a svolazzare verso altri palcoscenici.

Le code dell’Heineken Experience
Heineken Experience Amsterdam Cabiria Magni
Heineken Experience

Ok, lo confesso, ho comprato un biglietto per l’Heineken Experience e un po’ me ne sono pentita.
A posteriori non lo rifarei: ho passato quasi tutto il tempo in coda, e più di una volta ho pensato seriamente alla fuga verso la libertà; c’è da dire che quel giorno era il sabato di Pasqua, e che probabilmente siamo stati in tanti ad aver avuto la stessa idea brillante.

Mettiamola così: bocciata, ma con riserva.
Se però qualcuno ha fatto “Experience” diverse per favore me lo dica, giusto per la cronaca, perchè il sospetto di essere stata un po’ sfigata ce l’ho eccome.

La casa di Anna Frank, da fuori

Io la casa di Anna Frank la volevo vedere sul serio, nel senso che ci tenevo davvero.
Ho provato a prenotare i biglietti online, ma non c’è stato verso: ho scoperto che bisogna farlo con un anticipo di mesi, a meno di arrendersi al pacchetto di una qualche agenzia che oltre la casa propone una serie di danni collaterali irrinunciabili, ai quali ho preferito rinunciare.

Sono andata allora direttamente sul posto, intenzionata a farmi un po’ di fila perchè la causa lo meritava, ma quando ho visto un serpentone umano avvolgere l’isolato intero (l’isolato, non la casa!), mi sono arresa.
Diciamo che a questo punto ho un altro buon motivo per tornare oltre al Sampurna.

L’allergia ai musei
Vado o non vado? Amsterdam, Rijksmuseum
Vado o non vado? Amsterdam, Rijksmuseum

Questa più che altro è una conferma: chi mi conosce lo sa, sono una che si diverte a stare in giro a cercare quello che non ha ancora trovato sui libri.

E’ una deviazione che ho ereditato da mio papà, ancora ricordo le sue fughe in solitaria mentre il resto della famiglia (me compresa all’epoca) entrava al Prado, o al Museo d’Orsay; da giovane ero più disciplinata, ma col tempo si peggiora sempre, lo sanno tutti.
Per scaricarmi la coscienza mi ripeto che tendenzialmente avrei anche già dato e quindi perchè ripetermi, e che comunque il museo è sempre un buon piano B in caso di pioggia.

Niente di personale insomma, non da pensare!

21 pensieri su “Amsterdam: quello che ho riportato a casa”

  1. E pensare che io fino a qualche mese fa avevo sempre ingiustamente “snobbato” Amsterdam considerandola un meta per giovani in cerca di un po’ di trasgressione, e invece mi sono ricreduta! L’ho trovata molto affascinante.
    Comunque ci devo tornare anche io per visitare la Casa di Anna Frank (ho desistito come te quando ho visto la coda).
    Bel racconto, compimenti!

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  2. L’allergia ai musei io ce l’ho da un bel po’, semplicemente perché credo che ognuno di noi dovrebbe ascoltare il proprio cuore e i propri interessi. Il fatto che io non voglia visitare i capolavori dell’arte non significa che ne rinneghi il valore, assolutamente. Solo che come dici tu, anche a me piace di più “guardarmi intorno” 🙂 Per la casa di Anna Frank io acquistai parecchio tempo prima i biglietti online.. Ma posso essere sincera? Secondo me è un po’ deludente..

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    1. La penso esattamente come te Marika 🙂
      Sai che non sei la prima a dirmi questa cosa della casa di Anna Frank? Adesso mi fate venire il dubbio…
      E intanto mi hai confermato che i biglietti vanno presi con grande anticipo, io ci ho pensato solo qualche giorno prima e ormai era troppo tardi :/

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  3. Ultimamente sto sviluppando anche io questa strana allergia ai musei, sai Cabi? E pensare che non me ne sono mai persa uno tra quelli super famosi… ultimamente preferisco visitare “altro” e ti capisco perfettamente! Amsterdam mi manca e leggo tra le tue parole sensazioni che non avevo mai riscontrato… prendo appunti e chi lo sa 🙂

    p.s.: ramen? Hai scritto ramen??? *_*

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    1. Ho scritto ramen!! Devi andare a provarlo 😉
      Anche io prima ero più da museo, ora invece sono più…da sensazione, come dici anche tu.
      E Amsterdam me ne ha regalate di bellissime!

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  4. Una piuma leggera nell’aria di Amsterdam… un variopinto e sgargiante navigante…. statici dischi in vinile su cassoni usurati…odori e angoli orientali… l’incrociare i miei passi volutamente erranti nelle tue belle impressioni di questa apprezzata città, mi strappa -ora- un sorriso di ricordi spensierati. Mi è cara questa lettura… grazie…

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  5. Cabiria sono una tua fan e lo sai però mi dispiace un sacco questa tua allergia ai musei! Saperti ad Amsterdam senza aver fatto una capatina da Van Gogh o dalla Lattaia di Vermeer mi stringe il cuore. Lo so che è una sciocchezza 😀
    P.S. sarà la quarta o quinta volta che provo a commentare. Se trovi doppioni, cancellali please!

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    1. Ciao Amina, ho sempre amato l’arte, in tutte le sue forme, ma davvero per “rinchiudermi” ci vuole un qualcosa di particolare, a livello di stimolo proprio: sono stata in tantissimi musei famosi, ma quello che mi colpisce di una città è quello che trovo tra le sue vie, è tutta un’altra emozione.

      Non escludo di fare una capatina da Van Gogh quando torno ad Amsterdam, ma stavolta, con quel bel cielo, ho preferito dare la priorità ad altro.
      Sicuramente è un mio limite!
      Magari col tempo cambierò ancora idea 🙂

      p.s. Non ti nascondo però che se dovessi tornare a Madrid, ad esempio, al centro de arte Reina Sofía entrerei di nuovo: quella è stata un’emozione fortissima, molto più del Prado (perdonami, sono fatta così!)

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  6. ovviamente…anche io..stesso cattivo rapporto con i musei, preferisco perdermi per le vie della città piuttosto che far file interminabili per entrare, star li accalcati davanti ad un’opera d’arte e poi tornare a casa e alla domanda “com’è Amsterdam” ?? rispondere “beh la mostra non male!. la città non l’ho potuta vedere perché ero in fila per entrare nel museo!”

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  7. Sono in sintonia con te sui musei:) Di solito li evito, preferisco vagare per la città per sentirla di piu mia. Posso dire di avere visto praticamente tutti i Musei di Roma, due volte il Louvre e altri sparsi in giro tipo Moma e Guggenheim. Ma in 3 volte a Londra non ho mai messo piede in un solo museo per esempio. Stesso discorso per Amsterdam, ma li è un po come andare al Luna Park, la voglia di impegnarsi è poca:)

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  8. Io ad Amsterdam c’ero stata in giornata in gita (da Bruxelles) e solo con un piccolo assaggio mi era piaciuta..
    Ho proprio voglia di tornare!!
    Sai che anche io con i musei sono come te?? Li lascio sempre per ultimi..preferisco godermi la città “all’esterno” prima – che sia estate o inverno – perchè mi piace perdermi nella sua vita..

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    1. Sì, uguale, preferisco anche io perdermi per le vie, piuttosto che chiudermi da qualche parte 🙂
      Dai, torna, è una città che ha tanto da mostrare, sicuramente la riscoprirai diversa anche tu 🙂

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