Impressioni di un viaggio a Ovest

C’è chi mi ha chiesto che effetto mi ha fatto venire qui dopo tanto tempo in Asia, che impressioni ho avuto.
C’è chi mi ha detto che confronti con l’Asia non ne posso fare, perché non c’entra niente: a me invece viene automatico farne, e non credo sia così sbagliato.

I colori di Antigua. Cabiria Magni, Guatemala
Antigua

Ho iniziato questo viaggio in un’esplosione di colori ad Antigua: tante volte avevo sentito dire “eh, i colori del Centroamerica”, ma non capivo. I colori ci sono dappertutto.

Poi però li ho visti: dice bene Raffaele, sono saturi, così tanto da sembrare finti, sembra che qualcuno ci sia andato pesante con Photoshop e invece no, sono proprio così.

Sarà colpa del cielo.
Ancora frastornata, mi sono spostata sul lago Atitlan con questa frase in testa:

“Il lago di Como, mi sembra, tocchi il limite del pittoresco, ma l’Atitlan è come il lago di Como con abbellimenti supplementari di numerosi vulcani immensi. Davvero eccezionale.”

lago Atitlan, Cabiria Magni, Guatemala
Il lago Atitlan durante la salita al vulcano San Pedro

 

Aldous Huxley probabilmente quando ha scritto queste parole non aveva incontrato i turisti strapponi che allo stato attuale ne popolano i villaggi tutt’attorno, rigando un po’ questo famoso pittoresco, proprio come una chiave che affonda in una portiera appena verniciata. Un fastidio tremendo.

Alle volte ho come l’impressione che noi brava gente abbiamo bisogno di andare a fare fuori quello che non possiamo fare a casa nostra
: piccoli e grandi atteggiamenti che ci concediamo senza chiedere il permesso a nessuno che tanto va bene così.

Beh, invece a me disturba, non va bene.
Ma lasciamo stare gli strapponi, perché la natura è davvero superba, Aldous ci aveva preso eccome.

È superba dai 3000 metri del cucuzzolo del vulcano San Pedro, ed è superba in un posto dimenticato da Dio ma non dagli uomini come Semuc Champey.

Semuc Champey, Cabiria Magni, Guatemala
Semuc Champey – vista dal mirador

 

A certe altezze, più che fisiche dell’animo, la natura riconcilia sempre.
Salendo a nord mi sono imbattuta nelle rovine Maya di Tikal: di quel giorno mi ricorderò l’attesa dell’alba, dall’alto dei 70 metri del Tempio 4.

Non me la ricorderò per il cielo che allo spuntare del sole si è colorato di arancione, proprio no, perché quel giorno era nuvoloso e non abbiamo visto una mazza. Me la ricorderò per i rumori.

Tikal, alba, Cabiria Magni
L’alba dal Tempio 4

 

Ce ne stavamo appollaiati lassù e sentivamo i giaguari, i tucani e le scimmie urlatrici, che tra gli altri si svegliavano dai loro sonni notturni: al rimbombare dei loro versi, sembrava che quel manto verde e umido sotto di noi respirasse. Sembrava che si muovesse piano, ma forse era il vento.

Quel giorno, all’alba, ho scoperto che cos’è il respiro della foresta e mi sono sentita molto piccola.

Le rovine di per sè non mi hanno impressionata: qui è scattato impietoso il confronto prima con Angkor e poi con Sukhothai, e non c’è stata proprio storia.

La stessa cosa mi è successa a Tulum: se a Tikal è la foresta a fare la differenza, a Tulum è il mar del Caribe; quello messicano è un sito che rimane impresso per l’abbraccio scintillante di almeno cinque azzurri diversi, per la sua posizione unica, da fotografare.

 

Tulum, Cabiria Magni, Messico
Le rovine di Tulum

E poi c’è la gente.

Prima di partire ne avevo lette di ogni su bandidos, varie ed eventuali: raccomandazioni shakerate con un po’ di sano terrorismo psicologico sull’evitare certi percorsi, soprattutto in certi orari. Già mi vedevo dire addio alla macchina fotografica, anche perché di più, passaporto a parte, poveretti non avrebbero potuto fregarmi.

Siamo tutti d’accordo che prudenza e buonsenso dovrebbero viaggiare sempre nel nostro bagaglio a mano, così non c’è la scusa che ce li hanno persi, ma questo vale fin da prima di partire: mai come ora sono convinta che più che fidarci di quello che leggiamo, dobbiamo fidarci di quello che vediamo coi nostri occhi.

cabiria magni, ritratto, Guatemala
Antigua, Parque Central

Non dico che situazioni del genere siano tutte invenzioni solo perché a me è andata bene, dico che basta un minimo di accortezza per vivere sereni, e per scoprire che il mondo in cui viviamo è un posto migliore di quello che sta scritto da qualche parte in giro. Poi, se capita, amen.

In due settimane non ho mai avuto strane sensazioni e non mi sono mai sentita in pericolo (ok, una volta me la sono fatta un po’ sotto, ma la racconto a parte), anzi: ho sempre incontrato persone sorridenti e pronte ad aiutarmi.

Ecco, molto banalmente, se c’è una cosa in cui trovo l’Asia e il Centroamerica molto simili, quella è il sorriso: è un sorriso diverso, sono atteggiamenti e modi di fare completamente diversi, è davvero un altro mondo, ma lo spirito di fondo, quello che mette in moto tutto, è lo stesso.

 

Antigua, ritratto, Cabiria Magni
Antigua, ritratto

Ma forse qui non è più solo questione di Asia e Centroamerica, alla fine è così dappertutto, è che purtroppo abbiamo la pazienza di accorgercene solo quando siamo in viaggio, in vacanza, quando rallentiamo i ritmi e lasciamo cadere un po’ di barriere che ci costruiamo addosso per proteggerci, ci apriamo un po’.

Ecco cosa mi ha regalato questo viaggio: la consapevolezza che davvero siamo noi a fare la differenza, sempre e comunque. 

Non importa da che parte andiamo, e non importa neanche se alla fine andiamo oppure no.
Siamo sempre noi.

17 pensieri su “Impressioni di un viaggio a Ovest”

  1. Il mio Amico guatemalteco aveva ragione allora…
    Te lo avevo detto che Tikal era una bella botta, non tanto per i resti architettonici, ma per ciò che si “sente”.
    E non solo acusticamente…
    Grazie per avermi portato con te/voi.
    Come sempre.
    Grazie…

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  2. Eccomi qui! In ritardo pazzesco a commentare … sono ancora in tempo?
    Eh beh, solita sintonia sulle sensazioni di viaggio … che non ci fosse confronto tra Tikal e Angkor te lo avevo detto, troppo superiore la seconda. Forse, con tutte le opportune distinzioni del caso, l’unico sito centroamericano in grado di competere con il sudest asiatico è Teotihuacan in Messico.
    Quanto poi alla giungla di Tikal, tutto vero: ci cammini in mezzo e hai l’impressione di essere osservato. Poi arriva il momento in cui ti rendi conto che non è un’impressione: sei veramente osservato! Ti rimane solo da sperare che non sia un giaguaro.
    Quanto al centroamerica in generale … so che mi creerò dei nemici nel dirlo, ma la mia esperienza personale, in estrema sintesi, è : Messico e Guatemala fantastici, Nicaragua, Costa Rica e Panama terribili.
    Ebbrava, bel tour e, se mi permetti, bella “penna” (intendo dire, ottima scrittura, a scanso di equivoci …).
    Ciao

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    1. Ciao Marco, è sempre bellissimo leggere i tuoi commenti! Non sei mai in ritardo, qui la porta è sempre aperta, ti aspetto quando vuoi 🙂
      Mi segno il nome del sito messicano: il Messico mi attira molto e vorrei dedicargli un po’ di tempo, credo che se lo meriti tutto.
      Quanto alle impressioni sul Centroamerica…non mi resta che andare a verificare! E comunque niente nemici: le impressioni sono sempre incontestabili, e le esperienze personali pure, quindi vale tutto.
      Grazie ancora per essere passato!

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  3. Bello veramente… Condivido molto il tuo modo di viaggiare e descrivere.. Grazie
    P.s.. Ho viaggiato molto soprattutto am.latina fino al 2007.. Poi bimbine stop.. Quando riprendero’… Soprattutto x l’Asia.. leggero’ bene i tuoi bei post

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  4. Hai proprio ragione! Siamo noi a fare la differenza.. E il viaggio credo ci aiuti a diventare più aperti, meno rigidi, più flessibili. Poi sta a noi imparare ed applicare questo modo di essere anche a casa nostra. Sempre bello leggerti 😊

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  5. Quando ero più piccola amavo fantasticare su tutti i posti del mondo che avrei voluto visitare;leggendo i tuoi articoli e vedendo le tue foto questo mio desiderio diventa sempre più grande! Quello che fai è una sorta di modello delle esperienze che ho sempre sognato di vivere e quindi ogni volta che scrivi qualcosa non vedo l’ora di leggerla. Tra l’altro scrivi davvero bene,le ultime frasi di questo post sono vere e davvero molto belle! ;D

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  6. A me il centro e sud America emozionano tantissimo, e vedere queste tue foto mentre leggo il post mi ha fatto venire i brividi di nostalgia e un po’ gli occhi lucidi. Niente di più vero per quanto riguarda le sensazioni personali e la percezione del pericolo: solo sperimentando di persona possiamo avere un’idea accurata di un posto e delle sue caratteristiche. Soprattutto se mettiamo tutta la prudenza dalla nostra parte. Bentornata!

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  7. È vero, spesso anche a me fanno terrorismo psicologico sui posti da visitare, e poi invece scopro tutta un’altra realtà. Sembra proprio che la gente ha paura di ciò che non conosce. A volte fatti spiacevoli possono capitare, ma del resto, un turista che viene a visitare l’Italia è immune dai pericoli?
    Comunque bellissimo tour! Anche questa volta non hai deluso le nostre aspettative di lettori! Ma del resto con un nome così importante non potevi mica deluderci!

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    1. Paolo sei troppo gentile 🙂
      Metterò anche l’itinerario con informazioni più fruibili, ma intanto mi piaceva dare le impressioni 🙂
      Sì, quello che non si conosce fa paura.

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