choeung ek killing fields cambodia

Le farfalle di Choeung Ek

Volano le farfalle a Choeung Ek, che già il nome pare poesia.

La loro è una compagnia silenziosa tra i sentieri di questo giardino dove ogni passo riesce a far sentire il suo rumore.
Choeung Ek è un giardino verde, un frutteto, con un fiume a scortarlo pacifico su tutto il lato lungo.
Un fiume che anche lui ha quasi paura di fare rumore e scivola in punta di piedi.

Choeung Ek

A Choeung Ek nelle giornate di sole i colori sono vividi e i profumi ardenti e fuggitivi come un amore d’estate. Si respira il verde della stagione delle piogge, che quando esce il sole si rimane a bocca aperta a guardare.

Il frutteto

Il fatto è che qui c’era puzza di ddt.
Ddt che maschera l’odore della morte.

Choeung Ek è un bellissimo giardino ora, prima era un campo di sterminio.
Durante i tre anni dei massacri del regime di Pol Pot, qui venivano annientate centinaia di persone al giorno; trasportate la mattina, riuscivano giusto a vedere l’ombra della notte, che non valeva la pena tenerle in vita più a lungo.

Le fosse comuni

Centinaia di persone massacrate con un martello, una pala, sgozzate con tutta la dolcezza della palma da zucchero, che certe vite non valgono nemmeno il costo di un proiettile, basta l’insospettabile crudeltà di un aggeggio preso in prestito dalla vita di tutti i giorni.

Banalità del male, assurdità del male.
Che forse è quello che fa sentire l’impotenza e fa arrabbiare.

Rabbia perché il piano allucinato di un criminale morto a casa sua con la BBC a fare da sottofondo ha permesso che centinaia di fosse comuni si riempissero, e che centinaia di bambini finissero col cranio fracassato contro un albero prima di rotolare in fondo ad una buca col resto dei cari.

L'albero dei bambini

Senza un perché.
O almeno senza un perché che abbia un senso.

Adesso c’è uno stupa a Choeung Ek, con 9000 teschi a guardare da dietro il vetro, la memoria di chi un futuro non ce l’ha mai avuto e non gli hanno detto il motivo.

Ecco perché nessuno fa rumore, basta il grido senza voce di quelle mascelle spalancate.
E bastano le farfalle, che volano dove gli alberi da frutto stanno crescendo di nuovo, verso un futuro che non puzza di ddt e che ha le radici immerse in un passato da non dimenticare.

Lo stupa

Per chi ne volesse sapere di più:

Choeung Ek – killing field
Choeung Ek è a meno di mezz’ora di tuk tuk da Phnom Penh, ingresso 6€ con audioguida in italiano.

21 pensieri su “Le farfalle di Choeung Ek”

  1. Ci andammo nel 2011, io e quella che solo dopo alcuni anni sarebbe diventata mia moglie. Ne rimanemmo storditi e inorriditi. Forse la cosa più assurda fu il contrasto tra quello che fù e quello che è ora, un luogo all’apparenza di assoluta pace.
    Inciampare ogni tanto in qualche osso o vedere stracci ormai sbiaditi spuntare dal terreno fa salire ancora ora, al solo pensiero, un brivido sulla schiena.
    Ne fummo sconvolti allora, ma ripensarci oggi, da padre, rende tutto ancora più drammatico.
    Sono capitato su questo post per caro, grazie per avermi fatto ricordare uno dei luoghi più significativi che abbia mai visitato.
    Buon prossimo viaggio.

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    1. Grazie a te per il commento, condivido e capisco tutto quello che dici, anche a me ha fatto lo stesso effetto.
      E’ un posto orribile, ma sicuramente da vedere.
      Buon viaggio anche a te!

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  2. Letto solo ora questo post. Ricordo bene le sensazioni che provai andando in giro per i campi di Choeung Ek. I passi pesanti, il silenzio irreale, le fosse comuni lasciate scoperte. Però ricordo anche che vidi un bambino che cercava di far volare un aquilone viola. Una sensazione strana: la morte che ti circonda e la vita che riprende.

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  3. Non è facile descriverlo. C’è un parco, delle collinette, un bel panorama. E’ difficile descrivere una terra bellissima ma impregnata di sangue. Ogni tanto vedi spuntare un dente, Un pezzo di vestito. E capisci che la brutalità umana non ha nessun limite.
    E lì c’è un silenzio che ti paralizza l’anima ed i piedi.
    Un abbraccio

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    1. Esatto, non è facile per niente, bisogna andarci per capire l’orrore, e l’assurdità. L’immagine delle farfalle mi è rimasta impressa, e ancora oggi è la prima che associo a quel posto, proprio perchè stride tantissimo, come stridono quei paesaggi con tutto quello che c’è stato.
      Un abbraccio a te!

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    1. Le strane sensazioni che si sentono a camminare laggiù..hai colto in pieno, è una questione di opposti, e di contrasti. Che non si sa come combinare.
      Esperienza forte, ma di quelle che bisogna 🙂

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  4. La leggerezza del tuo scrivere (molto brava sei) fa da contrappeso alla drammaticità dei luoghi. Io ricordo di non aver potuto frenare le lacrime, ma nonostante tutto ci tornerei per cercare ancora di capire quanto può essere malvagia la mente umana.

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  5. Ho letto il link che hai postato. Ho notato che perfino nel titolo é scappato un refuso che la dice tutta …”Ultra Communist Khmer Rough Regime (UCKRR)” dove hanno messo Rough al posto di Rouge come appare più avanti.
    Ad anni di distanza evidentemente la verità é ancora aperta… e come potrebbe essere altrimenti?
    Trovare una logica in tutto questo é assurdo, eppure c’era. Appresa dai libri in università europee mettendo in pratica l’impraticabile.
    Le farfalle non potevano scegliere un posto migliore…

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      1. È buffo perché ho notato la stessa tua cosa sul refuso. La ferita è aperta, ma ho notato grande voglia di fare e andare avanti; forse bisognerebbe parlarne di più nella nostra parte di mondo, che sono fatti passati un po’ in sordina.

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  6. Cabi un altro dei tuoi bellissimi post.
    Ha tutto il sapore della rinascita. Che quelle farfalle siano di buon auspicio.. perchè si può sempre ricominciare. REBORN.

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