writing on the ground in cambodia

Un viaggio che ha il sapore del lime

In attesa del mio volo per l’Europa mi ritrovo ancora alle prese coi sensi e direte: che menata questa qui!
Eh, non avete tutti i torti.

Il fatto è che stavo cercando un modo intelligente di spendere gli ultimi baht (e l’ho trovato: dried mango, sfido chiunque a far di meglio), così sono rimasta invischiata negli assaggi del duty free: rice crackers come se piovesse.

Di ogni gusto, li ho provati tutti e che lo dico a fare, ma quando sono arrivata all’ultima manciata (è sempre così, è l’ultima quella che frega) mi è venuto istintivo chiudere gli occhi: l’avevo già sentito quel sapore lì.

Candidasa view, Bali.
Candidasa view, Bali.

Ho chiuso gli occhi per fermare la sensazione e gustarmela un po’, che proprio non ne volevo sapere di lasciarla andare via: mi avranno presa per pazza, ma quello era il sapore di un viaggio intero, che ne sanno loro.

Mi si è presentato col vestitino frizzante dell’agrume, e che fosse lime oppure lemongrass chi se ne frega, tanto qui che sia uno oppure l’altro te li ritrovi in ogni dove, comunque.

Bene, nel marasma delle partenze, quel sapore mi ha strappato l’ennesimo sorriso.

Faces of Bangkok
Faces of Bangkok

Non era uno dei tanti sorrisi thai e non era nemmeno il sorriso della Cambogia, che non ne sarei proprio capace.
Era quel sorriso che più volte mi è capitato di pescare quasi a tradimento al posto dell’espressione un po’ imbronciata che indosso spesso quando vado in giro, anche se imbronciata non lo sono: sarà che intorno ai trenta anche i lineamenti decidono di accomodarsi a modo loro o sarà che sono così, un po’ selvatica, lo dico sempre e mica lo dico per niente.

Ground: the office I like most
Ground: the office I like most

Ci sono però dei momenti in cui il broncio d’ordinanza lascia il posto a qualcosa che riesce a farlo sloggiare con tutta la prepotenza di cui solo la dolcezza è capace.
Sto giro è stato il sapore di un viaggio.

Quel gusto di agrume che se chiudo gli occhi lo vedo.

Vedo il lime che se ne sta pancia all’aria in una vaschetta dove ci si lava le mani prima di pranzo, o che annaspa dentro il bicchiere di un mojito dagli ingredienti tropicali, che il buon Hemingway qualcosina da ridire secondo me ce l’avrebbe avuto.

Vedo il lemongrass che si fa largo tra il pollo dell’amok o nel latte di cocco, che lo becchi subito, appena sposti il coperchio di coccio: ci sono personalità che davvero non sanno cosa sia il low profile, vivaddio.

Ho attraversato frontiere e sono stata in tre paesi che ciascuno sapeva il fatto suo.

To Bukit temple, Bali
To Bukit temple, Bali

Ho ascoltato storie di divinità terribilmente umane, che uno non sa se consolarsi o se mettersi le mani nei capelli, quando i capelli ci sono.
Sono entrata in templi dove la pietra proprio non è capace di essere fredda e pare quasi di sentirla parlare.
Ho visto case galleggiare sulle foglie di fiori che i petali li hanno sacrificati a favore di vite migliori.

Floating villages, Cambodia
Floating villages, Cambodia

Ho guardato distese dall’alto di montagne più o meno sacre e ho sbirciato il cielo dal fondo della crudeltà umana, dentro una grotta nera del passato che l’ha abitata.

Ho visto fare il bagno in un fiume del colore della lava quando scotta.
Ho tirato il fiato quando dopo tanta miseria ho visto un pezzo d’asfalto, che in certi casi basta così poco a darti una pacca sulla spalla e chi se lo immaginava.

Mi sono riempita gli occhi del verde di un’isola che ha da subito strappato un posto d’onore tra i miei momenti più belli.

Mi sono scoperta a bocca aperta perché davvero non ricordavo quante fossero le stelle del mondo di sotto.
E a bocca aperta ci sono rimasta quando ho visto le stelle al neon dal 24° piano, che a certi tramonti urbani è difficile abituarsi.

Sunset in Bangkok (tks Andrea & Kevin!)
Sunset in Bangkok (tks Andrea & Kevin!)

Potrei andare avanti ancora, che è proprio quando ti fermi un po’ con gli occhi chiusi che riesci a vedere quello che hai attorno, e attorno ce n’è di ogni.

Ce n’è di ogni ma non sei spaventato e nemmeno confuso perché il profumo è uno solo e lo riconosci subito, e il sapore è il sapore di un viaggio, che magari pizzica un po’ sulla lingua, ma che senza proprio non ci puoi stare.

Girl @Angkor Wat, Cambodia
Girl @Angkor Wat, Cambodia

15 pensieri riguardo “Un viaggio che ha il sapore del lime”

  1. Ho scovato il tuo blog per caso..ma che fortuna direi!
    A parte le foto di posti meravigliosi che non so se vedrò mai di persona..ma mi piace come descrivi il tuo modo di viverlo il viaggio..col gusto, l’olfatto e la vista.
    Complimenti! Ti seguirò con piacere!
    Vale

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  2. Ti ho seguita su FB, ma un po’ abbandonata qua su blog. Grave errore perché è sempre un piacere leggerti.
    Molliamo tutto e giriamo il mondo. Tu scrivi e io faccio foto. Se poi troviamo qualcuno che ci paga, siamo a posto. Che ne dici?

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  3. ti ho immaginata in aeroporto al duty free mentre assaporavi e (cercando di fermare) il sapore dell’intero viaggio.
    E che viaggio!
    Ci hai fatto sognare.. altro che Pechino Express 😉

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    1. Che viaggio sì! Ancora adesso sto cercando di fermare tutti i pezzetti, che non ne voglio perdere nemmeno uno: queste settimane mi hanno dato tantissimo.
      E senza avere il maggiordomo: al confronto della marchesa sono una dilettante!!! 😉

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