Giappone: le prime impressioni al rientro

[Non ho mai capito il motivo di tanto entusiasmo attorno a questo Paese, poi ci sono andata.]

Domenica sera sono rientrata dopo tre settimane in Giappone, e a tutti quelli che mi stanno chiedendo com’è andata rispondo che è stato uno dei viaggi più belli fatti finora. Sbam!
La prima volta questa risposta è uscita da sola, sono stata io la prima a stupirmene. Poi, ripensandoci anche a mente fredda, mi sono resa conto che effettivamente è così.
Chi l’avrebbe mai detto.

Per le strade di Hiroshima al tramonto. Cabiria Magni, Giappone
Per le strade di Hiroshima al tramonto

Forse perchè per la prima volta non ho litigato con nessuno in viaggio?

Le mie sfuriate contro il fenomeno di turno che prova a fregarmi sono ormai ben note (Thailandia e India sono solo due esempi, potrei deliziarvi per ore): parecchi mi ci prendono in giro perchè in effetti faccio un po’ ridere, ma è più forte di me.
Come quando contratto fino allo svenimento per pochi centesimi, del resto (ho sentito qualcuno che ha detto “anche io!”).

Provate ad arrabbiarvi con un giapponese.
Non si può.

Tempio di Daishoin, Miyajima. Buddha. Cabiria Magni, Giappone
Tempio di Daishoin, Miyajima. Buddha

Innanzitutto perchè non proverà mai a fregarvi: piuttosto si auto-infligge le peggiori pene e soffre in silenzio trattenendo lacrime di dolore, ma non vi frega.
Poi perchè, siamo seri, come si fa ad arrabbiarsi con un giapponese? Sono teneri, gentili, educati.
L’unico giapponese che mi innervosisce da sempre è Giuliano, il gatto di Kiss Me Licia, ma lì temo sia colpa dello sguardo languido che gli hanno appioppato e del doppiaggio italiano, povera bestia.

Ma non è solo questione di arrabbiarsi o di sentirsi fregati, c’è molto di più: il Giappone è un Paese che offre tantissimo, che “riempie”, letteralmente.
Riempie così tanto che non mi sono intristita per il rientro perchè sentivo il bisogno di tornare a casa a metabolizzare, a far sedimentare le emozioni e i ricordi per non lasciarli andare via, per renderli parte di quella che sarò d’ora in poi (regola numero uno del viaggio: non tornare come sei partito, no?).
Troppa roba, da togliere il fiato, senza esagerare: paesaggi meravigliosi, luoghi fiabeschi che profumano di leggenda, metropoli futuristiche.
Manga, ramen.
Tifoni, surfisti.

C’è un Giappone per tutti.

Osaka, le luci di Dotonbori. Cabiria Magni, Giappone
Osaka, le luci di Dotonbori

E’ un Paese dove ognuno può cucirsi addosso il viaggio che più gli assomiglia, un Paese che va oltre ogni stereotipo; un esempio su tutti, il più importante: le persone.
Non ho incontrato il giapponese freddo e chiuso che mi aspettavo di trovare, ma uno premuroso: alle volte timido, alle volte più spavaldo (dipende anche dal contesto in cui vive), ma mai menefreghista.
Trovo che quello giapponese sia un popolo di una gentilezza estrema, sublimata da una delicatezza quasi impalpabile: si nota nel modo in cui al supermercato viene consegnato lo scontrino, dai tentativi di spiegarsi quando l’inglese è traballante, da come viene versato il thè, o incartato un manga.
Si nota dalle piccole cose. Piccole ma tutt’altro che trascurabili.

Kyoto, Arashiyama: in contemplazione al Tenryuji. Cabiria Magni, Giappone
Kyoto, Arashiyama: in contemplazione al Tenryuji

Abbiamo costruito un itinerario che ci ha dato la possibilità di scoprire tanto, e che personalmente rifarei subito: lo ripercorrerò con voi da queste parti, rigorosamente in ordine di emozioni.

Intanto ci tenevo a dirvi che tutti i dubbi che avevo prima di partire e che ho condiviso un po’ anche in questo post sono svaniti in poco tempo, non appena ho dato al Giappone la possibilità di sorprendermi.

Prima di partire per questo viaggio ho letto tanto, forse anche troppo: ci ho messo sei mesi a prepararlo, e nonostante questo per fortuna sono partita con la sensazione che mi mancava ancora qualcosa.
Quel qualcosa che si trova solo quando si infila lo zaino e si decide di affidarsi a ciò che il viaggio ha in serbo senza fare resistenza, con fiducia.

A Shirakawa-go. Foto di Raffaele Angelillo. Giappone
A Shirakawa-go. Foto di Raffaele Angelillo

E’ stato un viaggio bellissimo proprio perchè non sono riuscita a prevedere tutto, perchè gli stereotipi si sono sgretolati.
E’ stato un viaggio bellissimo perchè quando rientri e senti che hai una gran voglia di tornare, nonostante un mondo intero ancora tutto da scoprire…beh, hai fatto davvero centro!

43 pensieri su “Giappone: le prime impressioni al rientro”

  1. Ciao Cabiria, io parto per il Giappone a settembre e, ti volevo ringraziare per questo post perché mi hai confermato quanto sia meraviglioso e mi hai aumentato la voglia di partire e scoprirlo!! 🙂 Seguo il tuo blog, complimenti!! 🙂

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  2. Ti capisco… uno dei motivi per i quali non ci sono ancora andata è proprio questo qualcosa di indefinito che mi blocca sempre quando è il momento di decidere e prenotare.

    Troppa indecisione, insieme alla spesa che comunque è considerevole se lo si vuole girare per bene, hanno costituito un gigantesco pulsante di “STOP” nell’organizzazione di questo viaggio.

    Mi fa piacere sapere che non sono l’unica che ha (o ha avuto) questa sensazione e mi fa piacere di quanto poi la stessa esperienza vissuta là ti abbia smentita e conquistata.

    Chissà, magari sarà così anche per me!

    Lasciamo fare!

    Elena

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  3. Hai ragione! Davvero uno dei viaggi più belli che si possono fare nella vita, e guardandosi indietro ti sembra sempre di aver lasciato qualcosa….ma soprattutto qualcuno. Quando ci sono andato mi sono sforzato di capire i giapponesi con la curiosità di un italiano, ma poi ho capito che bastava restare in silenzio e ti avvicinavano loro con la gentilezza. Aspetto con ansia i prossimi post 🙂

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  4. “(…)il Giappone è un Paese che offre tantissimo, che “riempie”, letteralmente.”
    Dopo l’Egitto (che ho paura mi trattenga…) e l’Islanda (aaaaaaaaargh!) il Giappone è il sogno della vita.
    Sin da bambino, ammaliato da disciplina, forza leggera e autocontrollo, e poi col tempo dai manga (Capitan Harlock su tutti), da Hokusai, dai Ronin, Ran, Samurai ed i ciliegi del Madadayo di Kurosawa, il Giappone ha esercitato su di me un potere attrattivo incredibile, che spero un giorno di poter ‘allineare’.
    Sono contento ti sia piaciuto.
    Aspetto di leggere i tuoi resoconti, per continuare a vederlo attraverso i tuoi occhi.
    Che è già un gran bel vedere…

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  5. Aspettavo anche io questo tuo post di prime impressioni sul Giappone 🙂 , ero davvero curiosa di sapere cosa avresti pensato e scritto al riguardo. Io ci ho vissuto e studiato per 3 mesi, ma è da quando sono piccola che coltivo la passione per la cultura nipponica e a dir la verità non vedo l’ora di tornare a Tokyo il prossimo Aprile, mi entusiasma davvero la prospettiva di un’esperienza di vita quotidiana più lunga e sono felicissima di incontrare persone che rimangono altrettanto colpite da questo Paese, dal modo di essere delle persone, dalla bellezza dei gesti e delle piccole cose che come hai scritto tu rendono questo Paese pieno. I giapponesi sono un popolo complicato in un certo senso, delicato per lo più nel modo di rapportarsi e con una cultura di un fascino estremo che ti spinge a voler sapere di più.
    Attendo anche io i prossimi post 🙂

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    1. E io aspetto di sapere di questa nuova esperienza allora 🙂
      Sicuramente vivere il quotidiano è ben diverso, si riescono a cogliere molte sfumature in più che sono precluse a chi vive il Paese da turista. Però hai ragionissima, l’effetto è proprio quello, se ne vuole sapere di più!

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  6. Come si fa ad arrabbiarsi con i giapponesi? Si, effettivamente è difficile, anche se dopo l’ennesima madonna tirata giù per una foto in cui compare il gomito del giapponese di turno entrato nell’inquadratura all’ultimo millesimo di secondo incurante (o distratto) del fatto che stessi facendo la foto ho pensato più volte: “adesso glielo suono in capo” (l’ombrello che avevo al braccio perché pioveva).
    Scherzi a parte, adoro il Giappone come credo si sappia, adoro i giapponesi (ma soprattutto LE giapponesi), adoro il ramen…ci tornerò tante altre volte ^_^
    Peccato non essere riusciti a incrociarci. Un saluto.

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  7. Cabiria, quanto attendevo questo post! 🙂
    Magari tu non avevi questa certezza, ma ero sicuro che era un viaggio che ti sarebbe piaciuto. Poi, magari, se ci tornerai, la prossima volta noterai anche qualcosa che non ti piace, magari troverai da litigare con qualcuno (a me comunque non è mai capitato), ma credo ci sia qualcosa di davvero particolare e unico in questo Paese.
    Proprio nei giorni scorsi ho finito il libro di Angelo Zinna, ‘Un altro bicchiere di arak’, che racconta del suo viaggio di cinque anni in Asia, partendo dall’ultima tappa, quella in Iran. E cercando di spiegarsi cosa lo aveva stregato di quel Paese scrive della differenza che c’è, secondo lui, fra accoglienza, più superficiale, e ospitalità.
    Qualcuno, specie chi in Giappone ci vive (c’è chi matura una forma di amore/odio) ti dirà che la loro delicata gentilezza è solo forma, che possono essere detestabili, che lavorare in un negozio e dire tutto il giorno ‘irasshaimase’ è snervante e frustrante e assurdo. E che a volte i giapponesi sono anche ‘troppo’ gentili. Ma io la penso diversamente. A parte che anche la forma è sostanza e un sorriso, una gentilezza sono un punto di partenza, ma io in Giappone ho trovato davvero l’ospitalità.
    C’è l’ospitalità e poi ci sono una cultura unica e ancora molto forte (come scriveva Maraini ed è ancora valido, il giappone è ‘modernizzato’ ma non è ‘occidentalizzato’), una cucina meravigliosa, a grandi bellezze storiche e naturali. Insomma, scusa la prolissità e questi pensieri un po’ sconnessi, magari poi continueremo a parlarne, tutto questo per dire che non vedo l’ora di leggere i prossimi post 🙂

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    1. Non scusarti, mi hai dato moltissimi spunti di riflessione!
      La mia opinione è quella ingenua di una che conosce ancora poco e che ha fatto solo un viaggio, ma che è tornata davvero entusiasta e non poteva nasconderlo!
      Non vedo l’ora di tornare ad approfondire, a cogliere le sfumature, a rimescolare tutto e scoprire qualcosa di nuovo.
      Quanto all’ospitalità, la mia esperienza per ora è solo quella della serata a casa di Aya: una delle più belle del viaggio 🙂
      Spero di replicare anche questo.
      (Non vedo l’ora di parlarne anche a voce!)

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  8. Grazie per questo tuo racconto!
    Abito a Parigi e sono appena tornata da un viaggio Di tre settimane in Giappone anche io.
    In aereo, sul tragitto Di ritorno, ho pianto tanto…
    È un paese che ti entra nel cuore e non ne vuole più uscire.
    Sono tornata da una settimana e non riesco a capacitarmi Di aver preso quel volo Di ritorno.

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  9. si, confermo tutto bello come descritto nei post. Anche io me ne sono innamorata fin dal primo viaggio. Purtroppo con l’arrivo dei maleducati cinesi (pettano e sputano come fossero a casa loro) e con l’arrivo dei tatuati italiani (che nonostante i tatuaggi pretenderanno di entrare alle terme ) tutto prima o poi finira’. Avremo italiani che in treno faranno squillare il telefono, parleranno ad alta voce, ecc. Cinesi che si faranno il bagno nelle fontane. Ci saranno molte scritte/indicazioni in inglese (per colpa di quei turisti che vanno in giappone senza studiare un minimo di lingua e cultura locale), e il giappone perdera’ il suo sapore

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    1. Ciao Nancy, che visione apocalittica!
      Non mi ci voglio arrendere, confido sempre in un’umanità migliore e parto da me stessa nel coltivare la speranza: ho sei tatuaggi e non ho preteso di entrare dove non potevo, mi sono adeguata alle regole del Paese che mi ospitava, come fanno tanti. Non sono tutti menefreghisti per fortuna 🙂

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  10. Wow Cabiria, non vedevo l’ora di leggere questo post! Ti ho seguita su facebook e sono davvero curiosa di leggere ancora del tuo viaggio in Giappone.
    Per me, a differenza tua, è da sempre uno dei miei travel dreams e finalmente a Natale potrò realizzarlo… saranno molti meno giorni rispetto al tuo itinerario fantastico, ma cercheremo di fare del nostro meglio!! 😉

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  11. Cabiria, l’entusiasmo che traspare da questo post è proprio genuino. Mi piace quando riesco a coglierlo in chi di viaggi ne fa tanti come te e potrebbe anche dire ‘bello’ per routine. Viene proprio voglia di prenotare un volo per il Giappone subito e non sei ancora scesa nei dettagli, pensa te! 😀

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    1. Che bello, Amina, grazie!
      Quel “bello per routine” che citi è stato uno dei motivi che mi ha spinta a rallentare un po’ nell’ultimo anno, mi sono accorta che mi stavo perdendo qualcosa.
      Questo viaggio me lo sono costruita in tanti mesi, con lentezza, me lo sono gustato prima ancora di partire e adesso che sono tornata non posso nascondere l’entusiasmo, perchè davvero il Giappone mi ha sorpresa!
      Se prendi il biglietto dimmelo, che vengo con te 🙂

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  12. D’accordissimo su tutta la linea 🙂
    C’è un Giappone per tutti, hai ragione: c’è il Giappone supertecnologico proiettato nel futuro e quello saldamente ancorato alle tradizioni. Un mix che potrebbe rivelarsi esplosivo, ma che invece qui si mantiene in perfetto equilibrio.
    Aspetto curiosa di leggere il resto, soprattutto della tappa ad Okinawa!

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      1. Sorry: avevo intravisto il nome di Okinawa in una tua foto su Instagram!
        Anche per me Okinawa, insieme ad Hokkaido, è un conto in sospeso con il Giappone. Del resto bisogna sempre lasciarsi indietro un buon motivo per ritornare 🙂

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  13. Bellissimo esame, io sono stato ad aprile 2014 per la prima volta a Tokyo e Osaka (con i dintorni naturalmente) e sia io che la mia tra poco moglie ne siamo rimasti innamorati, infatti per il viaggio di nozze torniamo… il 3/10 si parte, ho piazzato un tour de force… Tokyo, Nagoya, Kyoto, Kobe, Osaka, Sapporo, Tokyo… sulla carta dovrei tornare più stanco di quando sono partito, ma sono certo che con l’ordine e la pace che il giappone riesce a trasmettere si rivelerà un viaggio meraviglioso… non vedo l’ora…

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    1. Che bel giro che fate Stefano!
      Probabilmente sì, tornerete stanchi, ma soprattutto tornerete contenti 🙂
      Il bello del Giappone è anche che è facilissimo spostarsi, niente stress, così ci si può godere davvero il viaggio.
      Tanti auguri allora!

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  14. Ciao! Sono tornata da poco più di una settimana dal Giappone, questo post potevo scriverlo io! Io viaggio con due bambini al seguito e avevo un po’ di timore ad andare in Giappone:non so perché mi ero fatta l’idea che il giapponese fosse “chiuso e freddo” soprattutto verso i bambini, …. invece ho trovato un paese a misura di bambino come pochi altri, i miei hanno ricevuto mille attenzioni e (per la loro gioia) mille gadget 🙂

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  15. Guarda, prima di leggere questo post avevo tutti i miei dubbi riguardo al Giappone, adesso invece ho una certezza assoluta: non ci andrò mai!! Mi dispiace, ma io senza un paio di risse con autisti di risciò non posso proprio starci! Ovviamente scherzo…
    Anche io ho sempre guardato il Giappone con una certa perplessità e non per “colpa” di Terzani: sono proprio i giapponesi che mi lasciano basito. Tutto questo entusiasmo da parte di chi, come me, era dubbiosa mi intriga. Beh, non mi rimane che aspettare i post successivi.

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