Jatiluwih rice terraces, Cabiria Magni

Di fotografia, eroi moderni e…Bali

Martedì scorso sono stata al Mudec di Milano per la presentazione del calendario 2017 di Lavazza (qui il lavoro completo): si tratta del terzo capitolo del progetto “Earth Defenders” che, dopo l’Africa di Steve McCurry nel 2015 e il Centro e Sud America di Joey L. nel 2016, sbarca in Asia con il fotografo francese Denis Rouvre.

Ammetto che di Rouvre non sapevo granché prima di questa serata, ma il suo concetto di “geografia dei volti”, applicato al calendario, mi ha affascinata fin da subito.
Si tratta di fotografie in cui il ritratto diventa luogo e il luogo diventa ritratto, dove uomo e ambiente sono uno la prosecuzione naturale dell’altro, fortemente legati, fusi tra loro. Sono immagini a mio modo di vedere azzeccatissime per un calendario che non a caso si chiama “We Are What We Live”.

Questo calendario è il racconto di dodici storie, le storie di dodici eroi moderni, quei “Difensori della Terra” che lottano ogni giorno per proteggere il loro ambiente, nonostante le avversità: sono storie di dedizione e di umiltà, quella che solo i veri eroi possiedono, storie di fatica e di bellezza disarmanti, che fanno inevitabilmente riflettere sul valore della semplicità come caposaldo della vita umana.
Una semplicità che non è sinonimo di facilità, una semplicità che trasuda nobiltà e fierezza.
Se ci fate caso, a livello semantico tutte queste accezioni potrebbero sembrare tra loro incongruenti, ma la grandezza di un eroe è anche quella di impersonarle tutte senza cadere in contraddizione e senza sbandierarle, semplicemente esaltandone l’una con l’altra con estrema naturalezza.
E’ meraviglioso.

Non so se è perchè sono di parte o se è perchè al caso ho smesso di credere da un pezzo, ma il mese che mi ha colpita di più è stato quello di Ottobre: il mese del mio compleanno, ambientato a Bali. L’ho preso come un segno.
Tanto per capire di che parlo, lo scatto ufficiale è questo, il ritratto di una contadina di Jatiluwih:

Calendario Lavazza 2017 Ottobre Bali Denis Rouvre

A Jatiluwih sono stata, sapevo che il nome “jati luwih” letteralmente significa “davvero bello”, ma ignoravo la storia del riso rosso, che affonda le sue radici nel mito: secondo una leggenda infatti, un drago passò da queste parti e si commosse per la bellezza del luogo. Pianse.
Quando le sue lacrime toccarono il suolo nacque Dewi Sri, la dea della prosperità, che però poi dovette abbandonare queste terre per tornare nel regno celeste. Nel solco che lasciò crebbe il riso rosso, una varietà unica al mondo.

Mi sono informata su questo riso che viene piantato a Gennaio e raccolto a Giugno (un solo raccolto l’anno): ogni passo della sua coltivazione, dalla semina al raccolto, fa parte di un rituale religioso, per un totale di 14 rituali ben precisi; gli agricoltori che lo producono sono i discendenti dei primi produttori di riso che hanno utilizzato il subak, il tipico sistema di irrigazione che caratterizza le colture balinesi: del subak potrei parlare per ore perchè secondo me è un tema interessantissimo, ma vi risparmio e metto un link, perchè magari qualcuno dopo un po’ si stufa. Quando dico ore non esagero, le possibilità di partire per la tangente sono infinite e io sono brava a perdermi.

Backstage Calendario Lavazza 2017 Ottobre Bali

Il problema è sempre il solito, questa varietà di riso rischia di scomparire perchè diminuiscono le persone che se ne prendono cura: i ragazzi dell’isola cercano (giustamente, probabilmente al loro posto lo farei anche io) di condurre una vita diversa, con meno ristrettezze e più agi, a scapito di una tradizione che si trova a dover cedere spazio alle logiche del commercio.
Quello del subak è un sistema tremendamente affascinante, vero, ma è anche impegnativo e di certo non il più performante.

E’ per questo che la storia di chi resta è la storia di un eroe: un difensore della Terra che ha rinunciato a plasmare l’ambiente secondo il proprio comodo, e che ha deciso di vivere secondo le leggi di natura.

Io questi eroi li ammiro molto, che siano piegati in due in una risaia, aggrappati a quaranta metri da terra per raccogliere il miele, intenti a prendersi cura delle piante di caffè.
Gli eroi sono loro. Mi piace immaginarli la sera, seduti fuori dalle loro case con un’espressione bonaria mentre sorridono e, guardando il resto del mondo che corre, pensano: siete voi quelli che non hanno capito niente.
Chissà che non abbiano ragione.

[n.b. le foto del post sono, nell’ordine, quella ufficiale del mese di Ottobre e un’immagine del backstage. La foto di copertina invece è mia, scattata a Jatiluwih]

6 pensieri su “Di fotografia, eroi moderni e…Bali”

  1. Che bello il calendario e anche il tuo post, mi hanno fatto venire la pelle d’oca e mi ha permesso di focalizzare un pensiero che non aveva ancora del tutto realizzato da quando sono tornata da Bali qualche settimana fa. Delle tantissime meraviglie dell’isola, mi ha colpito molto la serenità che trasmettono i balinesi ed ho capito solo ora che gli deriva dalla capacità di accettare le cose così come sono. Non è rassegnazione ma prendere il meglio da quello che si ha anche se è poco. dote che dovremmo avere anche noi, che invece non la finiamo mai di lamentarci per ciò che non abbiamo. Forse sbaglio, ma volevo condividere con te il mio pensiero 😊😊

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  2. Grazie, Cabiria.
    Da quando non faccio più il fotografo di professione, ho un po’ perso “il treno” della fotografia internazionale.
    Leggere in questo racconto così partecipato del mitico calendario Lavazza mi ha fatto tornare agli anni in cui vivevo di fotografia.
    E mi ha fatto fare una riflessione: il riso rosso potrebbe cominciare a dare più soddisfazioni ai balinesi se solo lo acquistassimo ad un prezzo congruo.
    Così come dovrebbe essere per tutte le rarità terracque.
    Speriamo che qualcuno lo capisca in tempo…

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  3. Quando sono stato a Bali nel 2010 avevo letto del subak e del riso rosso, che ero riuscito anche a mangiare tra le montagne del centro dell’isola. Informazioni e sapori che mi hanno dato un’immagine di Bali diversa e ancora più preziosa, di un grande giardino dall’elevata biodiversità.

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